Caso Unipol-Fonsai, inchiesta spostata da Milano a Torino

Procura Torino Imc

Torino - Tribunale Imc

(Autore: Luigi Ferrarella – Corriere della Sera)

La decisione del pg della Cassazione. Le due procure indagavano sulla fusione

Colpo di scena nell’inchiesta Unipol-Fonsai della Procura di Milano che in maggio aveva indagato l’amministratore delegato di Unipol ed ex a.d. di Fondiaria, Carlo Cimbri, per il reato di aggiotaggio informativo, in ipotesi commesso in comunicati stampa e documenti informativi inoltrati alla piattaforma informatica «Nis» di Borsa Italiana, relativamente al progetto di fusione tra Unipol e l’ex galassia assicurativa di Salvatore Ligresti, cioè Premafin, Fondiaria e Milano Assicurazioni.

La Procura Generale della Cassazione, chiamata per legge a dirimere i conflitti di competenza territoriale che tra uffici inquirenti insorgano nelle indagini preliminari, ha infatti tolto il fascicolo alla Procura di Milano, ritenendo che competente a svolgere l’indagine debba invece essere la Procura di Torino (curiosamente guidata da pochissimo, peraltro, proprio da un ex milanese come il procuratore Armando Spataro).

Erano stati gli interrogatori fra ottobre 2013 e gennaio 2014 del testimone Michele Pezzinga, commissario Consob sino al 16 dicembre 2013, e del funzionario Marcello Minenna, a determinare il pm milanese Luigi Orsi a ordinare perquisizioni in Unipol ed esibizioni di documenti in Consob allo scopo di cercare di chiarire quale fosse il controverso valore del portafoglio di titoli strutturati in pancia a Unipol, e quindi quale l’autentico patrimonio netto di questo gruppo assicurativo. Una risposta cruciale non solo per la veridicità delle comunicazioni sociali di Unipol, ma anche e soprattutto per la correttezza o meno dei concambi fissati: «Se non fossero stati correttamente individuati — era il tema dell’indagine milanese che non aveva indagato alcuno in Consob ma che metteva a fuoco anche l’atteggiamento del presidente Giuseppe Vegas sulla procedura autorizzativa —, ne sarebbe conseguita una iniqua ripartizione del “peso” dei soci delle 4 società in quella (UnipolSai) scaturita dalla fusione».

Ma anche a Torino, nei cui uffici societari i comunicati incriminati erano stati redatti prima di avere il via libera dalla sede di Firenze e essere diffusi sul «Nis» di Milano, i pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio avevano aperto una inchiesta per aggiotaggio, con filosofia in apparenza opposta a quella milanese (e cioè che nei concambi fosse stato depresso il valore di Fonsai, anziché gonfiato il valore di Unipol). Precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione aveva sinora (Parmalat, Antonveneta, Montepaschi) quasi sempre sposato il criterio del luogo di reato com luogo di diffusione dei comunicati ad opera della piattaforma informativa “Nis” di Borsa, che sta a Milano. Invece la decisione in Procura Generale del pg Aldo Policastro sottende un differente criterio: l’aggiotaggio, reato di condotta, si consumerebbe nel luogo dove il soggetto autore della comunicazione la esterna e formula, e questo anche se la comunicazione avvenga infragruppo come in questo caso di comunicati preparati a Torino ma poi spediti a Firenze e quindi immessi a Milano nel «Nis».

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