Cattolica svaluta, la cedola resta

Giovanbattista Mazzucchelli IMC

Giovanbattista Mazzucchelli IMC

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Utile in calo a 82 milioni a causa delle rettifiche sulle quote in Bpvi e Veneto Banca. L’ad Mazzucchelli: al netto delle misure una tantum i profitti avrebbero raggiunto 161 milioni, oltre i target del piano, che restano comunque confermati. E gli accordi con le banche non si toccano

Gli accordi bancari restano un asset strategico per Cattolica Assicurazioni e i riassetti in atto nel settore potrebbero anzi dare nuovo impulso alla crescita. Ne è convinto Giovan Battista Mazzucchelli (nella foto), l’ad della compagnia veronese che ha appena chiuso il bilancio 2015 con un utile netto consolidato di 82 milioni, in frenata rispetto ai 107 milioni dello scorso anno. Colpa della zavorra delle svalutazioni bancarie, senza le quali il risultato sarebbe stato decisamente più alto e avrebbe consentito a Cattolica di superare gli obiettivi del piano industriale. Ma nonostante i sacrifici la compagnia è riuscita a mantenere fermo il dividendo a 35 centesimi, ed è pronta a puntare ancora sulle banche. Come nel caso di Ubi, che «dà grandi soddisfazioni e con cui abbiamo di recente confermato per altri cinque anni l’accordo distributivo», spiega Mazzucchelli a MF-Milano Finanza, che allo stesso tempo osserva da vicino anche i cambiamenti nel mondo bcc.

Domanda. Domenica scorsa l’assemblea della Bpvi, di cui detenete poco meno dell’1%, ha votato la trasformazione in società per azioni e un aumento di capitale fino a 1,76 miliardi. Parteciperete?

Risposta. Lo decideremo nei prossimi giorni quando avremo le necessarie informazioni sulle quotazioni, i tempi e le modalità dell’aumento di capitale. Mi sembra che il nuovo management stia facendo un buon lavoro, creando le condizioni per una ripartenza di cui il territorio in cui opera la banca, così ricco di imprenditorialità, ha decisamente bisogno.

D. Avete svalutato anche Veneto Banca e San Miniato. Interventi finiti?

R. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare. Complessivamente le svalutazioni sono state pari a 114 milioni, di cui 84 solo nell’ultimo trimestre. Ma siamo comunque riusciti a chiudere un bilancio positivo e a mantenere il dividendo stabile.

D. Quanto sono importanti le banche nel vostro modello distributivo?

R. La bancassicurazione resta un asset strategico. Di recente abbiamo confermato per gli ulteriori cinque anni l’accordo distributivo con Ubi, che ci dà grandi soddisfazioni, e intendiamo dare forza ulteriore alla partnership con Iccrea, specie in considerazione della ormai prossima riforma del credito cooperativo.

D. Ma a questo punto i target del piano si sono allontanati?

R. Confermo gli obiettivi 2014-2017 indicati al mercato. Al netto delle svalutazioni, che ovviamente sono voci non ricorrenti, il nostro utile consolidato sarebbe stato di 161 milioni, ben oltre il target di piano che era di 132 milioni. Dal punto di vista industriale i risultati sono più che soddisfacenti e stiamo decisamente dentro il percorso di crescita che abbiamo tracciato. Peraltro abbiamo parzialmente compensato le svalutazioni bancarie con plusvalenze straordinarie per 53 milioni realizzate in gran parte con la vendita di quote di minoranza di partecipazioni non strategiche come Banca di Valle Camonica ed Europ Assistance, oltre che di Mapfre, con cui abbiamo completato in pieno fair play un percorso di partnership ormai da tempo esaurito. Insomma, abbiamo contenuto in limiti fisiologici il danno delle svalutazioni e c’è spazio per recuperare, puntando anche su nuovi progetti strategici.

D. Quali?

R. Stiamo focalizzando l’attenzione su agroalimentare, enti religiosi e non profit e welfare-previdenza. Sul primo settore abbiamo firmato un accordo decennale di partnership con Coldiretti e con i consorzi agrari che amplia e dà carattere di sistema al precedente accordo siglato al momento dell’acquisizione di Fata. Ci aspettiamo grandi risultati. Stiamo costruendo un percorso analogo anche con gli enti religiosi e c’è infine il progetto welfare-previdenza, che stiamo mettendo a punto in vista dell’assemblea.

D. Acquisizioni?

R. Siamo sempre pronti a valutarle. Ma finora i contatti che abbiamo avuto non hanno portato frutti. L’aumento di capitale che a fine 2014 abbiamo chiesto agli azionisti per crescere (500 milioni, ndr) è tutto lì, evidente nei nostri ratio patrimoniali, con un margine di solvibilità a poco meno di due volte il minimo regolamentare. Se troveremo l’operazione giusta per noi siamo pronti a muoverci.

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