CIRASOLA – DEMOZZI: IL CONFRONTO SI INFIAMMA

«Aprire le porte ad Ana? E perché? Stiamo parlando di un’associazione che non esiste…». Così risponde Claudio Demozzi, presidente dello Sna, all’invito di Vincenzo Cirasola, portavoce della nuova associazione sindacale Ana. Intanto ieri… 

Il dibattito sul futuro sindacale della categoria entra nel vivo. E sale la tensione.  Sull’incontro di ieri dei 12 presidenti di gruppo aziendali autosospesi, riuniti per dar vita alla nuova associazione sindacale denominata Ana, non trapela nulla di ufficiale, se non un ufficioso «è andata benissimo». Qualcosa si saprà questo fine settimana a Bologna, nell’ambito del congresso del gruppo agenti Zurich.

Intanto ieri pomeriggio, in occasione della presentazione della collaborazione Aiba-Sna, Intermedia Channel ha sentito Claudio Demozzi, presidente dello Sna. Qualche battuta per capire quale è l’umore del sindacato nazionale agenti, di fronte alla nascita, o meglio, la rinascita dell’Ana.

Domanda. Il progetto Ana va avanti e sembrerebbe in dirittura di arrivo. Quale è la sua opinione a tal proposito?

Risposta. Prima di tutto analizzeremo se e quale tipo di associazione o di sindacato sarà e in che termini si concretizzerà,  perché iniziative di questo tipo ce ne sono state diverse in passato….poi valuteremo di conseguenza. Certo lascia perplessi il fatto che in assenza di veri motivi di differenziazione rispetto alla linea politica dello Sna nasca questa iniziativa soprattutto attuata da qualcuno che ha rivestito per molti anni cariche di massima responsabilità in Sna (Demozzi non pronuncia mai il nome di Vincenzo Cirasola, portavoce dell’Ana, ma il riferimento è palese, ndr). Ai più appare un rinnegare un percorso politico e sindacale pluriennale. È chiaro che chi costituisce un altro soggetto sindacale fuori dallo Sna può ritenersi escluso dal sindacato. Definitivamente. E questo non solo per i vincoli di natura statutaria che è normale che ci siano come avviene in ogni associazione che si rispetti. Non si può essere esponente iscritto di una associazione e dar vita contemporaneamente a un’altra associazione antagonista. Qualcuno dei promotori di questa iniziativa è presidente provinciale Sna ed è stato anche un alto dirigente nazionale. C’è una vicenda personale legata a una ideologia, quella dell’era Ghironi, che non è lontana dall’attuale linea politica dello Sna per cui o questo atto può essere letto come un rinnegare quella esperienza oppure in effetti risulta difficilmente comprensibile.

D. Nell’intervista pubblicata da Intermedia Channel,  Vincenzo Cirasola apre le porte allo Sna e all’Unapass…

R.….Mi scusi, stiamo parlando di un’associazione che ancora non esiste, della quale non si sa nulla, non si conoscono i programmi, le ideologie. Se non esiste, come si fa a pensare che questa possa essere un punto di riferimento?

D. Nell’ultima riunione della giunta esecutiva dello Sna, lo scorso 3 settembre, un punto all’ordine del giorno ha riguardato la posizione dei presidenti Gaa autosospesi e deliberazioni conseguenti. Cosa è stato deciso?

R. Abbiamo mantenuto una linea di estrema apertura a qualunque voce di dissenso, abbiamo rinnovato la richiesta di confronto con tutti i soggetti che in qualche modo hanno manifestato una differenziazione rispetto alle linee politiche nazionali, abbiamo invitato per l’ennesima volta questo gruppo di presidenti a chiarire attraverso il confronto quali siano le ragioni di questa presa di distanza perché a oggi queste ragioni non sono note. Anzi direi quasi non esistono o sono create artificiosamente. Per cui non ricorriamo allo strumento statutario per impedire che qualcuno manifesti il dissenso, però lo deve fare dentro lo Sna, non fuori. Nel momento in cui qualcuno tenta di strumentalizzare il dissenso per uscire dallo Sna e allora dovremo assumere delle decisioni dolorose. In questo momento, lo ribadisco per l’ennesima volta, il nostro invito è a un confronto. Inutile dire che questo invito è caduto nel vuoto.

D. Quindi, nessuna denuncia fino a quando non nascerà ufficialmente la nuova associazione?

R. Il nostro obiettivo è il dialogo, anche per avere le idee chiare dai diretti interessati, e non dalla stampa, su quali siano le loro reali intenzioni. Chi ha rivestito per molti anni incarichi di massima dirigenza conosce benissimo anche gli aspetti statutari della questione. Mi auguro che faccia le cose tenendo conto anche dei doveri e non solo dei diritti della democrazia.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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One Comment;

  1. Angelo said:

    Le pubbliche dichiarazioni del Presidente dello SNA Demozzi, come quest’ultima, evidenziano tutta la distanza con la categoria.
    Questo è lo scostamento più clamoroso: non sapere cosa vogliono gli agenti!
    Si pensi solo all’isterica diatriba tra plurimandato e mono mandato: qualcuno è seriamente convinto che gli interessi della categoria siano quelli di dividere gli agenti pluri dai mono o viceversa?
    E’ questo l’esempio più evidente di come non si conosce cosa vogliono gli agenti.
    Scegliere, perciò, il plurimandato per allinearsi alle reti distributive presenti nei mercati europei e anglosassoni senza sapere che gli intermediari italiani caratterizzano una realtà completamente diversa, significa bruciare quel capitale sociale che è la vera forza del nostro settore.
    Il valore delle relazioni interpersonali, che assume un carattere strategico nel rapporto con il cliente, è un elemento inimitabile, unico, non riproducibile in quanto è un tutt’uno con il contesto sociale del nostro bel paese.
    Questo è il nostro plusvalore.
    Il valore del capitale sociale è il nostro vantaggio competitivo.
    La tanto invidiata eccellenza italiana ci distingue, infatti, rispetto ai contesti socio-economici degli altri paesi, anche nel settore assicurativo.
    Certamente, a chi sfugge questa particolarità, mai e poi mai riuscirà a dare rilevanza al capitale sociale che alimenta l’iniziativa dei 12 presidenti.
    L’ammirevole coraggio dei 12 presidenti di gruppo che vivono e interpretano gli umori e gli interessi dei mal contati circa 4000 agenti iscritti ai rispettivi gruppi, visto in quest’ottica, richiama l’attenzione e il rispetto di tutto il settore.
    A mio parere, è un esempio concreto della differenza che esiste tra far parte di una comunità ed essere comunità.
    Se solo fosse vista come una occasione, un opportunità per unire tutti gli Agenti, valorizzando le eterogenee realtà invece che favorirne una parte a danno dell’altra, provate ad immaginare quale consenso e autorevolezza riuscirebbe ad ottenere nei confronti degli interlocutori istituzionali, ANIA, ISVAP, Governo.
    Una prospettiva così autorevole necessità di soggetti altrettanto autorevoli che sappiano, responsabilmente, rinunciare alle barricate sulle proprie posizioni in favore degli interessi comuni, capaci di condividere e di accettare, attraverso il confronto, le opinioni migliori, anche se di altri. Seguendo l’esempio pioneristico dei 12 presidenti in quella che sembra diventare una incredibile avventura in grado di risvegliare l’orgoglio e la responsabilità nella voglia di partecipare di tutti gli Agenti, iscritti e non.

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