Carige: Generali e il no alla conversione

Banca Carige (Foto Ansa-Luca Zennaro) Imc

Banca Carige (Foto Ansa-Luca Zennaro) Imc

(di Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

La compagnia da tempo sposa la linea di mantenere lo status di creditore

La partita in casa Carige si fa complessa. In vista del consiglio di amministrazione di oggi gli animi non sembrano essersi placati e il board potrebbe rivelarsi chiave per fissare le tappe del futuro prossimo della banca. In questo senso, il subordinato Generali, la compagnia assicurativa ne detiene circa 80 milioni di euro, potrebbe rivelarsi uno snodo cruciale. Se una parte dei soci non vuole neppure prendere in considerazione l’ipotesi di valutare una trasformazione in equity del prestito, in primis la famiglia Malacalza, alcuni membri del consiglio ritengono invece che, seppure come estrema ratio, la conversione debba essere inserita tra le ipotesi di lavoro. Questo, evidentemente, per non lasciare nulla di intentato di fronte alla necessità di rafforzare patrimonialmente l’istituto. Operazione per la quale è al vaglio una ricapitalizzazione di 450 milioni di euro.

Detto ciò, chiave in questo senso potrebbe essere l’eventuale risposta dell’interlocutore primario: le Generali. Non foss’altro perché la possibile conversione proietterebbe la compagnia di Trieste nel novero dei soci forti della banca con una quota che alcuni stimano prossima al 17-18% del capitale. Il che farebbe del Leone di Trieste uno dei primi azionisti di Carige. Un ruolo, quest’ultimo, tutt’altro che marginale ma rispetto al quale non sarebbe stato aperto ancora alcun tavolo di confronto. Risulta infatti che la compagnia assicurativa non sia mai stata in alcun modo contattata dalla banca, neppure per un sondaggio informale sul tema. E per certi aspetti non potrebbe essere altrimenti stante il fatto che il dibattito interno è ancora aperto.

Allo stesso modo, però, in passato la società guidata da Philippe Donnet ha espresso più volte il proprio parere su temi simili. L’idea, in generale, è che il gruppo assicurativo non intende mutare il proprio status di creditore. Il principio attorno a cui ruota il pensiero delle Generali è che in quanto obbligazionista la compagnia riveste il ruolo di creditore e tale vuole restare. Insomma, potendo eviterebbe volentieri di ragionare su qualsiasi ipotesi di trasformazione del credito in equity. Non a caso anche nella vicenda Alitalia la posizione mantenuta è stata piuttosto netta: nessuna conversione. L’impressione, dunque, è che possa capitare lo stesso con il caso Carige.

L’unica eccezione, come è noto, ha riguardato Mps. In quel caso, si spiega, si sarebbe però voluto agire diversamente per impedire una potenziale crisi sistemica del settore bancario.

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