Capitali, più garanzie sulla sorveglianza. La rivoluzione Ue parte dalle tre Authority

Unione Europea (3) Imc

Unione Europea (3) Imc

(di Marco Frojo – Repubblica Affari & Finanza)

La Commissione ha presentato le sue proposte di riforma sull’EBA, l’EIOPA e l’ESMA appena approvate: rappresenteranno un passo importante nel completamento del Mercato unico per la finanze del futuro

Pochi giorni prima del voto tedesco, un’incognita non da poco sulla strada che dovrà prendere l’integrazione europea, la Commissione europea ha presentato le sue proposte di riforma delle tre autorità finanziarie comunitarie. Se adottate dal Parlamento e dal Consiglio, i progetti messi a punto dall’esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker rappresenteranno un passo importante nel completamento di quel Mercato unico dei capitali che costituisce uno dei pilastri su cui si dovrebbe reggere l’Unione Europea del futuro. Le tre autorità di supervisione coinvolte nel programma di riforma sono l’Eba, l’Autorità bancaria europea, che è guidata dall’italiano Andrea Enria e ha sede a Londra, città da cui dovrà essere trasferita per effetto della Brexit, l’Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, con sede a Francoforte, guidata dal portoghese Gabriel Bernardino, e l’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati che si trova a Parigi ed è retta dall’olandese Steven Maijoor. Tutte e tre costituiscono il sistema europeo di supervisione finanziario (Esfs) che è stato varato dall’esecutivo europeo di Manuel Barroso nel 2010 all’indomani dello scoppio della crisi finanziaria nel 2008.

La revisione delle loro competenze, a pochi anni dalla loro costituzione, ha l’obiettivo di accentrare le competenze in materia di sorveglianza ed eliminare così le molte discrezionalità nazionali che sono emerse dal loro attuale funzionamento, oltre alla necessità di ampliare il loro campo d’azione alle novità del Fintech che, nel 2010, non avevano la diffusione che hanno oggi. Una delle più importanti novità è però rappresentata dal fatto che le risorse per il funzionamento di queste autorità non saranno più esclusivamente pubbliche come avviene ora – sono in parte a carico bilancio comunitario e in parte degli Stati nazionali – ma vedrà anche l’intervento dei privati, ovvero delle società finanziarie stesse.

I cambiamenti più significativi riguarderanno l’Esma che, secondo le proposte avanzate, sarà responsabile dell’autorizzazione e della supervisione dei cosiddetti ‘benchmarks’, gli indicatori usati per dare un prezzo agli strumenti finanziari e misurare il reddito di fondi di investimento. L’autorità guidata oggi Maijoor dovrà poi approvare tutti i prospetti provenienti da società non europee e da alcune società europee; autorizzerà e sorveglierà alcuni fondi di investimento con un marchio comunitario, allo scopo di creare un vero e proprio mercato unico per questi strumenti finanziari e coordineerà le indagini relative agli abusi di mercato.

L’Esma avrà inoltre il diritto di agire laddove “determinati ordini, transazioni o comportamenti danno origine a sospetti fondati” di operazioni che hanno implicazioni o effetti transfrontalieri per l’integrità dei mercati finanziari o la stabilità finanziaria nell’Ue. Per questo motivo l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati raccoglierà i dati sulle transazioni di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi d’investimento, etc.) direttamente dagli operatori del mercato.

L’Eiopa sarà invece messa nella condizione di coordinare meglio l’autorizzazione dei modelli che le compagnie di assicurazione utilizzano per calcolare i requisiti di solvibilità sul capitale. Questo, secondo la Commissione Ue, “contribuirà a superare la frammentazione e garantire una migliore e più integrata supervisione dei grandi gruppi assicurativi transfrontalieri”.

A tutte e tre le autorità verrà inoltre chiesta l’opinione in casi specifici, ovvero quando un soggetto di un mercato finanziario intenderà esternalizzare “in modo significativo”, oppure delegare o trasferire i rischi a Paesi extra-Ue, volendo però mantenere il passaporto Ue.

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