CIRASOLA: «ECCO COME SARA’ LA NUOVA ANA. SNA E UNAPASS? LE PORTE SONO APERTE…»

Vincenzo Cirasola

In questa intervista, il portavoce dell’Associazione nazionale degli agenti di assicurazione svela in anteprima a Intermedia Channel quali sono gli obiettivi e le strategie del nuovo soggetto.   

«La mancanza di un’unica realtà aggregante, realmente rappresentativa e credibile, che abbia come nucleo centrale la partecipazione degli agenti professionisti, quelli che esercitano quotidianamente questo difficile mestiere e che conoscono i reali problemi dell’impresa-agenzia, mono o plurimandataria, e che abbia come obiettivo comune il bene della categoria, rimettendosi tutti in gioco nell’interesse collettivo». Vincenzo Cirasola (nella foto a destra), presidente del Gaa Generali e presidente provinciale dello Sna di Bologna, spiega a Intermedia Channel quello che è il principio ispiratore base della nuova iniziativa che sta per nascere: l’Ana, l’Associazione nazionale agenti di assicurazione.

Insieme con 11 presidenti di gruppo aziendali intende «dare sostanza al concetto di rappresentatività che declina a sua volta la necessità, ormai improcrastinabile di tradurre in fatti le parole. Occorre esserci, e non solo sulla carta.  Servono condotte concrete che conducano alla reale unificazione della categoria e non alle recidive ipocrite enunciazioni».

Domanda. A che punto è l’iter per la costituzione dell’Ana?

Risposta. Domani presenteremo il progetto ai circa 150 colleghi, membri degli organi esecutivi e direttivi dei Gaa che hanno aderito e sarà decisa l’organizzazione e la strategia da intraprendere. Il nostro è un progetto che non vuole esclusi, nato per unire e non per dividere, aperto a chiunque vorrà parteciparvi e mettere in comune la propria esperienza. In tal senso la partecipazione di Sna sarebbe sempre e solo benvenuta, come lo è quella di Unapass, che sembrerebbe propensa ad aderire al disegno della casa comune, e di tutti gli altri gruppi agenti.

D. Quale ruolo avranno i gruppi aziendali?

R. Coessenziale e complementare. L’apporto politico e intellettuale dei dirigenti dei Gaa, insieme all’esperienza acquisita sul campo, rappresenta un patrimonio da mettere a disposizione tanto al singolo agente quanto alla collettività; ma che è anche propedeutico alla gestione dei rapporti istituzionali, cui peraltro, occorre ridare impulso a brevissimo giro. A ogni buon conto ruoli e termini del rapporto saranno tracciati ufficialmente dopo la riunione di domani.

D. Quale modello di rappresentanza intendete adottare?

R. Partecipativo a tutti gli effetti. Fondato sull’ascolto e l’azione. Realmente capace di declinare compattezza, attendibilità e soprattutto rappresentatività, anche agli occhi delle istituzioni.

D. Quali saranno gli elementi nuovi, moderni e d’innovazione di cui avete parlato in sede di presentazione del progetto?

R. La consapevolezza e la presa di coscienza che i tempi cambiano e che se non ci si adegua il solo destino è quello dell’estinzione. Non è più tempo di parole. Le necessità del momento impongono che si vada oltre gli individualismi, lasciando da parte polemiche, prediche e minacce di provvedimenti disciplinari, E si agisca esclusivamente nell’interesse collettivo. Occorre occuparsi di più e meglio dei contingenti problemi degli agenti di assicurazione e ridare impulso ai rapporti, con le istituzioni pubbliche e sopratutto con l’Ania.

D. Nell’ambito di questa iniziativa come cambieranno i rapporti con Sna e Unapass?

R. Come già detto non si contemplano esclusi in questo disegno e non vogliamo sostituirci a nessuno. Noi tendiamo al coinvolgimento dei non iscritti anche perché la loro voce ed esperienza sono altrettanto importanti per la stessa esistenza e tutela della categoria.

D. Unapass, in particolare, ha condiviso il documento con il quale avete rilanciato l’idea dell’Ana. E ha già annunciato che nel congresso di fine settembre darà avvio formale alla costituzione di un nuovo soggetto unitario. C’è un nesso fra quanto affermato e la vostra iniziativa?

R. Lo scorso 5 luglio a Milano avevamo invitato sia Sna sia Unapass a un incontro per esporre la nostra idea e per creare insieme il progetto attuativo. Unapass ha accettato l’invito condividendo unitamente ai 12 presidenti Gaa un documento che ha gettato le basi di edificazione della nuova casa comune. Noi in quella occasione avevamo già individuato, dalle proprie ceneri, la sigla Ana, rievocando così il momento storico della nascita del primo movimento sindacale degli agenti di assicurazione, quando ancora nel 1919 non conosceva la scissione che diede poi vita all’Unapass, come pure quell’unità cui oggi si vuole tendere ricompattando così ciò che in passato venne separato. Lo Sna, invece, con profondo rammarico e sorpresa, non solo ha rifiutato l’invito, confermando così una reticenza al dialogo, ma addirittura ha inviato una missiva a firma del presidente Sna a tutti i 12 presidenti Gaa, con toni alquanto minacciosi, e a tratti offensivi, nella forma e nei tempi, trincerandosi dietro interpretazioni di norme statutarie, che francamente sono alquanto estemporanee, visto la gravità della situazione che stiamo vivendo. Detto questo, tale lettera, nonostante sia stata volutamente divulgata a tutti gli iscritti e alla stampa, non ha trovato alcuna nostra replica. La decisione di non dare seguito nasce dall’esigenza, ormai non più procrastinabile, di mettere in campo condotte concrete che conducano alla reale unificazione della categoria e non alla sua rottura. È finito il tempo delle sterili diatribe, stancanti e controproducenti. Se l’Unapass delibererà al prossimo congresso di sposare il progetto Ana sarà la benvenuta, contribuendo concretamente così alla sua realizzazione e crescita e a cui si auspica partecipi anche lo Sna che, si spera, saprà rivedere le sue attuali posizioni di incomprensibile chiusura.

D. Parlate di «unica realtà aggregante, realmente rappresentativa e credibile». C’è chi sostiene, invece, che questa iniziativa sia deleteria e spacchi ulteriormente la categoria…

R. Assistiamo a posizioni contrastanti e poco costruttive, spesso spinte dalla necessità di difendere posizioni di rendita. Quotidianamente, o quasi, possiamo leggere articoli, interviste e non ultimo dichiarazioni, a tratti autoreferenziali che strumentalizzano iniziative o propositi, denigrandoli, con attacchi a questa o quella persona ovvero a critiche a questa o quella istituzione. Non mancano sulla scena pacifiche manifestazioni di palese incoerenza e di poca costruttività da parte di alcuni colleghi. La progettualità si snocciola ai convegni. Ma poi, nei fatti, a cosa assistiamo? Cosa abbiamo raccolto di concreto in questi ultimi anni se non tante parole e promesse demagogiche, in particolari da parte di questi “signori” che oggi si autoproclamano salvatori della patria. Allora spontanea sorge la domanda che rivolgiamo a chi asserisce che questa sarebbe un’iniziativa deleteria: su quali basi si fonderebbe una tale convinzione? Non è forse da ricercare in quest’atteggiamento accompagnato da una scarsa e persistente propensione all’ascolto e al dialogo, una delle cause per cui il sindacato numericamente più forte è quello dei non iscritti?

D. A proposito, come pensate di convincere i due/terzi degli agenti che non sono iscritti a nessun sindacato?

R. Con i fatti e ridando vita a un dialogo costruttivo con le imprese e le istituzioni. Legittimare un confronto che vuole tutti, nessuno escluso, al tavolo dei decisori, soprattutto ad agenti professionisti, più che a coloro che si dichiarano sindacalisti di professione. A questi giovani agenti, personalmente, intendo offrire, non per ambizioni personali, come qualcuno vuole con malignità attribuire, la mia esperienza e la mia competenza di relazioni sindacali acquisita nei miei anni di vicepresidenza allo Sna e di presidenza del Gaa Generali, con la mia solita passione e lealtà. Dopo tale momento iniziale ritengo giusto che siano le giovani leve a rappresentare la categoria.  Sono loro il nostro futuro.

D. Quali sono le tematiche più urgenti da affrontare?

R. Ridare enfasi a un dialogo in primis con chi svolge la professione, quindi con tutti gli attori del mercato, istituzionali e non. Riprendere le redini della negoziazione per il rinnovo dell’Accordo impresa agenti, dedicando particolare attenzione all’istituto della rivalsa (per le nuove generazioni) e alle indennità di fine mandato e al fondo pensione (per gli agenti uscenti). Rivedere il Ccnl dei dipendenti. Confrontarsi con le compagnie per disegnare un nuovo modello di agenzia, che ormai richiede un’urgente riqualificazione. Non subire ma governare il cambiamento e perché no, anticiparlo. Il riferimento è alla rivisitazione su base comunitaria della direttiva sull’intermediazione. Infine, muovere una critica costruttiva quando le circostanze e i fatti lo richiedono e lo pretendono. Lasciamo a chi legge ogni riflessione e valutazione sull’apporto che può derivare alla categoria dalla nuova idea lanciata da Aiba e condivisa da Sna di costituire la federazione agenti-broker.  Alcune domande ci sorgono spontanee: a) anche alla luce dell’incombente nuova direttiva Ue, perché Sna sceglie la strada dell’accomunare le proprie scelte politiche a quelle dei broker, piuttosto che optare per la definizione preliminare di chi paga la prestazione? b) in cosa corrispondono gli interessi degli agenti, ancorché oggi anche plurimandatari, a quelli dei broker finché remunerati come se fossero agenti? c) perché non tendiamo invece a distinguere secondo la fonte della remunerazione, piuttosto che convergere verso unità pseudo-strategiche che non corrispondono a interessi imprenditoriali di categorie datoriali?

D. Quale è la vostra posizione sull’articolo 34? E sulla collaborazione fra iscritti in sezione a) del Rui?

R. Noi crediamo che A con A possa essere un utile strumento per lo sviluppo dei rami danni non auto, ma non è la soluzione di tutti i nostri problemi di sopravvivenza. Legittimare la collaborazione A con A limitatamente all’auto sarebbe un disastro e aggiungiamo che siamo fermamente contrari a quanto propone la senatrice Fioroni, acclamato dallo Sna e altrettanto poco condiviso dall’Unapass il cui pensiero sul punto, ci pare, sia allineato al nostro. Sul raffronto delle tariffe Rca ribadiamo che nessuno di noi vuole andare contro le liberalizzazioni attuate dal Governo ma, al contrario, di volerle. Va da sé, però, che devono essere realisticamente perseguibili. E allo stato, il disposto dell’art. 34, per quanto qui di interesse, non racchiude nemmeno l’idea del concetto di liberalizzazione. Non solo, non è nemmeno funzionale a perseguire l’obiettivo della riduzione dei costi tariffari auto. Piuttosto ci domandiamo come mai nessuna delle due organizzazioni sindacali ha ritenuto opportuno denunciare, anche ai consumatori, la forte sperequazione esistente tra gli agenti e le compagnie dirette?

D. Si vocifera di probabili provvedimenti disciplinari da parte di Sna nei vostri confronti. Qual è la vostra posizione?

R. Sarebbe un’ennesima dimostrazione di debolezza e di un uso improprio dell’autorità riconosciutagli dai suoi iscritti. Durante il comunismo sovietico gli uomini di cultura e di scienza che esprimevano opinioni e facevano proposte di cambiamento erano definiti dissidenti e mandati all’esilio e spesso condannati a morte.  È pensiero comune che lo Sna debba restare un’istituzione. Ha disegnato un pezzo di storia di noi agenti. E a raccontarlo sono i fatti: l’accordo 2003, la manifestazione di Roma con 15.000 persone in piazza contro l’Isvap (oggi invece stranamente difesa dall’attuale vertice Sna) e la storica legge Bersani, che rimane una grande conquista sindacale, come legge di libertà e non di obbligo. Personalmente sono orgoglioso di aver vissuto, come dirigente Sna, quel periodo storico, terminato ormai da anni. Lo Sna rimarrà sempre nel mio cuore, ma adesso è tempo di cambiare pagina. Dobbiamo rimetterci tutti in gioco, senza personalismi, invidie e gelosie. Allo Sna chiederei: ma volete buttarci tutti fuori?

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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