Carige, l’atto d’accusa: ‘Le assicurazioni non andavano vendute’

Banca Carige (Foto Ansa-Luca Zennaro) Imc

Banca Carige (Foto Ansa-Luca Zennaro) Imc

(di Massimo Minella – la Repubblica Genova)

Azione di responsabilità contro Castelbarco e Montani e in attesa dell’esito finale del processo la banca contesta a Berneschi il danno reputazionale

Le assicurazioni non andavano vendute. Se si dovesse riassumere in una frase il senso di un documento di nove pagine firmato dal presidente di Carige Giuseppe Tesauro, allora ci si dovrebbe proprio concentrare su una decisione che all’epoca era apparsa obbligata e che, invece, alla luce degli approfondimenti compiuti dai vertici della banca e dai suoi consulenti, poteva e doveva essere evitata. Per questo, il cda di Carige ha deciso di procedere con un’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori dell’istituto, il presidente Cesare Castelbarco e l’amministratore delegato Piero Montani.

Il documento andrà adesso al voto e sarà l’assemblea a pronunciarsi, insieme a un’altra analoga richiesta, questa volta nei confronti dell’ex presidente Giovanni Berneschi. In attesa della conclusione della fase processuale (in primo grado Berneschi è stato condannato a otto anni e due mesi), la banca intende comunque già procedere per il “danno reputazionale” causato dall’ex dominus dell’istituto per tutto quello che è derivato dalle indagini del Mef e di Bankitalia e ancor più dall’inchiesta giudiziaria che ha portato al suo arresto. Se l’assemblea approverà i documenti, allora si procederà con la quantificazione del danno nei confronti degli ex amministratori.

Il capitolo Berneschi è stringato, quattro cartelle a cui si aggiunge il riepilogo delle vicende processuali che lo vedono coinvolto. Ma questo non significa che il danno alla fine possa essere inferiore. È che siamo ancora in una fase processuale che è arrivata al primo grado di giudizio. Di certo, il cda della banca verifica sin d’ora il “danno patrimoniale reputazionale” che l’ex presidente ha procurato a Carige con la sua condotta. «I consulenti (della banca, ndr) — si legge nella relazione — hanno espresso l’opinione che, dalla complessiva considerazione delle vicende alle quali si riferiscono le inchieste e i procedimenti penali, può trarsi l’attendibile convincimento che la condotta di Berneschi che ha per lungo tempo legato al suo nome la società, abbia comportato per quest’ultima, quantomeno, un danno patrimoniale reputazionale». Ben più articolata, perché la vicenda si è conclusa a tutti gli effetti, l’azione di responsabilità nei confronti di chi è succeduto a Berneschi, il presidente Cesare Castelbarco e l’ad Piero Montani. Qui si nota anche, e per la prima volta, un distinguo nelle valutazioni espresse nel documento, per quanto riguarda il ruolo svolto da Montani. Ma andiamo per gradi. L’assunto dei precedenti amministratori è sempre stato molto chiaro: non c’erano alternative alla vendita delle compagnie assicurative. Così, al termine di un confronto competitivo si era deciso di accettare l’offerta del fondo Apollo.

Il cda attuale riavvolge il nastro della storia recente, ricordando come a giugno del 2016 si sia già deciso di procedere nei confronti di Castelbarco, Montani e del fondo Apollo per la vendita delle compagnie assicurative. L’azione di responsabilità, adesso, è ovviamente verso i due ex amministratori a cui si contesta «la cessione delle partecipazioni di Banca Carige in Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova e la definizione degli accordi di distribuzione dei prodotti assicurativi di tali società». Quindi contestata la vendita, ma anche gli accordi distributivi successivi. Le compagnie vennero cedute ad Apollo a ottobre 2014, mentre la stipula dei contratti di distribuzione di prodotti assicurativi furono firmati a giugno 2015. Bankitalia era stata chiara: dismissione per «l’andamento economico negativo delle compagnie, le problematiche reputazionali le esigenze connesse al rispetto da parte di Carige di requisiti patrimoniali di vigilanza». Ma all’atto della vendita, il 21 ottobre 2014, la situazione era cambiata, spiega il documento firmato dal presidente Giuseppe Tesauro. E questo è il cuore dell’azione di responsabilità. «La situazione si era radicalmente modificata, ma la rilevanza delle mutate circostanze rispetto alla scelta di dismissione non fu prospettata nella riunione consiliare, talché essere rimasero del tutto estranee all’istruttoria e al processo valutativo degli amministratori». Ma che cosa era cambiato al punto da dover fermare la vendita? «Si era verificato un mutamento della composizione degli organi amministrativi delle compagnie e del vertice delle stesse che aveva segnato una drastica discontinuità, una riconduzione a correttezza della gestione, una restaurazione reputazionale delle società. Il nuovo management aveva già con successo realizzato un positivo turn around della gestione e dei risultati». Insomma, quelle criticità che erano state alla base del diktat di Bankitalia «apparivano superate». Quindi la vendita andava fermata.

Pesante anche il giudizio sull’operato del vertice e in particolare dell’ad Piero Montani, che avrebbe «concorso con il fondo Apollo in comportamenti negativi per l’attività dell’istituto e per la sua reputazione economica», indicati indicati «nel recesso all’operazione di acquisizione di Creditis da Carige, nell’incidenza di operazioni di soggetti del gruppo Apollo sulla liquidità di Carige e nella presentazione di una offerta per gli npl Carige con contemporanea proposta di ingresso nel capitale della banca».

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