Carige, vendere le compagnie può essere più complicato

La sede di Carige ImcLa Carige ha varato l’aumento di capitale massimo, 800 milioni, come da richiesta di Bankitalia. Un modo per ovviare alla difficoltà, riscontrata dal nuovo management della banca (ma già emersa con la precedente gestione targata Berneschi), nel processo di dismissione delle compagnie assicurative che poi sono uno dei punti centrali sui quali vertono e ruotano le inchieste aperte a raffica da tre procure italiane, Savona, Genova e da ultima Torino. Tanto più che uno degli indagati e arrestati (è ai domiciliari come Berneschi), ossia l’ex ad delle assicurazioni Ferdinando Menconi, ancora lo scorso aprile cercava di scaricare sui suoi successori le colpe dei buchi di bilancio. E invece, come gli è stato fatto notare dai nuovi vertici delle compagnie e come poi accertato dai militari della Gdf e dai magistrati, le malefatte sarebbero le sue.

Ma se ora le due controllate sono state ripulite e, per l’ennesima volta, ricapitalizzate (l’ultima iniezione prevista e autorizzata è di 92 milioni a fronte di un rosso del 2013 di 98 milioni), c’è chi sospetta che altri scheletri si nascondano negli armadi. E comprare ora, o tra qualche mese, un’attività che non ha mai dato i frutti attesi (Berneschi puntò a lungo sul progetto di bancassurance, rivelatesi poi un flop) e che potrebbe riservare altre sorprese non pare una mossa azzeccata. Perché in questo caso non si tratta di un’operazione, o salvataggio, di sistema come nel caso Unipol-Fonsai. Anche se in ambienti finanziari si sostiene che si possa procedere regolarmente con la dismissione delle assicurazioni: «Stiamo facendo pulizia ma è dura, più di così non possiamo fare», ha dichiarato ieri il consigliere di Carige, Evelina Christillin.

Autore: Andrea Montanari – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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