Casse previdenziali, riforma bocciata

Alberto Oliveti (3) Imc

Alberto Oliveti (3) Imc

(di Luisa Leone – Milano Finanza)

Dubbi del presidente di Adepp sul Testo Unico che è in arrivo in Parlamento. Bene la difesa dell’autonomia, ma no agli accorpamenti obbligatori

Tante ombre e qualche luce nella bozza di riforma delle casse previdenziali che sta per essere depositata in Parlamento. A elencare i punti critici del Testo unico, in questa intervista con MF-Milano Finanza, è Alberto Oliveti (nella foto), presidente di Enpam e dell’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti previdenziali. Ma della riforma si discute mentre si è ancora in attesa del decreto ministeriale che dovrà fissare i paletti agli investimenti delle Casse, sulla falsariga di quanto già successo con i fondi pensione. Un testo atteso da oltre un anno, i cui ritardi rischiano di frenare gli enti proprio in quegli investimenti sull’economia italiana che il governo perora da tempo.

Domanda. Cosa ne pensa della bozza di riforma delle casse previdenziali?

Risposta. Innanzitutto non mi piace che si sia scelta la strada del Testo unico, mettendo insieme le casse privatizzate con quelle nate già private nel 1996.

D. Perché?

R. Perché si mettono insieme realtà disomogenee, sia perché i patrimoni sono ben diversi, visto che le prime valgono circa 70 miliardi su 75 miliardi complessivi del sistema. Sia perché le casse privatizzate, nell’ambito del patto generazionale, hanno come obiettivo la sostenibilità mentre quelle nate private, partite già con il sistema contributivo, hanno problemi di tipo diverso, essenzialmente legati all’adeguatezza delle prestazioni.

D. Tutto dovrebbe restare com’è allora?

R. No, sostengo da tempo la necessità di un tagliando alle rispettive regole. Ma se faccio il tagliando alla mia auto, quando esco dall’officina ho ancora l’automobile, non qualcosa di completamente diverso, ecco.

D. Sta bocciando la riforma?

R. No. Apprezzo alcune cose di quel testo, come il tentativo di difesa della nostra autonomia contro i più o meno velati tentativi di ripubblicizzazione degli ultimi anni. Ma ci sono altre cose che non mi convincono, come il richiamo alla solidità finanziaria. Noi dobbiamo garantire la sostenibilità economica nell’arco di tempo che ci viene richiesto. Per questo abbiamo una riserva legale di almeno cinque annualità delle pensioni in essere. La solidità patrimoniale non è un valore a sé.

D. Si spieghi meglio…

R. In altre parole non ci si può chiedere di utilizzare le risorse delle pensioni per sostenere il sistema Italia in quanto tale. Come professionisti lo facciamo facendo bene il nostro mestiere e pagando le tasse dovute.

D. Non avete intenzione di rispondere ai numerosi appelli del governo per sostenere l’economia col risparmio previdenziale?

R. Noi lo facciamo già, ma secondo la filiera corretta che è sostenere il lavoro dei nostri professionisti, che produce contributi con cui paghiamo le prestazioni. Contributi che diventano anche patrimonio, che deve essere investito e generare sviluppo e quindi lavoro professionale la cui ricaduta positiva aiuterà il sistema Italia.

D. Che ne pensa degli accorpamenti obbligatori per le casse sotto i 60 mila iscritti previsti dalla bozza?

R. Questa vis accorpandi ci pare dubbia, perché le piccole casse sono quelle nate già private, che hanno la sostenibilità nel loro Dna, grazie al contributivo puro, non hanno bisogno di unirsi per stare in piedi. Per noi è pacifico che gli accorpamenti debbano essere volontari. Come non mi pare ricevibile la previsione di aggiungere o escludere casse dal sistema.

D. Si riferisce alla prevista cancellazione dell’Onaosi?

R. Esatto, io sono il presidente di Adepp e devo coordinare, non mi si può certo chiedere di escludere qualcuno. All’Onaosi poi sono particolarmente vicino perché ha esercitato una lodevole funzione prima a tutela degli orfani delle professioni mediche, farmacisti e veterinarie e ora nella formazione dei giovani.

D. Non salva niente altro di questa bozza di riforma?

R. Salvo sia il fondo di solidarietà tra casse che l’obiettivo di semplificare vigilanza e controlli. Oltre che la riduzione dal 26 al 20% della tassazione dei rendimenti, che è certamente un passo in avanti. La previsione di far scendere l’aliquota al 15% per gli enti che decidono volontariamente di accorparsi, invece, credo abbia profili di incostituzionalità.

D. Intanto si attende ancora la pubblicazione del decreto ministeriale sugli investimenti delle Casse…

R. Anche nelle bozze di questo testo ci sono cose che non ci convincono. A partire dalla previsione di assoggettarci al codice degli appalti, fino al fatto che non si dettano principi regolatori di indirizzo basati su gestione del rischio e corretta governance, come nel resto d’Europa ma si pongono vincoli di portafoglio, uguali per tutti, che rischiano di limitare proprio quegli investimenti alternativi in economia reale che il governo ci chiede di sostenere.

D. Il decreto vi condiziona anche se non c’è ancora materialmente?

R. Sicuramente il non avere regole certe ci limita un po’, anche se per ora ci affidiamo al nostro codice di autoregolamentazione per gli investimenti, che raccoglie molti degli spunti della bozza dell’emanando decreto.

D. State guardando qualcosa in particolare?

R. Abbiamo sul tavolo tre proposte: una di Deutsche Bank, una di Macquarie e una di BlackRock per un fondo per investimenti in infrastrutture. E qualche giorno fa il Fondo Italiano ci ha presentato il suo progetto per un fondo di fondi per investire in private equity, venture capital e private debt. Ma siamo ancora in fase di analisi.

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