Casse professionali, patrimonio da 75 miliardi

Assicurazioni - Investimenti - Professionisti - Venture Capital (2) Imc

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(di Federica Micardi – Quotidiano del Lavoro)

Il punto sul sistema previdenziale privato nel convegno «In Previdenza» a Roma. Guffanti (Cnpadc): «Oggi la situazione è migliore di 20 anni fa»

Tutte le Casse di previdenza dei professionisti oggi stanno molto meglio di vent’anni fa, quando vennero privatizzate.

Lo ha detto ieri il presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti Renzo Guffanti al Forum In Previdenza organizzato ieri a Roma. Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali ha ricordato le discussioni avvenute nel 1994, quando venne decisa la loro privatizzazione «all’epoca – ricorda – si diceva che privatizzare le Casse professionali sarebbe stato fallimentare e che dopo pochi anni avrebbero dichiarato bancarotta rientrando nel calderone Inps». Lo scenario di oggi, disegnato dal presidente dell’Associazione che rappresenta le Casse private, Alberto Oliveti, è invece il seguente: «Un patrimonio di circa 75 miliardi, un rendimento medio annuo del 3%, oltre un milione e mezzo di iscritti, che a loro volta danno lavoro a mezzo milione di persone, 8 miliardi di contributi raccolti e 5,6 miliardi di pensioni erogate, rapporto attivi pensionati di quasi 3 a 1 e mezzo miliardo investito nel 2015 per l’assistenza».

Tutt’altro scenario quello pubblico. Il rapporto attivi pensionati nell’Inps è di 1,22 a 1, il patrimonio non c’è perché il sistema pubblico è a ripartizione, quello privato a capitalizzazione. Inoltre nel pubblico, dato l’intreccio tra previdenza – quindi spesa sostenuta da versamenti contributivi – e assistenza (tra cui la pensione di reversibilità e la minima) capire dove finisce l’una e comincia l’altra è estremamente complesso, ma si stima un 49% di spesa per l’assistenza.

L’appuntamento di ieri è stata anche l’occasione, per i politici presenti, di mettere alcuni punti fermi sul tema previdenza tout court. Il viceministro all’Economia, Enrico Zanetti, ha voluto chiarire che «nonostante le voci che si sentono in giro, oggi il sistema pensionistico italiano è solido e non sono previsti interventi su pensioni o reversibilità» e ha aggiunto che «non c’è nessuna intenzione di fare interventi avventati i quali possono mettere a rischio l’equilibrio del sistema».

La tenuta del sistema pensionistico non è in discussione. Il presidente della commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi, è chiaro: «l’equilibrio finanziario c’è – afferma – i problemi semmai sono di sostenibilità sociale». Dello stesso parere il presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che invita a «smetterla con il terrorismo previdenziale». Sul tavolo della previdenza – pubblica e privata – pesando diversi fattori, il tasso di occupazione, la necessità di investimenti, che sottolinea l’onorevole Giancarlo Giorgetti (Pd) sono da tempo fermi al palo, e una vita media che si allunga «nel 2050 – sostiene Giorgetti – ci saranno in Italia un milione di ultra 95enni». Di contro, tenere le persone a lavoro per periodi sempre più lunghi impedisce quel cambio generazionale che si riflette nel tasso di occupazione giovanile che in Italia è del 57-58%: «per stare tranquilli – sostiene Brambilla – dovrebbe essere del 75%».

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