C’è chi non vuole la propria assicurazione in giudizio: la lunga marcia dell’art.1 bis della CARD

Sentenze tribunali Imc

Sentenze tribunali Imc

(di Alessandro Bugli e Luca Perini – Il Punto Pensioni&Lavoro)

Facciamo chiarezza su una delle maggiori complessità in materia di liquidazione dei sinistri RCA

“L’ideologia è il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale… Il diritto è il complesso di norme imposte con provvedimenti espressi o vigenti per consuetudine, sulle quali si fondano i rapporti tra i membri di una comunità o si definiscono quelli tra comunità estranee”.

Negli anni della grande crisi, dei difficili equilibri geopolitici, del risvolto ai pantaloni e delle foto sui social dei piatti cucinati in famiglia o mangiati al ristorante, neanche si trattasse del processo a O.J. Simpson o a Michael Jackson, si è parlato anche di rappresentanza volontaria in giudizio per i sinistri rientranti astrattamente nella procedura liquidativa di “indennizzo diretto”. E’ così: la previsione della rappresentanza volontaria (ex artt. 77 e 317 cpc) in ipotesi di sinistri tra due veicoli dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o, se di lieve entità, ai loro conducenti – tramite l’accordo convenzionale tra le imprese di assicurazione (CARD) – ha sin qui scatenato opinionisti, commentatori, giudici, avvocati e associazioni a tutela delle vittime (stiamo parlando dell’ormai famoso articolo 1 bis della predetta CARD).

L’intenzione, molto chiara e dichiarata, era quella di risolvere una delle maggiori complessità in materia di liquidazione dei sinistri RCA, consentendo così una gestione unitaria dei sinistri più comuni della circolazione (danni ai veicoli e, eventualmente, lesioni micropermanenti per i conducenti), lasciandone la gestione all’impresa del danneggiato. Il tutto per risolvere i “capricci” delle parti  che, a seconda del tempo, vogliono litigare direttamente con danneggiato, con la sua impresa di assicurazioni o, solo residualmente, con la loro compagnia.

“Che male c’è? Che c’è di male?” 

Questa previsione (il “risarcimento/indennizzo diretto” gestito dalla propria impresa di assicurazioni) nasceva anche e soprattutto per velocizzare la liquidazione del danno e contrastare le frodi: la tua compagnia ti conosce meglio di quella del terzo danneggiante sconosciuto. Vi era tuttavia nella legge (o, meglio, nella decretazione attuativa) un passo che non piacque: “Nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona”. Insomma, se l’impresa liquida bene e veloce, niente risarcimento per i compensi dovuti al legale. Ma anche questa bella previsione, volta a contenere i costi per la mutualità assicurata, divenne presto leggenda. Quindi, inutile attribuire oggi le ragioni di tanto contenzioso al passo sopra riportato.

“Che male c’è? Che c’è di male?”

Pur nella bontà dell’impianto e delle finalità dette, c’è che in anni non sospetti, la Consulta, chiamata ad esprimersi sull’obbligatorietà dell’indennizzo diretto (l’azione risarcitoria sin lì apparentemente obbligatoria per i sinistri più comuni: quelli con danni a veicoli e, eventualmente, lesioni micropermanenti), con la sentenza n. 180/2009, la riconosceva tombalmente come “facoltativa” e non obbligatoria.. Si legge “il danneggiato è “libero di scegliere” a quale impresa di assicurazione affidare la gestione del sinistro, ai fini del risarcimento, e quindi se riferirsi alla compagnia del responsabile del sinistro, ovvero alla propria”. E, così, addio ai buoni propositi esposti e via al ritorno al far west per i diversi potenziali destinatari dei giudizi (io, te, loro, noi … boh! Lo scopriremo solo vivendo).

Senza annoiare, si ricorda anche che il meccanismo di “indennizzo diretto” (cioè l’azione risarcitoria verso la propria compagnia) si reggeva e si regge su un delicato meccanismo di rimborsi a forfait tra le varie imprese di assicurazione, che così – ove non rispettato – rischia di aggravare o, forse, obliterare le finalità di cui all’art.150 del Codice delle Assicurazioni.

Scomparsa e archiviata l’obbligatorietà dell’azione di “indennizzo diretto”, si è pensato di intervenire altrimenti e, quindi, di scrivere nella famosa convenzione tra assicurazioni che nell’ipotesi, pur legittima, in cui il danneggiato finisse per citare in giudizio, non la sua compagnia, bensì l’impresa assicuratrice del danneggiante, nel medesimo giudizio si sarebbe comunque presentata la prima, in veste di rappresentante. Un aggiramento della sentenza della Corte?

“NO!”

Semplicemente si tenta di evitare che il problema liquidativo del danno, uscito dalla porta, rientri dalla finestra. Nei casi di procedura di indennizzo diretto, sarà comunque la propria compagnia a comparire in giudizio, per consentire quella che a tutti gli effetti è la gestione unitaria del sinistro, dalla fase stragiudiziale, a quella giudiziale. Ma attenzione: non si tratta in questo modo di modificare la parte convenuta in giudizio dal danneggiato. La volontà del danneggiato è comunque fatta salva (!) Ben più semplicemente si tratta di un uso lecito degli strumenti processuali (artt. 77 e 317 cpc): rappresentare, secondo il codice, non significa sostituire, bensì gestire. La sentenza esplicherà comunuqe i propri effetti verso la Compagnia del danneggiante.

Capiamo la complessità di entrare nel merito del dibattito, ma la cosa è più semplice di quanto sembri: se lascio la gestione del negozio di cui sono proprietario a mio cugino e, per un suo errore nel consegnare la frutta, vengo citato in giudizio qualità proprietario, ho il diritto di chiedere al mio stesso cugino (il gestore) di rappresentarmi negli incombenti processuali? La risposta è sì! Fine. La rappresentanza volontaria potrà anche non piacere, ma la legge la consente e non produce alcun danno per chi agisce in giudizio (la sentenza, si ripete, produce comunque i suoi effetti verso il soggetto citato in giudizio, in quanto è e rimane la parte processuale).

“Che male c’è? Che c’è di male?”

C’è che ai danneggiati questa cosa non è mai piaciuta. Come è possibile che se cito Alfa, si presenta Beta, come rappresentante di Alfa. Il lettore a questo punto si chiederà: ma di cosa stiamo discutendo? Cosa cambia? Fatto sta che con argomenti diversi, in numerosissime sentenze di merito e relativi commenti accesi, sembrava giungersi al riconoscimento di una una nuova forma di diritto/azione: non solo il diritto (costituzionalmente garantito) di agire in giudizio per il risarcimento dei danni ingiusti patiti in occasione di un sinistro stradale (e ci mancherebbe!!!), ma anche il decidere se e come il convenuto debba costituirsi, se di persona o tramite rappresentante.

Repetita iuvant, verrebbe da dirsi: ma che ti cambia? Se hai veramente diritto al risarcimento, sarai comunque risarcito, che vi sia o meno un rappresentante in giudizio, e la sentenza (lo si ripete un ultima volta) sarà sempre produttiva di effetti nei confronti della Compagnia che hai citato. Ma il diritto è il diritto e di una discussione così apparentemente priva di interesse si è finiti per interessare la Cassazione, la quale (e come poteva essere diversamente?) lo scorso 11 ottobre 2016 ha risposto testualmente: “E’ … infondata … la tesi secondo cui il mandato in forza del quale si è costituita [BETA] sarebbe nullo per illiceità della causa ex art. 1343 c.c., perchè sarebbe volto ad eliminare la facoltà concessa al danneggiato di agire direttamente contro l’assicuratore del responsabile civile. Infatti, [ALFA] agisce quale mandataria di [BETA] e a tutela di un diritto di quest’ultima, non in proprio. Le conseguenze di un’eventuale sentenza di condanna si produrrebbero solo nella sfera giuridica di [BETA]. Quindi il mandato conferito ad [ALFA] non viola alcun precetto normativo in quanto il danneggiato continuerà a far valere il suo diritto sempre e soltanto nei confronti della [BETA].”.

Bene per chi, in modo laico, ha sempre sostenuto il fondamento e la bontà dell’intepretazione sopra esposta. Lieto fine?

Temiamo purtroppo di no, ma torneremo ad aggiornarvi.

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