CIRASOLA (GAA GENERALI): «RIPRENDIAMO LA POLITICA DEL CONFRONTO»

Vincenzo Cirasola Imc

Riaprire i tavoli con Ania, occuparsi della rivalsa, risolvere i problemi del Fondo pensione ed evitare attacchi inutili contro la figura dell’agente monomandatario. È quello che chiede l’agente pugliese, che è anche critico nei confronti di alcune decisioni prese dallo Sna.   

«Sedersi al più presto al tavolo con l’Ania per risolvere le questioni serie e importanti che gravano sulla nostra categoria, come per esempio quelle della rivalsa (per le nuovi generazioni) e del Fondo pensione (per gli agenti uscenti), notevolmente ridotto, penalizzato e in grave crisi finanziaria. Queste sono solo alcune delle deleterie conseguenze dovute al fatto che con l’Ania i nostri sindacati, Sna e Unapass, non parlano più da anni. Dovremmo smetterla con la “politica dello scontro” e riprendere la “politica del confronto”». L’appello è lanciato da Vincenzo Cirasola (nella foto), presidente del gruppo agenti Generali e della provinciale Sna di Bologna. Un pensiero che, per certi versi, è simile a quello espresso da Roberto Ferrari, presidente del Gna Allianz Subalpina, pubblicato da Intermedia Channel nei giorni scorsi.

«Ho seri dubbi sulla ripresa delle relazioni industriali se perseveriamo con l’obiettivo del plurimandato che, ricordo, esiste già in Italia, come libera scelta e non come obbligo, sin dal 2007, con i limiti previsti dalla legge, dalla cultura imprenditoriale, della storia del nostro Paese e, soprattutto, dalle peculiarità del cliente italiano, del nostro mercato e dalle scelte distributive delle singole imprese. Ho la sensazione che oggi si voglia far passare il messaggio in base al quale l’agente che sceglie di lavorare per una sola compagnia non faccia l’interesse dei clienti e che la sua attività sia ormai vecchia e superata. Non è certo il plurimandato che può creare concorrenza in un mercato oligopolico mondiale assicurativo diviso tra circa 15 grandi compagnie in tutto il mondo. Anche altri settori, come per esempio quello delle automobili o dei sistemi operativi, sono in mano a pochi big. A mio avviso, non è il negoziante o l’intermediario  multimarca che potrà creare la concorrenza e sconfiggere il sistema economico-finanziario della globalizzazione, che tra l’altro non è in assoluto un fattore negativo, poiché grazie appunto alle fusioni per incorporazioni sono stati salvaguardati tanti posti di lavoro e tante famiglie».

«Lo Sna», prosegue Cirasola, «invece di informarci su questioni fondamentali per la nostra professione e per la nostra redditività, come appunto la débȃcle del Fondo pensione, si preoccupa di comunicarci che alcuni suoi rappresentanti sono partiti per Washington, per costruire il Ponte sul mondo. Lo Sna c’è già andato nel 2006 e io ero uno dei delegati. In quell’occasione abbiamo constatato che l’America è veramente un altro mondo. Pochi giorni fa i vertici del Sna hanno “cacciato via” in tronco il proprio direttore (Antonello Galdi, ndr) per problemi di bilancio, e adesso ci addossiamo le spese per quattro persone per un viaggio studio all’estero già fatto? Lo scorso anno abbiamo speso circa 61.000 euro per “Quota di adesione a Organismi Internazionali”, più spese viaggi per convegni internazionali, più traduzioni e quest’anno abbiamo fatto un preventivo di altri 58.000 euro. Auspico che questi costi portino a risultati concreti. Forse anche in Europa, dove il Bipar è in mano prevalentemente ai broker, sarebbe, forse, necessario, per ottenere qualcosa, sedersi a un tavolo con il presidente dell’Associazione delle imprese assicurative europee che, tra l’altro, per questo triennio, è italiano».

Cirasola, poi, ritorna sul modello americano. «Personalmente sono convinto che sono gli americani che devono venire in Italia a imparare il mestiere d’intermediario di assicurazione e non il contrario», afferma.

«In Usa, diventare un agente in esclusiva (cosiddetto captive) di una compagnia solida, come per esempio la “Allstate”, è un sogno che molti indipendent-agent vorrebbero realizzare, ma non tutti ci riescono. E allora mi viene da pensare: forse i plurimandatari presenti in esecutivo nazionale Sna sognano di diventare agenti esclusivi di compagnie primarie di assicurazione e, non riuscendoci, hanno tentato, con amara delusione, di obbligare le imprese a conferire loro un mandato, su semplice richiesta? A mio avviso, in questo momento, gli agenti monomandatari, che occupano l’80% del mercato italiano, non si sentono sufficientemente rappresentanti dai nostri attuali dirigenti dello Sna che si sono forse dimenticati che l’intermediario indipendente, vale a dire colui che non deve dare conto alle strategie delle compagnie e che si sente libero imprenditore, in Italia esiste già da circa 30 anni e si chiama broker. Fare il broker o l’agente è una libera scelta imprenditoriale. Nei paesi anglo-sassoni esistono prevalentemente broker e i pochi agenti che operano hanno tutele ridottissime. Proprio come succede in Usa, dove non esiste né Fpa, né Ana e via dicendo, e dove, faccio notare, gli agenti captive sono sempre di più e invece gli indipendent sono sempre meno».

Redazione Intermedia Channel

 

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One Comment;

  1. Cesare D'Ippolito said:

    Volevo dare un mio modesto contributo con quanto scritto dal collega Vincenzo Cirasola. Sono fuori dallo Sna ormai da tanti anni e forse questo mi permette di vedere le cose in maniera obbiettiva rispetto a chi giornalmente per scelta e convinzione sostiene tesi che via via si contrappongono.
    Quella della contrapposizione è stato è e sarà sempre il vero problema dello Sna, ma per evitare polemiche vado al nocciolo della questione.
    Conoscere i mercati internazionali e valutare gli impatti è estremamente importante e i costi che comportano non sono spese ma investimenti se le persone proposte a studiare questi mercati hanno la forza e l’intelligenza per poi portarli alla conoscenza della categoria.
    Dico questo perché purtroppo, negli anni passati essendo stato responsabile della commissione agenti al Bipar, non riuscii ad avere la forza di contrappormi a chi a quel tempo, appena eletto alla segreteria dello Sna, riteneva utile cavalcare la teoria delle varie libertà e della salvaguardia di tutti anche a scapito di chi professionalmente esercitava la vera professione di agente.
    Andammo a Washington nei primi anni Novanta insieme a Fumagalli e Roccella ma capimmo allora,come ora, che il mercato Usa non può essere paragonato al nostro, ma comprendemmo pure come la globalizzazione già si stava attuando e che bisognava dire ai nostri colleghi che avrebbero dovuto confrontarsi con canali alternativi, ma privi di professionalità, con le strutture di brokeraggio e internet.
    Scrissi all’epoca su Italia Oggi quello che sarebbe stato,secondo la visione internazionale l’evolversi del nostro mercato, con grandi gruppi che l’avrebbero dominato e che le oltre 200 compagnie che erano presenti si sarebbero accorpate e gli agenti che le rappresentavano si sarebbero trovati in serie difficoltà.
    Non fui ascoltato, anche perché ritenevo che l’unica salvezza per restare agenti era quella di essere agenti generali in esclusiva rappresentando la compagnia sul territorio, tesi che ovviamente aberrava l’allora segretario generale, pero’ teneva ben salda la sua agenzia generale Ras.
    La scelta di rimanere intermediario senza esclusiva è e resta una sola: quella del brokeraggio.
    Mi trovo quindi d’accordo con Cirasola e dico di più: il sindacato invece di limitare il compito dei Gruppi aziendali dovrebbe diventarne il vero portavoce ascoltandone le problematiche e facendo tesoro delle esperienze che giornalmente riscontrano nei confronti delle compagnie.
    Oggi compio 63 anni mi ero dedicato un pomeriggio di relax e non pensavo minimamente di rivangare il passato, spero che chi vuole il bene della categoria sia lungimirante e non pensi al presente ma al futuro della categoria, posso dire a proposito della previdenza che come presidente della Cpa del gruppo da me rappresentato mi sono fatto promotore di lanciare l’idea di una conferenza dei presidenti delle Casse, lo Sna l’ha recepita ma ad oggi tutto tace, mi auguro che chi era presente ne tragga le conclusioni.
    Grazie per lo spazio concesso e saluti cordiali da Cesare D’Ippolito.

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