CANDIAN: «AGENTI E NUOVE FORME DI COLLABORAZIONE. ECCO QUALCHE IDEA…»

Albina Candian primo piano IMC

Mandati congiunti e cooperative fra intermediari, secondo l’avvocato, sono strade assolutamente percorribili.  E su  liberalizzazioni e articolo 34 dice…

«Al contrario di qualche mio collega io non sarei così critica di fronte alle leggi sulle liberalizzazioni applicate al settore assicurativo. Credo che oggettivamente qualcosa sia stato fatto. Certo, gli intermediari probabilmente si aspettavano altro, come un’apertura verso il plurimandato, che invece non c’è stato». Albina Candian (nella foto a lato), avvocato e professore ordinario di diritto privato comparato presso l’Università degli studi di Milano, interviene sulle nuove normative e, in questa intervista rilasciata a Intermedia Channel, fa il punto sul mondo dell’intermediazione assicurativa e sulle nuove opportunità.

D. Molti degli articoli in questione hanno sollevato dei dubbi nell’interpretazione della normativa stessa. Secondo lei dove sarebbe necessario un ulteriore intervento da parte del legislatore?

R. Senza dubbio l’articolo 28, che riguarda le assicurazioni connesse all’erogazione di mutui immobiliari e di credito al consumo, merita un chiarimento. La materia è, infatti, oggi retta da tre norme, una regolamentare e le altre due primarie, che difettano di coordinamento; inoltre, sarebbero necessarie differenziazioni come, per esempio, in riferimento ai leasing, ma anche alle cessioni del quinto. L’articolo 29, relativo all’efficienza produttiva del risarcimento diretto, attende ancora il provvedimento dell’Isvap teso a definire ogni anno il limite delle compensazioni tra compagnie. La norma, obiettivamente, è opportuna perché mira a creare un sistema di calcolo dei criteri. Ha inoltre lo scopo di incentivare l’efficienza produttiva delle imprese e porre sotto controllo il costo dei rimborsi, individuare le frodi. Stesso discorso per gli articoli 30 e 31, concernenti rispettivamente la repressione delle frodi e il contrasto della contraffazione dei contrassegni Rc auto. Mi rendo conto che l’articolo 30 rappresenta un aggravamento di costi per le imprese, però il fine mi sembra corretto.  L’articolo 32, che riguarda l’ispezione del veicolo, la scatola nera, l’attestato di rischio e la liquidazione dei danni, mi trova favorevole. In merito al fatto che tutti i costi della scatola nera debbano essere posti a carico delle compagnie forse una riflessione andrebbe fatta, sotto il profilo dell’equilibrio contrattuale.

D. L’articolo 34, riguardante l’obbligo di confronto delle tariffe Rc auto, è stato quello che ha fatto più discutere il mondo degli intermediari. 

R. La ratio che ha spinto il legislatore a emanare questa norma è condivisibile, nel senso che il tema della disclosure, della trasparenza e della comparabilità sicuramente è uno scopo alto. Tuttavia, a fronte della strutturazione delle reti agenziali in Italia, si tratta di dover conciliare l’obiettivo della norma con delle necessità pratiche e, francamente, capisco che questo sia di difficile realizzazione. Inoltre, la norma richiede ulteriori chiarimenti e specificazioni. Il compito spetterà all’Isvap che dovrà dare istruzioni e chiarire le modalità applicative, anche perché ricordiamoci che la norma contiene apparati sanzionatori, in caso di mancato adempimento dell’obbligo a informare il cliente.

D. Gli intermediari lamentano il fatto che queste liberalizzazioni abbiano colpito più la loro categoria piuttosto che le imprese. È davvero così?

R. I provvedimenti impongono degli oneri in eguale misura a imprese e intermediari e, più in generale, a tutta l’industria assicurativa. Non mi pare ci siano grandi favoritismi per le imprese, come qualcuno sostiene.

D. Si parla molto del divieto di collaborazione fra iscritti in sezione a) del Rui. In realtà, nel settore dell’Rc auto, questo divieto non esiste. Eppure sono pochi gli agenti che hanno sfruttato questa possibilità. Perché secondo lei?

R. In effetti, anch’io ho l’impressione che questa opportunità venga poco utilizzata. In realtà, più che soffermarsi su questo aspetto, bisognerebbe puntare l’attenzione sui nuovi modelli distributivi che permettono in qualche modo la cooperazione fra agenti in senso lato. Personalmente, nella mia attività di consulente per il mondo assicurativo ho ottenuto una serie di riconoscimenti che permettono, appunto, lo sviluppo di nuove forme di collaborazione fra intermediari. Penso, per esempio, ai mandati congiunti, e cioè alla possibilità che una impresa di assicurazione dia mandato sul medesimo portafoglio a due intermediari diversi: è un modello che Isvap ritiene assolutamente legittimo, anzi cerca di favorirlo. Stesso discorso per le forme di cooperative tra agenti: l’istituto di vigilanza riconosce questo modello. Insomma, esistono forme di distribuzione sulle quali vale la pena riflettere.

D. Di cooperative fra agenti e di consorzi si era parlato alcuni anni fa. Oggi, sostanzialmente, non si sono sviluppati come era nelle previsioni. Perché?

R. Un po’ per poca fantasia e un po’ perché gli agenti, in questi ultimi anni, hanno dovuto affrontare problemi strutturali legati all’entrata in vigore di una massa di norme che li hanno obbligati a sforzi enormi di natura organizzativa e di compliance.

D. Forse anche perché si dice che gli agenti siano molto individualisti…

R. …può darsi, ma adesso sono chiamati a un cambio di mentalità. I broker, per esempio, lo stanno già facendo, attraverso la costituzione di strutture consortili. Gli agenti assicurativi, che per la maggior parte sono grandi professionisti, devono svecchiarsi, aprirsi a nuovi modelli distributivi in grado di creare opportunità importanti. Penso per esempio alla collaborazione con le banche, che collocano prodotti standardizzati, ma che con la necessaria consulenza potrebbero aprirsi anche al “non standardizzato”. Ma penso anche, e lo ribadisco, alle cooperative fra agenti e al mandato congiunto, che consente a un agente di operare con una banca, a un broker di operare con un agente, a due iscritti alla stessa sezione del Rui di collaborare.

D. C’è chi vorrebbe la cancellazione delle sezioni del Rui? Quale è la sua opinione?

R. Molti modelli europei ci mostrano la via della sezione unica e non presentano particolari problemi in merito all’operatività. Potrebbe essere una strada percorribile e deve essere ben chiaro che ciò non significherebbe far sparire figure come quelle dell’agente assicurativo o del broker: occorre fare un distinguo fra il registro inteso come strumento di pubblicità e lo statuto giuridico del singolo intermediario.

D. Che idea si è fatta della mediazione obbligatoria?

R. Positiva. Capisco che la mia è una voce fuori dal coro, visto che esprimo questa opinione in qualità di avvocato, ma penso che sia fondamentale come tutte le forme che si sono sviluppate recentemente: penso, per esempio, all’arbitrario bancario finanziario. Tutti gli organismi che nascono con l’obiettivo di  decomprimere questa pressione vanno visti con favore. Va detto, tuttavia, che occorre professionalità: alcune mediazioni su temi particolari necessitano di competenze specifiche professionali.

D. Lei ha replicato in Italia un modello molto in voga in Inghilterra e cioè quello di avere una struttura che si occupa di formazione nell’ambito di uno studio legale. Quali sono gli obiettivi di AC Formazione (nella foto sopra, l’home page del sito della scuola)?

R. Si tratta di una scuola di formazione e professionalizzazione per operatori del mercato assicurativo finanziario, nata ormai sei anni fa come una branch del nostro studio legale. Io ricopro il ruolo di responsabile scientifico, i corsi si svolgono in tutta Italia, sia in aula, sia a distanza, e nell’ultimo anno abbiamo certificato circa 12.000 persone. La peculiarità di Ac Formazione è quella di avere un team di formatori composto in parte da esperti di tecniche assicurative e in parte da docenti universitari. Personalmente credo che lo snodo e il cambiamento in Italia sia quello di contrastare la cosiddetta sotto assicurazione e la mancanza di cultura assicurativa. A tal proposito, e lo dico con orgoglio, quest’anno l’Università Statale di Milano ha istituito per la prima volta il master di Diritto delle assicurazioni destinato a professionisti e imprese del settore assicurativo.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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One Comment;

  1. Angelo said:

    Apprezzo e condivido gli approfondimenti forniti dall’Avv. Candian che permettono agli agenti intermediari di proporre alle mandanti forme di collaborazione innovative nel mercato per lo sviluppo delle nostre imprese agenzie .
    Non possiamo perdere questa concreta opportunità per iniziare una autonoma azione che valorizzi il nostro ruolo di imprenditori che rimangono al centro della distribuzione assicurativa.

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