CITY INSURANCE: L’ISVAP SPIEGA PERCHE’ NON PUO’ STIPULARE NUOVI CONTRATTI

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Ecco come l’autorità di vigilanza italiana ha deciso di vietare alla compagnia rumena la stipula di nuovi contratti in regime di libera prestazione di servizi in Italia.

L’Isvap ha spiegato in modo dettagliato le motivazioni per le quali è stato necessario vietare alla Societatea de Asigurare Reasigurare City Insurance Sa (con sede in Romania, Str. Andrei Muresanu n. 14, sector 1, Bucarest) la stipula di nuovi contratti in regime di libera prestazione di servizi in Italia.

GLI ACCERTAMENTI ISPETTIVI – Nel nostro Paese, la compagnia ha raccolto affari quasi esclusivamente nel campo delle garanzie fideiussorie e, dal secondo semestre 2011, anche in quello delle garanzie di Rc generale a favore di enti pubblici territoriali e aziende sanitarie locali (Asl). Si tratta di rischi, secondo l’Isvap, che «espongono la compagnia a impegni economicamente rilevanti se rapportati alla misura del suo capitale, così come espressa nei documenti contrattuali rilasciati ai contraenti (15,9 milioni di Ron equivalenti a circa 3,5 milioni di euro)».

Sempre in Italia, la raccolta premi, nel biennio 2009/2010, è stata prossima al 90% del volume complessivo degli affari acquisiti da City Insurance, «percentuale che si ha motivo di ritenere essere rimasta elevata anche nel corso dell’esercizio 2011».

Gli accertamenti ispettivi svolti in Italia nel 2011 presso il rappresentante fiscale di City Insurance e i 12 intermediari di cui la stessa impresa si è avvalsa hanno evidenziato diverse incongruenze. Fra queste, l’esistenza di un’articolazione operativa tale da configurare una governance solo formale in Romania e una governance sostanziale della società, stabilmente insediata in Italia (che definisce, in totale autonomia, l’intero iter istruttorio finalizzato al rilascio delle polizze fideiussorie, compresa la valutazione dei rischi da assumere) e attuata attraverso lo schermo di alcune società di intermediazione, alle quali sono riconosciute percentuali provvisionali «elevatissime».

Peraltro, gli organi direttivi di City Insurance, con sede in Romania, sono «assolutamente privi della capacità di conoscere e monitorare puntualmente e costantemente la consistenza del portafoglio polizze, l’ammontare dei premi emessi e di quelli incassati, la tipologia dei rischi assunti e, più in generale, l’esposizione complessiva della compagnia sul territorio italiano».

Inoltre, «ingenti somme di denaro provenienti dall’acquisizione dei premi risultano versate a favore di imprese e persone italiane contigue e/o riferibili ai membri della “governance sostanziale”, per non meglio precisate prestazioni di consulenza». Gli accertamenti hanno evidenziato anche la mancata iscrizione (almeno fino a marzo 2011) nel relativo registro fiscale di numerosi contratti stipulati, in virtù dei quali sono stati incassati premi per diversi milioni di euro, che ha determinato il mancato e tardivo versamento all’Erario delle imposte sui premi stessi. Infine, due sinistri per un impegno di spesa rispettivamente pari a 238.150 euro e 100.000 euro, che hanno interessato contratti fideiussori emessi nel marzo 2009 e nel novembre 2010, a tutto il 31 marzo 2011 non risultavano ancora registrati dal rappresentante fiscale nel relativo registro dei contratti assunti.

I CONTATTI CON L’AUTORITA’ DI VIGILANZA ROMENA – Le prime richieste di informazioni, formulate dall’Isvap il 22 aprile 2008, 14 luglio 2008, 12 agosto 2008, 23 ottobre 2008, 14 gennaio 2009 e 13 marzo 2009 in merito all’azionariato di City Insurance e ai presidi di governance, sono state riscontrate dall’Isc (Insurance Supervisory Commision, l’autorità di vigilanza romena) in modo «tardivo, interlocutorio, incompleto, impreciso e contraddittorio».

L’Isvap, il 16 febbraio 2011, alla luce dei riscontri forniti dall’Isc e delle informazioni e segnalazioni nel frattempo pervenute ha chiesto alla stessa Isc di poter svolgere accertamenti ispettivi congiunti presso la sede di City Insurance, «con particolare riferimento all’azionariato e governance dell’impresa, alle procedure assuntive e liquidative del ramo cauzioni, alla politica degli investimenti, ai rapporti con gli intermediari italiani e con i fornitori, nonché alla regolarità dei versamenti all’Erario delle imposte sui premi assicurativi incassati».

L’1 marzo 2011, l’Isc ha declinato la richiesta di ispezione congiunta, ritenendosi «l’unica autorità competente allo svolgimento delle verifiche ispettive».

L’Isvap, in sostanza, non ha mai avuto dubbi: «le risultanze degli accertamenti ispettivi svolti in Italia nel 2011 hanno permesso di riscontrare criticità operative tali da far ritenere non sana e prudente la gestione aziendale di City Insurance, quanto meno in relazione agli affari assicurativi assunti in Italia che espongono la compagnia a impegni economicamente rilevanti». Ad aggravare la situazione della compagnia romena, «l’esistenza di indagini da parte delle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Venezia e di Cagliari, per presunte condotte illecite perpetrate dalla compagnia in ordine alla partecipazione a gare indette da aziende pubbliche del settore sanitario».

Forte di ciò, l’Isvap è tornata alla carica e il 13 febbraio 2012 ha chiesto nuovamente all’autorità di vigilanza romena di svolgere accertamenti ispettivi congiunti presso la sede dell’impresa «al fine di acquisire diretti elementi di conoscenza del modus operandi della stessa». Stavolta, l’Isca, non ha potuto esimersi e il 12 marzo 2012 ha accettato l’istanza.

A seguito del comunicato stampa della Guardia di Finanza del 17 aprile 2012 (“Evitato appalto truccato su assicurazioni”), concernente le iniziative giudiziarie intraprese dalla magistratura italiana nei confronti di City Insurance, relativamente all’aggiudicazione di appalti per la copertura assicurativa della Rc di numerose aziende ed enti pubblici ospedalieri italiani, l’Isvap ha chiesto all’Isc (27 aprile 2012), «l’adozione di provvedimenti urgenti finalizzati alla salvaguardia del patrimonio aziendale e alla tutela degli assicurati e danneggiati italiani». Richiesta che non ha avuto ancora riscontro.

La stessa autorità di controllo romena, a maggio 2012, «dopo aver positivamente riscontrato la richiesta di accertamenti congiunti all’esito degli incontri preliminari all’avvio dell’attività ispettiva, ha posto un veto in merito alla richiesta di verifica sulla corporate governance e sulla politica degli investimenti di City Insurance, limitando la propria collaborazione ad alcuni elementi marginali e, in particolare, alla verifica delle procedure assuntive dei contratti conclusi in Italia in regime di libera prestazione di servizi nonché alla gestione e registrazione nella contabilità dell’impresa dei medesimi contratti e dei relativi impegni».

Dopo che il 21 maggio l’Isvap ha chiesto all’Isc di «formalizzare la propria posizione, specificandone i motivi», quest’ultima (solo il 12 giugno 2012) ha annullato il veto. Insomma, un vero e proprio tiro e molla fra le due autorità, nel quale l’Isvap ha evidenziato di aver «ricevuto nell’ultimo biennio numerose e allarmate richieste di informazioni su City Insurance da parte soprattutto di enti pubblici territoriali e, da ultimo, anche da parte di Aziende sanitarie locali, che hanno rappresentato come gli elevati oneri assunti, laddove non onorati da City Insurance, andrebbero a gravare sul bilancio dell’amministrazione pubblica».

IL GIUDIZIO FINALE DELL’ISVAP – In definitiva, l’Isvap ha rilevato, tra le altre cose, che la governance sostanziale è in grado di disporre delle risorse finanziarie di City Insurance «per finalità poco coerenti con l’attività tipica di un’impresa assicurativa tanto che, da pubbliche informazioni contabili, è emerso che City Insurance, non disponendo mai dell’integrale liquidità riveniente dalle polizze emesse, ha un’elevata esposizione creditoria verso i propri intermediari, con conseguente grave rischio di insolvenza».

Per l’autorità di vigilanza italiana «tale modus operandi è contrario ai principi di sana e prudente gestione» e che la costituzione di una sede legale in Romania «è del tutto artificiosa e ha avuto il solo scopo di ostacolare la vigilanza italiana sull’impresa».

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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