Cattolica, dopo Buffett la trasformazione in SpA è in dirittura d’arrivo

Cattolica Assicurazioni - Sede di Verona Imc

Cattolica Assicurazioni - Sede di Verona Imc

(di Roberta Paolini – Repubblica Affari & Finanza)

Il finanziere americano, prima di rilevare il 9% della compagnia, avrebbe avuto rassicurazioni che il passaggio finora bloccato si farà. La resistenza di Bedoni

L’arrivo in forze di Warren Buffett nel capitale di Cattolica (nella foto, la sede) si preannuncia come una meravigliosa onda anomala da surfare per la compagnia scaligera guidata da Alberto Minali. L’oracolo di Omaha, come ampollosamente è soprannominato il super miliardario ottantenne americano, non si sarebbe mai seduto ad un tavolo del genere senza delle rassicurazioni precise. Rassicurazioni che in quel di Verona si sussurra arriverebbero proprio da Roma. Pettegolezzi finora, non una sola conferma sarebbe arrivata, ma la voce circola e sarebbe questa: Ivass (che è come dire Banca d’Italia, visto che il presidente dell’authority per le assicurazioni, Salvatore Rossi, è il direttore generale di Via Nazionale) starebbe consigliando caldamente alla compagnia di attuare il salto verso la SpA. E di farlo in fretta. Quando fu approvato il decreto sulle popolari che costrinse le banche cooperative di maggiori dimensioni a trasformarsi in società per azioni, si ricorderà, venne lasciata fuori dalla normativa proprio Cattolica.

Diversi azionisti della compagnia al tempo sottolinearono come fosse un’anomalia che andava risolta, Cattolica è l’unica società finanziaria cooperativa quotata. Questa singolarità ne rende opaca la governance, il voto capitario dà ad ogni azionista il medesimo peso, a prescindere dal numero di titoli che detiene. Se un soggetto come Berkshire Hathaway arriva nel capitale di una compagnia italiana, diventandone di gran lunga il primo azionista (i 15,7 milioni di titoli acquistati dai liquidatori della Popolare di Vicenza che deteneva il pacchetto azionario rappresentano il 9% della compagnia) non è certo per ricoprire il medesimo ruolo dell’ultimo dei soci. Ricordando tra l’altro che proprio la trasformazione in SpA rappresenta il principale upside del titolo, che quota a sconto con un multiplo di 0,6 sul patrimonio netto (calcolo fatto sulle quotazioni di venerdì scorso).

Il principale avversario della trasformazione in società per azioni è stato finora il presidente di Cattolica Paolo Bedoni. L’equilibrio che ha instaurato in tutti questi anni di reggenza indisturbata nella “sua” Cattolica ha previsto una serie di azioni non proprio giudicabili eccellenti con il senno di poi. Come ad esempio sottoscrivere l’inoptato dell’ultimo aumento di capitale della Vicenza (quello prima dell’arrivo di Atlante e sul quale poi si sono messi a lavorare le procure), una mossa non comprensibile visto che la compagnia poteva limitarsi a sottoscrivere soltanto il proprio pro-quota. Senza dimenticare le operazioni che sono finite sotto la lente di Consob e che riguardano per l’appunto i rapporti tra Cattolica e la ormai ex Popolare di Vicenza e di cui Bedoni è stato uno dei principali artefici.

Poi, con l’arrivo del fondo Atlante e con i guai della Bpvi, esattamente un anno fa, Cattolica ha battuto in ritirata, chiudendo l’accordo di bancassicurazione. Il 15 per cento della compagnia che stava nel ventre della disgraziata Vicenza doveva dunque essere alienato. Così questa primavera, al collocamento della prima tranche di Cattolica, il 6%, si è affacciata la Fondazione Cariverona che ha preso il 3,45% del capitale, messo sul mercato attraverso un’operazione di accelerated book building. E la Fondazione è chiaramente a favore della trasformazione in SpA.

Poco dopo è arrivato Minali, e a quel punto più d’uno aveva scommesso che la strada per la trasformazione in società per azioni fosse ormai stata imboccata. Ora il tempo dell’attesa pare concluso. Buffet è uomo di mercato ed anche Minali lo è, tanto che l’ex manager di Generali ha accolto l’arrivo del finanziere americano «con enorme soddisfazione». Consapevole del fatto che questo investimento è «un grande atto di fiducia nei confronti della compagnia e del suo management e una straordinaria occasione per Cattolica, viste le opportunità che questa presenza così prestigiosa nel suo capitale può aprire».

Minali ha ragione: Cattolica, per esempio, ha recentemente aperto un dossier per un accordo di bancassurance con Banco Bpm. L’offerta vincolante che scadrà il 17 di ottobre è relativa all’acquisto di una partecipazione di maggioranza in Popolare Vita S.p.A. e in Avipop Assicurazioni S.p.A. e alla sottoscrizione di un accordo di distribuzione di prodotti assicurativi nel Ramo Vita e nel Ramo Danni.

Presentarsi alla trattativa con Banco Bpm con a fianco un signore chiamato Buffett se non è garanzia di vittoria, alza oggettivamente di molto le quotazioni. E non solo quelle di Borsa.

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