Cirasola alla Convention GA-GI: “Troppi disagi per gli agenti. Semplificazione sì, disintermediazione no”

Vincenzo Cirasola (14) Imc

Vincenzo Cirasola (14) Imc

(di Enrico Levaggi – Iotiassicuro.it)

Dopo Palermo, Reggio Emilia. I protagonisti sono sempre gli agenti di Generali Italia. Ma, mentre la capitale siciliana ospita l’assemblea (non ancora conclusa) di Anagina, la città mediopadana è sede della sesta convention del gruppo Gagi (la prima con la nuova denominazione).

L’incontro si svolge nello spazio “Ruote da Sogno”, showroom che riunisce una collezione di oltre mille fra auto e moto d’epoca, su un’area di oltre 5.500 metri quadrati. Ed è proprio dalle macchine che parte il discorso di apertura di Vincenzo Cirasola (nella foto). Il concetto è semplice: saranno pure utili e comode le auto che si guidano da sole, ma nessuna di queste potrà mai sostituire i bolidi che hanno fatto la storia, o che sono apparsi in pellicole cult della storia del cinema. E’ chiaro il parallelo con l’universo digitale che ormai è dilagato nel mondo assicurativo, abbattendo le barriere e spazzando via i deboli paletti che erano stati piantati con l’illusione di rallentarlo: si parla di digitalizzazione, osserva Cirasola, ma questo non significa rinunciare al contatto umano e alla consulenza. In altri termini, la semplificazione e il virtuale sono una cosa, la disintermediazione un’altra.

Nessun rifiuto dell’innovazione, dunque. Neppure di quella novità che ha rivoluzionato il mondo del Leone di Trieste: il progetto Generali Italia, che alcuni agenti non hanno ancora digerito del tutto. “Indietro non si può tornare”, è netto Cirasola. Che però non può esimersi dal togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Quando il progetto partì, dissi che avremmo elaborato un giudizio al termine della ristrutturazione. E che lo avremmo espresso sui fatti, non sulle parole. Ecco: ora non ci esprimiamo per rispetto ai presenti (cioè il management della mandante, ndr), ma tutti vedono cosa stiamo vivendo”. E prosegue: “Gli agenti ex-Assicurazioni Generali non hanno percepito alcun vantaggio. Anzi, stanno subendo disagi. E di questo terremo conto nelle nostre negoziazioni”. Una dichiarazione, questa, che scatena un’ovazione da parte degli agenti Gagi che gremiscono la sala.

“Sono ben consapevole che il dado è tratto – anzi: il guaio è tratto: non si puo tornare indietro”, rincara la dose il presidente del Gagi. “Quindi invito Sesana, che fra poco salirà sul palco, a dire quali sono i vantaggi nella nuova newco, perchè io non ci riesco (e qui scatta una nuova standing ovation, ndr). Nei tavoli di lavoro”, prosegue Cirasola, “il nuovo mandato unico è ancora in alto mare. E intanto, noi agenti in prima linea dobbiamo far funzionare una macchina con una miriade di disfunzioni e molti adempimenti. Dobbiamo confrontarci con molti ex brand, che consideriamo fratelli naturali e che abbiamo accolto con riguardo. Ma da cui siamo stati ricambiati con molta ipocrisia e invidia. Nel senso etimologico della parola latina in-videre, cioè guardare storto”.

Un’affermazione che quasi sicuramente innescherà reazioni e repliche. “Siamo come un condominio con cinque famiglie. Sono passati quattro anni, e della palazzina è stata ristrutturata solo la facciata esterna. Il valore, di 23 miliardi circa, non cresce tanto. Quindi abbiamo corso il rischio che Intesa Sanpaolo si comprasse casa nostra”. Un incubo, per il presidente del Gagi: “A tante novità mi adatto, ma mai avrei accettato di diventare parabancario”. Il rischio, visto dalla parte di Cirasola, è stato sventato. Ma il “condominio”, per proseguire nell’allegoria, non funziona ancora. “Siamo ancora abbandonati al caos grazie anche all’indisciplina alle assemblee: si lascia che i condomini litighino tra di loro”. Tutto questo viene riassunto dal presidente Gagi con un termine: “disagio”. Che sembra l’unica cosa “che accomuna i cinque gruppi agenti di Generali Italia”.

Dopo l’amaro un po’ di dolce. Perché, ci tiene a ricordare Cirasola, “criticare non vuol dire litigare, perchè parlare chiaro è un segno di amicizia”. La pillola si addolcisce quando Cirasola, alle reprimende, fa seguire un parere positivo nei confronti dell’accordo dati stretto con la mandante. “Un accordo volontario (cioè non obbligatorio), che trasforma l’intermediario da semplice responsabile a contitolare del dati. L’accordo”, ricorda Cirasola, “prevede cinque punti: contitolarità, centralità dell’agente, portabilità dei dati (aal termine del mandato, l’agente acquista la piena titolarità dei dati dei clienti), indennità aggiuntiva in caso di cessazione e ultrattività degli aderenti”.

L’attesa risposta di Marco Sesana, in realtà, ricalca in gran parte quanto detto il giorno precedente all’assemblea Anagina. L’intervento dell’amministratore delegato e country manager di Generali Italia ripercorre dunque i concetti espressi a Davide Nicolao al Teatro Massimo di Palermo: dai tassi bassi alla crescita del ramo salute, dall’alta percezione del brand Generali da parte dei clienti ai tre concetti su cui la compagnia triestina punta: eccellenza tecnica, efficienza e trasformazione. Forte la rassicurazione agli agenti sul ruolo del digitale: “non credo nella disintermediazione, penso che le piattaforme siano in grado di potenziare molto il modo in cui lavorare. Sono convinto che, per un cliente che mette nelle mani di una compagnia il proprio futuro e la propria previdenza, un sorriso e una stretta di mano siano necessari. Però, se non ci presentiamo con 100 pagine di carte è meglio. Persino Google vende pubblicità e si serve di una rete agenziale”. E se lo fa anche Mountain View, gli intermediari tradizionali possono dormire su due guanciali.

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