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L’inizio dell’anno è l’occasione per pensare a un piano di investimento per i propri figli. Ecco tutte le soluzioni

Capodanno tempo di buoni propositi. Anche in campo finanziario. L’avvio del nuovo anno può essere il momento giusto per progettare un regalo utile per figli e nipoti attraverso forme di risparmio. Il tema è particolarmente delicato in un momento congiunturale come quello attuale in cui sembra finalmente rivedersi la prospettiva di una ripresa economica. Non è un caso che tra le motivazioni del risparmio secondo le recente indagine Centro Einaudi/Intesa Sanpaolo assume sempre maggiore rilevanza l’investire per i figli (40,3% del campione), coerentemente al detto dei nativi americani, così come rievocato dalla medesima ricerca, secondo cui «Non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli». Peraltro il tema è stato oggetto di un recente dibattito promosso dall’economista Mario Deaglio sul tema se sia più educativa la paghetta o il «mettere da parte» in un difficile mix di equilibrio tra consumo e risparmio.

Ma andando nel pratico quali sono le possibili opzioni per un genitore o un nonno?

Prediligendo il poco alla volta, la prima soluzione suggeribile è quella di un piano di accumulo in fondi comuni con piccoli versamenti rateali (mensili, trimestrali) da modellare in maniera flessibile sulle proprie esigenze e soprattutto il proprio budget personale e familiare. Occhio però ai costi e alle caratteristiche dell’investimento sottostante: il tesoretto finale dipende anche dal motore di cui dotiamo il nostro veicolo. E, nella scelta del motore, discriminante di fondamentale importanza è rappresentata dal tempo a disposizione. Nel lungo periodo infatti gli investimenti azionari, per di più comprati a rate (mediando cioè le quotazioni di ingresso), hanno probabilità di dare buoni ritorni con rischio contenuto. Ma se l’orizzonte temporale è breve, l’azionario è troppo volatile per cui il consiglio è quello di accedere a linee più tranquille di tipo obbligazionario o anche monetario. Sul mercato esistono anche soluzioni dotate del life cycle, una sorta di pilota automatico che raffredda l’esposizione al rischio dell’investimento all’avvicinarsi della scadenza del piano di accumulo.

Altra via molto interessante è costituita dalle polizze vita tornate fortemente in auge nell’ultimo anno, sempre da sottoscrivere in formula periodica. La scelta può indirizzarsi o sulle polizze rivalutabili o sulle unit linked. Le prime investono in un fondo a gestione separata con rendimenti mediamente costanti senza però assunzione sostanziale di rischio essendo dotate contrattualmente di garanzia di conservazione del capitale/rendimento minimo garantito e, soprattutto, di consolidamento annuale del risultato: tutto quello che si guadagna anno per anno non si rimette cioè in discussione ma viene acquisito a titolo definitivo. Da evidenziare anche che, dal punto di vista fiscale, le polizze vita rivalutabili (quelle del cosiddetto ramo I) sono gli unici strumenti insieme ai fondi pensione e ai fondi sanitari che non sono assoggettate all’imposta di bollo, elemento questo da non trascurare perché si tratta di una vera e propria mini-patrimoniale che dal 1° gennaio di quest’anno è stata anche rincarata dallo 0,15 allo 0,20%. Differenti opportunità rappresentano le polizze del tipo unit linked, che investono cioè in quote di fondi comuni. In questo caso le prospettive di rendimento possono essere superiori ma cresce anche la rischiosità potenziale sia pure sempre attenuata dalla formula delle rate che attiva un meccanismo di diversificazione temporale. In entrambi i casi non vanno trascurati i caricamenti, vale a dire i costì di ingresso. Inoltre nelle polizze rivalutabili bisogna verificare l’importo delle aliquote di retrocessione (quanta parte del rendimento viene cioè retrocesso annualmente) insieme alle commissioni di gestione nelle unit linked. Spesso nelle polizze vita sottoscritte per figli o nipoti si prevedono dei meccanismi premianti in termini di extra rendimento connesso ai risultati scolastici operando quindi come virtuosi motivatori. Si possono trovare anche specifiche coperture caso morte che completano il piano in caso di decesso del genitore/nonno. Non vanno poi dimenticato i buoni postali, una formula ever green la cui gamma e varietà è in progressivo ampliamento. Se il beneficiario del cadeau è un minore vanno evidenziati i buoni fruttiferi postali finalizzati al compimento del 18° anno di età. Sono intestabili ai minori da 0 a 16 anni e mezzo, restituiscono sempre il 100% del capitale investito e gli interessi che maturano fino al compimento del 18° anno di età e possono essere rimborsati anticipatamente, previa autorizzazione del giudice tutelare, con diritto alla restituzione del capitale investito e, dopo 18 mesi, al riconoscimento degli interessi maturati. Sono sottoscrivibili in forma cartacea a partire da 50 euro e per importi multipli di 50 e non hanno nessuna spesa e commissione. Last but not least la previdenza integrativa.

Alla luce degli ultimi gridi d’allarme dell’Ocse e della Corte dei Conti le giovani generazioni sono quelle rese più vulnerabili dalle recenti riforme previdenziali. Il metodo di calcolo contributivo rappresenta infatti la fotografia della vita lavorativa del contribuente sempre più flessibile e precaria con frequenti vuoti e bassa contribuzione (il lavoratore a tempo indeterminato versa il 33% all’Inps, il lavoratore flessibile circa il 2%). In questa prospettiva i genitori ma anche i nonni (che non ne hanno però benefici fiscali ma solo morali) possono assumere un importante ruolo previdenziale. Nel pratico se il genitore è un lavoratore dipendente dovrà verificare se il proprio fondo negoziale prevede la possibilità dell’adesione per i familiari a carico (secondo l’ultima relazione Covip sono 22 i fondi pensione negoziali che prevedono tale opportunità). In caso negativo per il genitore dipendente, e il discorso in positivo vale anche per i genitori lavoratori autonomi e liberi professionisti, potranno attivare un fondo pensione aperto o un pip per il giovane. Cosa succede se il familiare a carico è un minore? Materialmente l’iscrizione deve essere formalizzata dal rappresentante legale (i genitori) in nome e per conto del minore. Dal punto di vista fiscale i contributi (nel caso del pip si parlerà di premi) sono deducibili dal reddito del genitore entro il limite annuo dei 5.164,57 euro.

Autore: Carlo Giuro – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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