Cerchiai: «Io, un fortunato ex venditore porta a porta»

Fabio Cerchiai IMC

Fabio Cerchiai primo piano IMC«Ho iniziato suonando i campanelli per piazzare polizze. Mi chiedo: oggi quanti ragazzi della media borghesia sarebbero disposti a farlo?»

«Eh sì, ho iniziato facendo il porta a porta». Fabio Cerchiai (nella foto), anzi il Cavaliere del Lavoro Fabio Cerchiai, sorride quando ripensa che a vent’anni suonava ai campanelli e alle famiglie proponeva polizze assicurative. Negli anni sarebbe diventato uno dei più quotati manager italiani con un curriculum alto così: direttore generale e ad di Generali, presidente di Ania (la Confindustria delle imprese assicurative), di Autostrade per l’Italia e di Atlantia, solo per citare alcuni incarichi. L’ultimo, in ordine di tempo, la presidenza di UnipolSai, il colosso assicurativo nato dalla complessa fusione tra Sai e Unipol. Per non dire dell’impegno a Venezia, dalla Fenice alla Fondazione Marcianum. Perché Cerchiai è un fiorentino che ha piantato radici in laguna. Ed è qui che vive e festeggia in questi giorni i suoi “primi” 70 anni.

Dottor Cerchiai, c’è nella sua attività professionale un errore che non rifarebbe?

«Nel lavoro sbagli se ne fanno sempre. Io ho iniziato nel ’64, avevo vent’anni, non ero ancora laureato perché gli studi li avrei terminati lavorando, presentavo prodotti assicurativi porta a porta».

Suonava i campanelli come nei film?

(Ride) «Sì, ma con un approccio meno affascinante».

Non c’erano Internet, tablet, mail. Più facile o più difficile?

«Io credo che il rapporto personale sia insostituibile. Internet aiuta, ma è un contatto diverso, non c’è interazione».

C’è stata una persona o un episodio determinante per la carriera?

«Una persona o un episodio particolare no. Ti impegni, cerchi di fare un buon risultato, ci sono le tue capacità, conta la buona sorte. Ho avuto, questo sì, dei personaggi di riferimento. Penso a Franco Mannozzi, veneziano, amministratore delegato e dg di Generali che mi ha valorizzato dopo i quattro anni di venditore. La tradizione era di far crescere i giovani all’interno dell’azienda. E poi Carlo Polacco, agente generale a Milano quando io facevo il porta a porta».

La partita più complessa?

«L’incarico più impegnativo quando divenni amministratore delegato di Generali. Da Trieste avevo la responsabilità sia dell’Italia che dell’estero, si operava in 36 paesi. Ho aperto in Asia, in Cina. Quante difficoltà con le lingue straniere».

Dal punto di vista umano?

«Non so neanche a quante cerimonie, battesimi, comunioni di figli di colleghi ho partecipato».

Non dica che ha conservato le bomboniere.

«Le bomboniere no, ma ho tanti amici».

Non le fanno impressione i numeri della disoccupazione giovanile?

«Oggi la difficoltà è che fa più fatica ad affermarsi il valore medio. Cinquant’anni fa le opportunità erano tante, la mia generazione si è trovata davanti dei capi in età avanzata, dirigenti che ci hanno insegnato il mestiere e sono andati in pensione. Oggi bisogna essere più bravi perché “medi” ce ne sono tanti. Però c’è anche meno disponibiltà».

Cioè?

«Non so quanti giovani della media borghesia, com’ero io nel ’64, andrebbero a fare il porta a porta. Ci vuole una disponibilità al sacrificio. Muoversi, non cercare il lavoro sotto casa».

Da veneziano acquisito cosa pensa di Venezia?

«Le racconto un episodio. Quand’ero dg di Generali andai negli Stati Uniti per un viaggio di lavoro. Io rappresentavo un grande gruppo, ma lì ci confrontavamo con dei giganti. A una colazione parlando con il presidente di una grande assicurazione, questi mi chiese dove lavoravo. In piazza San Marco, gli risposi. Mi guardò, sbattè il bicchiere, fece sospendere la conservazione e a tutti disse: “Sapete dove ha gli uffici Fabio?“. Questo per dire che abbiamo un marchio incredibile. Siamo la sede ideale per ospitare i grandi organismi europei e non capisco perché l’Ue abbia scelto Strasburgo e Ginevra anziché Venezia».

Piazza San Marco va usata o chiusa?

«Nessuno dei due estremi. Piazza San Marco è utilizzabile, ma per eventi di qualità. Le bottiglie rotte come è successo a Capodanno non mi piacciono tanto».

Da fiorentino, cosa pensa di Matteo Renzi?

«Credo abbia molte qualità, anche se conosco meglio Enrico Letta. Fare oggi il capo del Governo non è semplice, abbiamo una politica condannata a ragionare in un’ottica di urgenza, mentre servirebbe un orizzonte temporale medio lungo, come si fa con i piani industriali».

Letta o Renzi?

«La necessità di discontinuità dice Renzi, il mio temperamento che non mi porta a rottamare mi fa propendere per Letta».

Come festeggia i 70 anni un grande manager?

«In modo semplicissimo: lasciandosi festeggiare. Con i figli, le persone care, gli amici».

Autore: Alda Vanzan – Il Gazzettino

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2 Comments

  1. Archimede said:

    Fabio Cerchiai è una persona di altri tempi, è una persona che di riflesso rappresenta le Generali assicurazioni così come quando si parla di Generali è impossibile non pensare a lui. Rappresentare l’Ania è stato un riconoscimento alla sua carriera. Oggi, invece, si trova dinnanzi ad una sfida molto importante, rappresentare UnipolSai.
    Credo che riuscirà nell’intento, poichè, ha sudato per arrivare al vertice a differenza di molti giovani d’oggi, che selezionano il lavoro a loro gusto e piacere.

  2. Dario said:

    Conosciuto in Generali..ora c’è l’abbiamo in UnipolSai.. credo che si possa annoverare tra i grandi assicuratori Italiani.

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