Carige, nel riassetto spunta Unipol

Montani e gli advisor lavorano sull’aumento la fondazione cerca alleati

Unipol - Sede Gruppo ImcGrandi manovre in corso sul riassetto di Carige. Spuntano le ipotesi che il rilancio possa vedere in prima fila Unipol e Andrea Bonomi ma anche un’altra fondazione, Cassa di Lucca. Nulla di deciso, ma le varie soluzione sono presenti nelle valutazioni in corso. In vista del nuovo piano industriale imperniato anche su un aumento di capitale fino a 800 milioni e alcune dismissioni tra cui le due assicurazioni volute da Bankitalia, l’ad Piero Montani e le banche advisor (Leonardo & co e Mediobanca) sono alla ricerca di soluzioni per la riuscita della ricapitalizzazione. A Genova si sta ripetendo lo scenario di Siena. La Fondazione Carige che ha il 46,5% della banca, è indebitata per 175 milioni (90 verso Mediobanca, 85 verso la banca partecipata), il Tesoro la tiene sotto stretta osservazione. Non può seguire l’aumento non avendo i soldi. Così da un lato sta tentando, seguendo l’esempio dell’ente Mps, di far rinviare il rafforzamento, dall’altro sta cercando alleati. Montani, da ariete qual è, tira dritto e per non farsi irretire dai problemi del primo azionista, si è messo alla ricerca di soci, assieme agli advisor.

IL MODELLO MPS – Uno l’avrebbe individuato da tempo: Andrea Bonomi, imprenditore milanese solido e liquido, con radici genovesi che conosce bene dai tempi di Bpm. Un altro potrebbe essere un déjà vu: Unipol. La compagnia infatti, l’estate scorsa era la carta segreta che l’ex presidente Giovanni Berneschi avrebbe voluto giocare sul tavolo della ricapitalizzazione per prendere in contropiede Flavio Repetto, ex presidente della fondazione e suo nemico: Repetto facendo dimettere 5 consiglieri, ha fatto decadere il cda della banca. E nell’assemblea di settembre ha silurato Berneschi il quale non ce l’ha fatta a portare a termine il suo progetto di dimezzare l’ente attraverso l’ingresso di Unipol con una quota del 27% all’interno di un piano che avrebbe previsto lo scambio fra Unipol banca e le due assicurazioni genovesi. Montani ha in animo di copiare lo schema di quest’operazione, anche se in due tempi. Forte di una solida amicizia con Carlo Cimbri, il banchiere ligure farebbe sottoscrivere alla compagnia bolognese 30-50 milioni (pari a circa il 2-3%): una quota quasi simbolica che consentirebbe di costruire un’alleanza strategica. In un secondo tempo si potrebbe procedere allo scambio fra Unipol banca e assicurazioni. Bonomi, dal canto suo, potrebbe investire molto di più, fino a diventare uno dei principali azionisti su cui costruire seriamente la governance complessiva, ridimensionando di parecchio l’ente. La carta del rinvio dell’aumento, seppur esaminata non può essere il jolly. Nella città del palio la fondazione è riuscita a rinviare in primavera l’operazione da 3 miliardi. In Carige, invece, l’aumento è stato già deliberato dall’assemblea nell’autunno scorso e Montani ha ottenuto da Bankitalia uno slittamento di alcuni mesi. Il banchiere vorrebbe lanciarlo con il consiglio del piano, la fondazione, invece, con i propri legali, sta valutando se prendere tempo, adducendo che la delibera dell’assemblea prevederebbe prima le dismissioni delle assicurazioni e, a valle, raccogliere sul mercato la liquidità. Di diverso avviso sarebbero sia Bankitalia che Montani affiancato dagli advisor. L’ente guidato da Paolo Momigliano ha da poco nominato come suo consulente Banca Imi. La strada del rinvio, anche se non ancora del tutto scartata, sarebbe ora affiancata dall’ipotesi battuta a Siena. Trovare qualche socio gradito. E come a Siena a dicembre scorso, con la regia del Tesoro, si era cercato di imbastire una cordata di fondazioni guidata da Cariplo, la stessa cosa è allo studio a Genova. Il cavaliere bianco potrebbe essere la fondazione Cassa di Lucca, una delle più liquide. Il quadro è fluido, i ragionamenti sono in corso e il buon senso e le Authority potrebbero ispirare un assetto che coinvolga le varie soluzioni prospettate.

Autore: Rosario Dimito – Il Messaggero

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