Caso Fonsai, l’accusa del manager: “Dissi a Jonella del dissesto e fui rimosso dall’incarico”

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(Autore: Massimiliano Peggio – La Stampa Torino)

Dopo le fasi preliminari, il processo è entrato nel vivo con i testimoni: previste udienze per un anno. In aula le ombre sui ritardi dell’Isvap

«La situazione era diventata imbarazzante, soprattutto per la mia credibilità. Gridava al lupo al lupo ma il lupo non arriva mai. Nel frattempo le riserve di Fonsai, nonostante le criticità, venivano certificate e l’Isvap non diceva niente». A ricostruire così gli ultimi anni della gestione Ligresti, prima del crollo economico e della bufera giudiziaria, è Ettore Rigamonti, manager di vertice, profondo conoscitore dei meccanismi assicurativi che tra il 2010 e il 2011, leggendo le voci di bilancio, aveva scorto in anticipo il baratro finanziario sui cui si era spinta Fonsai con tutto il suo impero economico.

Testimoni in aula

Ieri (venerdì 9 gennaio, ndIMC), in tribunale, superati gli scogli preliminari, si è aperto il processo per aggiotaggio e falso in bilancio a carico di Salvatore Ligresti, della figlia Jonella (presente in aula) dell’ex Ad Fausto Marchionni, dell’ex direttore generale Emanuele Erbetta e di altri manager e consulenti della compagnia. Miglia le parti civili. Secondo il pm Marco Gianoglio avrebbero contribuito ad alterare il bilancio del 2010, falsando i conteggi delle riserve sinistri, abbondantemente sottovalutate per circa 600 milioni di euro. Da questa gestione derivò un effetto a catena: la necessità di ripianare le criticità di bilancio con l’aumento di capitale, perdita di valore delle azioni, danno ai piccoli risparmiatori. Rigamonti, manager che non è stato indagato, era responsabile del settore pianificazione e controllo, è stato sentito ieri come testimone chiave dell’accusa, insieme agli investigatori della Finanza. Fu Rigamonti a informare il presidente della società, Jonella Ligresti, delle anomalie nella gestione della riserva sinistri, cioè le somme di denaro da accantonate per legge, secondo complessi calcoli matematici e criteri di prudenza, per poi essere liquidate ai danneggiati. «Forse – ha detto – andai al di là del mio ruolo, ma alla compagnia ci tenevo. Se avessimo continuato così avremmo rischiato quello che poi è successo». Le anomalie, per il manager, erano già evidenti nel 2008: «La corretta gestione delle riserve avrebbe dovuto generare risparmi e non perdite». Malgrado le segnalazioni, la gestione non cambiò e lui fu destinato ad altro incarico. I consulenti continuarono a certificare le riserve e l’Isvap, l’ex istituto di vigilanza, avviò le ispezioni sulle anomalie con «insolito» ritardo, rimarcato anche dagli investigatori.

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