Cimbri (Unipol): Che sfide, ma manterremo le promesse

Unipol - Welfare Italia 2017 - Carlo Cimbri Imc

Unipol - Welfare Italia 2017 - Carlo Cimbri Imc

(di Silvia Berzoni, Class Cnbc – Milano Finanza)

«Il movimento speculativo che si è scatenato sui mercati è figlio di un’incertezza prolungata sui profili regolamentari. Il continuo innalzamento dei ratio patrimoniali, la minaccia di revisioni sul portafoglio crediti: sono fattori che creano nervosismo sui mercati. Nel lungo termine, invece, è evidente che si sia chiuso un ciclo di business: le banche attraverseranno una profonda fase di trasformazione e alcune modalità di proporre credito non saranno più attuali. Da questa operazione qualcuno uscirà più forte e qualcun’altro meno». L’ad di UnipolSai, Carlo Cimbri (nella foto), legge così in questa intervista a The Floor di Class Cnbc dal parterre di Wall Street l’attuale fase di mercato e le sfide che attendono il mondo finanziario. E ne approfitta per confermare le promesse al mercato anche in termini di cedola.

Domanda. In ogni ristrutturazione ci sono opportunità. Le state valutando?

Risposta. Abbiamo lavorato per consolidare patrimonialmente la nostra piccola banca e, come ho detto più volte, il suo destino è trovare un’aggregazione fuori dal gruppo. Dunque, non investiremo ulteriormente nel sistema bancario: siamo un gruppo assicurativo e rimarremo tale.

D. Nel frattempo l’economia in Europa fatica e Draghi si prepara a intervenire, di nuovo. Quanto incidono negativamente i bassi tassi d’interesse su un business come quello assicurativo? Quali sfide vede davanti a sé?

R. I tassi bassi non piacciono a investitori strutturali come tradizionalmente sono le compagnie assicurative. D’altra parte, non piace nemmeno un sistema economico in costante ristagno: abbiamo bisogno di ripresa strutturale. Con la politica monetaria si può resistere, stimolare l’economia ma la sfida italiana è tornare a produrre ricchezza in modo consistente. Il governo si sta impegnando come mai era stato fatto negli anni precedenti, non tanto per una banale e stucchevole politica regolatoria con Bruxelles, ma per dare al Paese da una parte il ruolo che giustamente gli compete – in rapporto alla forza economica che esprime – dall’altra per favorire la voglia degli imprenditori di scommettere sull’Italia. Noi l’abbiamo fatto a suo tempo comprando FondiariaSai  ma abbiamo bisogno che questo Paese cresca per poter crescere.

D. Anche gli investitori internazionali che incontra credono nell’Italia?

R. C’è fame di investimenti in Italia perché c’è abbondanza di liquidità in cerca di opportunità di yield più interessanti e di crescita. L’Italia in questa fase è un mercato attraente, l’attenzione si concentra in particolare sul mercato immobiliare. C’è anche grande attesa per capire che strada prenderà il mercato degli npl: molti operatori internazionali specializzati sono interessati. È un quadro molto più positivo di quanto non fosse qualche anno fa.

D. L’11 febbraio pubblicherete i conti. L’Ivass chiede prudenza nella politiche dei dividendi. Cosa deve aspettarsi il mercato?

R. Ci aspettiamo buoni risultati, come già era evidente dai conti del terzo trimestre. Questo è l’ultimo anno del piano industriale successivo all’acquisizione di Fondiaria Sai. Pensiamo di confermare quanto abbiamo promesso ai mercati. Ci piace rispettare gli impegni presi.

D. Vita, Danni e Rc Auto. Che 2016 sarà?

R. Per quanto riguarda il settore Danni e Auto assisteremo al proseguimento di una tendenza in calo dei prezzi, figlia di un’accentuata competitività. Questo si traduce in una maggiore compressione dei margini, nella necessità per le compagnie di accettare la sfida di diventare più efficienti e investire nell’innovazione tecnologica e nei servizi. Una volta erano collaterali del business, oggi diventano fondamentali in presenza di margini che si riducono.

D. Al pari del comparto bancario, le nuove regole di Solvency II porteranno un maggior consolidamento del settore assicurativo in Europa?

R. Certamente. Per quanto riguarda le assicurazioni una volta che sarà entrata pienamente in vigore la nuova disciplina Solvency II, assisteremo a un’ondata di consolidamento cui guarderemo con grande interesse. Per le banche, invece, è un processo in itinere, il 2016 sarà l’anno della verità: c’è una scadenza a fine anno per la trasformazione delle popolari, qualcosa si muove e si valuteranno le opportunità d’investimento.

D. Wall Street è anche il tempio della tecnologia: auto che si guidano da sole, intelligenza artificiale… Che ruolo giocherà l’innovazione nel comparto assicurativo?

R. L’innovazione tecnologica è ormai parte integrante del nostro lavoro. Il futuro del settore assicurativo starà nella capacità di integrare protezione e servizi. Da un lato, visto che con oltre 2 milioni e 300 mila scatole nere siamo di gran lunga leader di mercato in Europa, continueremo a investire su questo business. Dall’altro, valutiamo l’innovazione tecnologica relativa ai servizi alla persona e alle aziende: la nuova frontiera è abbinarli ai temi della protezione. Con operatori come Google e altri, che hanno fatto della ricerca la parte sostanziale del loro modello di business, abbiamo discussioni in corso, come penso molte altre aziende italiane.

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