Cattolica prende Fata e punta sulla qualità: “Con il Made in ltaly futuro da esplorare”

Cattolica Assicurazioni HiRes Rettangolare

Paolo Bedoni (2) ImcL’acquisizione del 100 per cento delle azioni della società controllata da Generali porta in dote una raccolta premi di 444 milioni di Euro nel 2013 e un utile netto di 10 milioni. L’azienda di Paolo Bedoni diventa il quarto gruppo italiano e si propone come la compagnia leader in un settore strategico

«Abbiamo scelto di investire in Fata perché è una compagnia che si integra perfettamente nel nostro modello d’impresa e perché il suo brand ha una grande potenzialità di sviluppo nel comparto agroalimentare». Con queste parole Paolo Bedoni (nella foto), presidente di Cattolica Assicurazioni, ha illustrato a dipendenti e agenti della compagnia l’acquisizione da parte di Cattolica del 100 per cento delle azioni di Fata Assicurazioni, una raccolta premi di 444 milioni di euro nel 2013 e un utile netto di 10 milioni, finora controllata da Generali. Con il perfezionamento del closing dell’operazione, avvenuto lo scorso 11 giugno, Cattolica diviene il quarto gruppo italiano nel ramo danni e si propone come la compagnia leader nel settore agricolo sul mercato italiano, con l’ambizione dichiarata di sviluppare la sua presenza nel più ampio comparto agroalimentare.

Fata verrà integrata nel gruppo, tornerà a distribuire anche le polizze vita che Generali aveva espunto dall’offerta, ma manterrà la sua autonomia giuridica e gestionale. Il fatto che a presiederla sia stato chiamato Paolo Bedoni, presidente del gruppo assicurativo veronese, come amministratore delegato è stato confermato Giorgio Cagnetti, dimostra che Cattolica punta molto sullo sviluppo e sulla valorizzazione del brand di Fata. Una conferma dell’interesse del gruppo Cattolica verso il mondo agricolo viene anche dall’acquisizione, effettuata lo scorso anno da Cassamarca di Treviso, della tenuta di Ca’ Tron, che con i suoi 1.200 ettari è la più grande azienda agricola a corpo unico del Veneto, un polmone verde a pochi chilometri da Venezia nel quale si colloca H-Farm, incubatore di start-up fondato da Riccardo Donadon, con cui Cattolica sta sviluppando una partnership tesa a valorizzare il rapporto tra innovazione digitale, ricerca e sviluppo del business agroalimentare.

Abbiamo chiesto a Bedoni quali potenzialità vede per il settore assicurativo nei prossimi anni, alla luce della nuova Politica Agricola Comune (Pac) che riformula la “rete di protezione” e sposta la gestione del rischio dal primo al secondo pilastro. «Si tratta di una novità importante. La riorganizzazione dello schema dei pagamenti diretti produrrà impatti rilevanti sul reddito di quegli agricoltori che fino ad oggi hanno percepito aiuti sopra la media nazionale (allevatori, risicoltori, produttori di pomodoro da industria, olivicoltori e agrumicoltori), minando così la tenuta dell’attività in caso di crisi. Si tratta di un impatto negativo che viene mitigato proprio dall’introduzione nel secondo pilastro di un pacchetto di misure per la gestione del rischio. In questo modo si aiutano gli agricoltori ad affrontare i rischi di una volatilità eccessiva dei prezzi, che tende ad assumere un carattere strutturale, e di eventi catastrofali sempre più frequenti in conseguenza del cambiamento climatico».

Quali sono gli effetti pratici del passaggio al secondo pilastro delle misure per la gestione del rischio?

«Ci sarà certezza di fondi a supporto degli agricoltori per la stipula delle assicurazioni. Fino ad oggi, oltre al contributo comunitario, la maggior parte dell’aiuto doveva essere reperito nella finanziaria e quindi fino all’ultimo si rimaneva nell’incertezza; con la nuova Pac, fino al 2020 gli agricoltori italiani potranno contare su un contributo certo e già allocato di quasi 300 milioni di euro annui per sottoscrivere polizze. L’introduzione, poi, di nuovi strumenti per la gestione del rischio, come i fondi mutualistici, può aiutare gli agricoltori, insieme e in sinergia alle assicurazioni, a rispondere alle nuove sfide produttive e imprenditoriali nel comparto agroalimentare e pensiamo quanto tutto questo sia importante per un settore strategico come il made in Italy agroalimentare».

Le polizze monorischio hanno perso mercato, mentre le multirischio faticano a trovare spazio. Come pensa che evolverà il mercato da questo punto di vista?

«La maggiore diffusione delle polizze multirischio è soprattutto imputabile al maggior sostegno pubblico al premio e alla maggiore copertura che questa tipologia di polizze offre rispetto alla polizza monorischio. Tra l’altro, con l’entrata in vigore della nuova Pac e con il passaggio del sostegno pubblico alla gestione del rischio al secondo pilastro, questa tendenza sicuramente si accentuerà. Noi riteniamo che, in un contesto produttivo e commerciale di maggiore incertezza rispetto al passato, le aziende agricole indirizzeranno sempre più la loro domanda verso strumenti innovativi, più complessi e in grado di essere realmente di supporto all’attenuazione dei picchi negativi dei redditi aziendali».

Dobbiamo aspettarci, quindi, nuovi strumenti e prodotti innovativi dall’industria assicurativa?

«Non abbiamo acquisito Fata per restar fermi. Sappiamo che c’è grande spazio per strumenti assicurativi e di mutualità ancora più innovativi rispetto all’offerta attuale. E noi certamente li metteremo in campo dando grande impulso ad un brand affidabile e prestigioso come Fata. Vogliamo far evolvere il mercato assicurativo attraverso la progettazione e l’offerta di strumenti che tutelino meglio gli agricoltori, a maggior ragione in uno scenario economico fortemente segnato dalla crisi, ma nel quale soprattutto le imprese agroalimentari italiane sono chiamate a sfide davvero decisive, che hanno grande riflesso sulla competitività complessiva dell’economia italiana».

Autore: Mariano Mangia – Repubblica Affari & Finanza (Articolo originale)

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