CIRO SINDONA: GESTIONE FONDO PENSIONE AGENTI, SAREBBE MEGLIO SAPERE CHE…

FPA - Fondo Pensione Agenti (2) Approfondimenti

Consigliere di Amministrazione del Fondo Pensione Agenti dal 2010 al 2013 in quota Unapass, l’avv. Ciro Sindona – già Vice Presidente Vicario dell’Associazione dal 2000 al 2006 – al microfono di Intermedia Channel parla del Fpa, della sua amministrazione, di come il regolamento di attuazione 7 bis del Decreto Legislativo 252 del 2005 impone riflessioni e azioni adeguate nell’interesse della Categoria

FPA - Fondo Pensione AgentiAvvocato Sindona, Lei è stato eletto nel CdA del Fondo Pensione Agenti nella primavera del 2010. La sua elezione (la prima in quota Unapass dal 1974) fu molto criticata da un lato e dall’altro indicata come una apertura al dialogo tra Sna e Unapass. Che situazione ha trovato all’interno del Fpa?

Prima di questa importante nomina, fui eletto nel 2005 come revisore nel Collegio Sindacale dell’AGENIM, la società immobiliare appositamente costituita per dotare l’allora Cassa Pensione Agenti di un patrimonio immobiliare e partecipata al 99% dalla Cassa stessa (poi divenuta FPA) e dallo Sna all’1% (quote mai modificate – ndIMC). Quella nomina fu una prima apertura di un dialogo che avrebbe dovuto portare ad una partecipazione “naturale” di Unapass in organismi ed enti in cui gli Agenti di Assicurazione sono legittimati a presenziare, atteso che da sempre quelli SNA ne avevano assunto le previste cariche.

Con queste premesse, la mia elezione in FPA da parte dei delegati apparve sorprendente, in quanto i partecipanti in quota Unapass erano allora (e lo sono tuttora) in minoranza.

La mia elezione trovava dunque credito nella volontà della categoria di esprimere il dovuto consenso ad entrambe le associazioni che la rappresentavano e non solo nei confronti dello Sna, che fino a quel momento (e poi successivamente) aveva espresso il Presidente e tutti i consiglieri di amministrazione in quota Agenti. Quei voti non rappresentarono così una vittoria “personale”, bensì quella di tutti quegli Agenti che da sempre vedono nella unità il vero mezzo per confrontarsi con l’ANIA e con le Istituzioni.

Grazie per la doverosa precisazione. Ma veniamo al Fondo Pensione Agenti: che situazione ha trovato al momento del suo ingresso in cda?

Come trovai il Fondo? Beh, se mi è consentito, come si trova ora.

I membri del CdA sono espressi in quota  paritetica: tre da parte degli Agenti, tre da parte dell’ANIA. La Presidenza spetta però sempre agli Agenti, anche se la contribuzione è paritetica (50% Agenti, 50% Compagnia).

E la gestione?

Garantire la rendita agli attuali e ai futuri pensionati è il presupposto della gestione del Fondo. Per fare ciò non basta incassare i contributi annuali dai singoli iscritti e dalle Compagnie, ma occorre, ovviamente, essere oculati negli investimenti, monitorare continuamente i mercati per distribuire la dote finanziaria ed ottenere il massimo dei rendimenti.

Occorre possedere una struttura interna ben organizzata e dotata di software precisi e potenti, sempre in regola con le normative estremamente complesse e variabili della materia pensionistica.

E tutto questo era presente?

Tutto questo nel nostro FPA era ed è presente. Il personale dipendente è motivato e disponibile e la struttura si avvaleva già di consulenti esterni ai massimi livelli di professionalità ed esperienza.

Qual è stato il Suo elemento di diversità all’interno del Fondo?

Il mio primario interesse fu quello di verificare la tenuta del Fondo: ciò che era stato fatto, quello che non era stato fatto e quello che si poteva fare. Occorre però precisare che entrando a far parte di una struttura consolidata e costituita da anni dai medesimi personaggi non è mai facile, specialmente se non si ricopre la presidenza.

Ci vuole tempo per inserirsi e la partecipazione di tutti.

Il Fondo, aperto per antonomasia (a livello attuariale si calcolano i contributi in termini collettivi calcolando gli apporti dei nuovi agenti), non mostrava segni di criticità, ma appariva evidente già da una prima occhiata una forte sperequazione tra quanto riconosciuto a seguito delle rivalutazioni ai pensionati fino agli anni 90, e le contribuzioni degli Agenti in attività.

L’aumento delle contribuzioni stabilito dall’Accordo nazionale Agenti del 2003 fu una prima terapia al sintomo di disallineamento tra prestazioni e contribuzioni che nel tempo era stato mitigato applicando ai calcoli attuariali il numero aperto consentito dalla COVIP.

A quel punto però intervenne il Decreto legislativo 252/2005. Cosa prevede l’art. 7 bis del Dlgs e in che modo impatta sul FPA?

Il Dlgs 252/2005 invadeva la sfera della attività e supervisione degli enti pensionistici e dava chiari segni di modifica delle statuizioni in essere: la sua promulgazione avrebbe dovuto allertare il Fondo.

Estremamente importante, inoltre, appariva la compatibilità con le normative europee in questa materia; normative che furono recepite solo nel 2007 dal nostro ordinamento, al quale seguì l’introduzione dell’art. 7 bis, comma 2, a mezzo del quale si stabiliva che il Ministero dell’Economia, sentita la COVIP, doveva stabilire i principi per la determinazione dei mezzi patrimoniali di cui debbono dotarsi i fondi pensione.

Cosa fece quindi il Fondo?

Su questi riferimenti, il Fondo Pensione Agenti – a mio sommesso avviso – già nel 2005 avrebbe potuto invitare le parti sociali, evidenziando l’acuirsi delle normative di riferimento nel dubbio o sospetto che una modifica della prestazione definita a gruppo aperto (ammessa per FPA, vista la sua natura di fondo preesistente al 1992 – ndIMC) avrebbe creato problematiche di “tenuta”.

All’epoca non ero in carica – essendo stato eletto nel 2010 – e non so quale fu l’atteggiamento di FPA, né i motivi che spinsero il cda di allora a non convocare né ANIA, né le Associazioni di Categoria.

Certo è che l’Unapass durante tale lasso di tempo non fu mai convocata.

Lei arriva al Fondo cinque anni dopo l’intervento di queste norme e…

Le relazioni tra ANIA e associazioni agenti non erano certo idilliache, anche se all’interno del Fondo la collaborazione tra i rispettivi rappresentanti non è mai mancata.

Il peso del 7-bis, qualunque fosse stato il risultato del regolamento attuativo, non era trascurabile. La mancanza di norme certe induceva all’attesa anche in funzione di quelle tesi interpretative della Direttiva europea che non escludevano l’ipotesi che le riserve tecniche venissero calcolate con il sistema a gruppo aperto; il Fondo decise comunque di studiare interventi correttivi al vigente sistema pensionistico.

Solo a ottobre 2011, se ben ricordo, il Ministero dell’Economia, trasmise una bozza del regolamento invitando i soggetti interessati ad inviare le relative osservazioni. Da quella bozza si evinceva che le riserve tecniche soggiacevano al calcolo individuale, tenendo conto degli iscritti alla data di valutazione. Il regolamento non era definitivo; ciononostante, fu subito istituita una Commissione di Studio – nella quale fui chiamato a partecipare – con l’obiettivo di individuare correttivi o trasformazioni del sistema pensionistico, ed in data 21.4.2012 furono apportate importanti modifiche statutarie, condivise dagli organi di controllo.

A febbraio 2013 il Regolamento veniva varato e iniziammo nell’immediatezza a quantificare gli effetti di alcuni interventi normativi sulla riserva tecnica minima che citava il Decreto istituendo una seconda Commissione (della quale facevo nuovamente parte). Già a marzo del 2013 la Commissione era in possesso di importanti dati che, rapportati alle riserve tecniche calcolate in base al regolamento, facevano emergere un disavanzo di circa 300 milioni di euro per la gestione ordinaria.

300 milioni di disavanzo?

Mantenendo il gruppo aperto di cui godevamo, in forza dei benefici derivanti dal primo riordino e dell’attuazione di alcune nuove modifiche, tale disavanzo sarebbe potuto essere ripianato in 15 anni rimanendo pressoché invariata la contribuzione.

Quali sono le azioni che si potrebbero intraprendere per adeguare la situazione?

Credo si debba pensare all’introduzione di un contributo di solidarietà a carico degli attuali pensionati, alla riduzione delle aliquote di reversibilità per i superstiti, al passaggio ad una nuova tavola di coefficienti di conversione, all’aumento della contribuzione in forma paritetica. Su questi punti ho sempre insistito affinché si trovasse un accordo con le Imprese e con la COVIP – con la quale si è sempre mantenuto un costante contatto – temendo che una posizione radicata sul gruppo chiuso a livello ministeriale vanificasse ogni ipotesi di riordino.

Quanto è seguito ha confermato i miei timori, i correttivi da apportare non potranno che essere quelli già indicati nel 2013, che andavano verso un sistema di calcolo della Gestione Ordinaria come quello della Gestione Integrativa.

Ma, a questo punto, quali sono gli errori (se ci sono stati) nella gestione del Fondo Pensione Agenti?

Se errori ci sono stati, sono da ricercarsi nel passato, in quegli anni dove si pensava più al presente che al futuro garantendo rendite pensionistiche che rapportate ai contributi, decisamente esigui, potevano creare squilibri tra “entrate” ed “uscite”. Il Fondo, allora Cassa, è un bene degli agenti beneficiari, ma è anche un bene delle imprese; i riconoscimenti internazionali lo gratificano, le normative vigenti non ci devono spaventare, tutti dobbiamo partecipare. Appare assurdo che chi garantisce il futuro degli altri non possa garantire se stesso.

Poiché è un bene degli Agenti, nella gestione del Fondo devono essere presenti le associazioni che li rappresentano, così da dimostrare alle imprese la coesione della categoria ed evitando i blocchi “politici” o le rappresentanze univoche, che possono aver ricevuto meriti quando hanno ben gestito, ma anche demeriti quando così non è stato, concorrendo ad aggravare lo squilibrio creato dal regolamento di attuazione dell’art. 7 bis Dlgs. 252/05.

All’ultima elezione, la sua candidatura – che pure poteva rappresentare un segno di continuità ma anche di svolta – è stata rigettata e non esiste di nuovo nessun rappresentante in quota Unapass. E’ una fortuna come sostengono alcuni o forse Lei dava fastidio?

A chi attribuisce oggi alla mia mancata nomina nel Cda del Fondo una fortuna, dico che avrei preferito continuare a sostenere il peso della carica forte della esperienza accumulata; a chi invece sostiene che forse davo fastidio, rispondo che, se questo significa rispettare il mandato ricevuto da chi si rappresenta con lealtà, professionalità ed abnegazione, non è un’offesa. Certo, trovo la scelta contraria agli interessi della Categoria.

Intermedia Channel

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One Comment;

  1. diogene said:

    … e che fine hanno fatto gli altisonanti proclami di eccellenza nella gestione del FPA da parte del sig. Lucio Modestini di antica ghironiana origine, che per anni sono stati sbandierati con la logica demagogica che SNA continua a perseguire incurante delle reali sorti del suo popolo bue alimentandolo di populismo di bassa lega.
    Chi paghera’ per questo disastro, peraltro annunciato?
    Si salvi chi puo’.

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