Cattolica più forte verso il nuovo piano strategico

Mazzucchelli: «Attenti all’evoluzione del mercato dopo Fata». L’utile a 64 milioni e cedola a 0,45 euro, pagamento il 22 maggio. Approvate le politiche di remunerazione

Paolo Bedoni (2) ImcIl gruppo Cattolica apre una nuova fase, quella dell’innovazione, del cambiamento e di nuovi modelli di business. Appena ci sarà il closing dell’acquisizione di Fata (entro fine giugno) il management metterà mano al nuovo piano strategico. «Cattolica era morta e ora invece è risorta, è solida e forte», ha detto il presidente Paolo Bedoni (nella foto) durante l’assemblea dei soci che hanno approvato, a stragrande maggioranza, bilancio 2013 e dividendo di 0,45 euro e, con oltre 180 voti contrari, le politiche di remunerazioni e i compensi agli amministratori. Il dividendo sarà pagabile a partire dal 22 maggio, con data di stacco della cedola il 19 maggio.

«Dopo il primo triennio, dal 2008 al 2010, di messa in sicurezza del nostro gruppo», ha spiegato Bedoni, «si è tornati a radicare la compagnia sul nostro territorio ricostruendo la governance e un management professionale per ridare competenze e identità di cooperativa; poi nel secondo triennio, dal 2011 al 2013, abbiamo consolidato la struttura, e in questi 6-7 anni siamo cresciuti in modo continuo nonostante le turbolenze dei mercati e la crisi economica, ora quindi dobbiamo crescere puntano all’innovazione d’impresa».

SVOLTA E RILANCIO. Il momento di svolta? Il dicembre 2012 quando i soci Cattolica hanno scelto la governance triennale e di non rinnovare un terzo del cda ogni anno. «Inoltre», spiega Bedoni, «abbiamo reso la nostra compagnia non scalabile e non delocalizzabile dal suo territorio. Ecco la verità scomoda: fino ad allora Cattolica non era mai stata la scelta prima di questo territorio, ora si fa sentire e riconoscere».

Un’assemblea dell’identità e del rilancio quindi quella di ieri che ha visto 1.400 soci presenti (oltre 1.200 a Verona e più di un centinaio collegati in diretta da Roma) e 2.406 voti comprensivi delle deleghe. «Ora il gruppo è forte solido e dinamico», ha sottolinato ancora Bedoni, «e pronto per a nuove sfide di business».

E l’ottimo stato di salute della compagnia scaligera è stato illustrato dall’amministratore delegato, Giovan Battista Mazzucchelli. Centrati gli obiettivi industriali e di budget. Anzi l’utile netto consolidato sarebbe stato di 109 milioni (superiore ai 101 milioni previsti). «Ma a fine novembre, a bilancio quasi chiuso», ha spiegato Mazzucchelli, «ci è arrivata una vera e propria gabella, l’addizionale Ires che ha pesato per 31 milioni sui nostri risultati, questa tassa ha penalizzato soprattutto le società più sane e in utile». Contro questa «gabella», Cattolica ha fatto ricorso sia in sede europea che al Tar. «Abbiamo deciso di ricorrere», ha continuato l’ad, «perché riteniamo questa tassa incostituzionale».

I CONTI 2013. Il gruppo chiude il 2013 con un utile netto consolidato di 64 milioni. Prima dell’applicazione dell’addizionale Ires una tantum dell’8,5%, che ha un effetto pari a 31 milioni, l’utile consolidato risulterebbe pari a 95 milioni, in crescita rispetto agli 85 milioni del 2012. L’utile netto di gruppo risulta pari a 44 milioni. Senza l’applicazione dell’Ires addizionale l’utile di gruppo risulterebbe pari a 70 milioni di euro in crescita rispetto ai 63 milioni dell’esercizio precedente. La raccolta premi complessiva del lavoro diretto ed indiretto danni e vita ha raggiunto i 4.384 milioni, in aumento del 19,2% rispetto ai 3.677 milioni dell’esercizio precedente. Il patrimonio netto di gruppo è pari a 1.334 milioni. Il margine di solvibilità si attesta a 1,66 volte il minimo regolamentare a fine 2013.

A dare la misura della solidità e della capacità di crescita strutturale di Cattolica sono le performance industriali (dalla gestione tecnica alla raccolta) di Cattolica confrontate con quelle del mercato e dei diretti competitor. «Dati che vanno a rafforzare la solidità della nostra compagnia», ha precisato Mazzucchelli. «Cattolica ha pagato meno premi rispetto al mercato e ha un riservato medio superiore confrontato con i competitor». E il combined ratio, ha visto un costante e graduale miglioramento. In altre parole, Cattolica cresce più della media del mercato.

LE PROSPETTIVE. Chiusa quindi la fase del «salvataggio» della compagnia e pressoché conclusa anche quella del consolidamento, quale sono le prospettive? «Stiamo ricostituendo il patrimonio immobiliare che era stato smantellato», continua Mazzucchelli. «Abbiamo inoltre acquisito Fata Assicurazioni con le nostre risorse, il closing lo faremo entro giugno, c’è stato qualche ritardo perché una delle due società straniere collegate a Fata (quella romena, non quella bulgara) che non abbiamo voluto acquisire, ha avuto dei problemi di passaggio burocratico».

Altre acquisizioni in vista? «Se ci sono occasioni noi saremo pronti a coglierle», risponde l’ad, «ma ormai in Italia il panorama assicurativo è molto semplificato e noi siamo al terzo posto tra le società quotate e al quarto tra tutte quelle operanti, inoltre all’estero non guardiamo perché non abbiamo gli strumenti necessari».

VIA AI CAMBIAMENTI. Mazzucchelli con il resto del management, rinnovato in questi anni per il 90%, non si siede però sugli allori. «Dobbiamo avviare dei cambiamenti», sottolinea, «perché è solo quando le cose van bene che si possono fare nel modo migliore: innovando nella continuità». E qui l’ad cita varie iniziative: il progetto «Diretta» per quanto riguarda la raccolta, la partecipazione in H-Farm ed investimenti in Ca’ Tron dal punto di vista agricolo e immobiliare, il progetto di multicanalità in collaborazione con il socio di maggioranza, la Banca Popolare di Vicenza (13,79%).

COMPENSI. Durante il dibattito gli interventi di molti soci si sono focalizzati sui compensi agli amministratori e al management ritenuti «troppo alti, alla luce anche dei moniti di Papa Francesco». Per fare due esempi: al presidente Paolo Bedoni nel 2014 verranno corrisposti 1.047.630 euro e a Mazzucchelli (ad e componente del consiglio e del comitato esecutivo) vanno 2.254.862 euro comprensivi di bonus e altri incentivi. I compensi e indennità valgono anche per il prossimo anno: nella parte straordinaria dell’assemblea i soci hanno approvato le modifiche statutarie con le quali si agganciano i compensi alla durata della carica degli amministratori (tre anni). Il cda in carica scade fra due anni.

Il presidente Bedoni ha replicato leggendo la normativa fissata dagli enti nazionali preposti in materia di remunerazione e compensi, mentre Mazzucchelli si è limitato a sottolineare che «i compensi sono in linea con il mercato» e che «i dirigenti devono essere valutati per quello che producono e non solo per quello che costano». Alla fine remunerazioni e compensi sono stati approvati rispettivamente con 2.179 voti a favore, 186 contrari e 18 astenuti, e con 2140 favorevoli, 181 contrari e 22 astenuti.

Autore: Paolo Dal Ben – L’Arena (Articolo originale)

Related posts

Top