CLAUDIO DEMOZZI FA UN BILANCIO DEI PRIMI SEI MESI DI MANDATO IN SNA. E SULL’ARTICOLO 34 DICE…

Claudio Demozzi primo piano Imc

In questa intervista a Intermedia Channel, il presidente dello Sna parla di tutto: dal rapporto con Unapass a quello con i 12 presidenti dissidenti, dal numero degli iscritti al sindacato all’operazione Unipol-Fonsai, fino al Ccnl dei dipendenti.  

Giusto sei mesi fa assumeva l’incarico di presidente del Sindacato nazionale agenti, prendendo il posto di Giovanni Metti. Anche se il mandato (tre anni) è appena all’inizio, un bilancio si può fare e Claudio Demozzi (nella foto a lato), certamente non è persona che si tira indietro. Anche di fronte a domande “scomode”. Con Intermedia Channel l’agente plurimandatario trentino si apre a 360 gradi, analizzando lo stato di avanzamento del programma che ha sbandierato in fase elettorale, parlando senza peli sulla lingua del rapporto con Unapass, con i 12 presidenti di gruppo definiti “dissidenti” e con le altre istituzioni, annunciando che la battaglia contro il colosso Unipol-Fonsai per la chiusura delle agenzie è appena all’inizio e dicendo la sua anche su altre tematiche.

Domanda. Come sono trascorsi questi sei mesi di mandato? Che voto si darebbe?

Risposta. Mi astengo dal darmi dei voti. Certo sarei curioso di conoscere quale giudizio mi assegnerebbe la base, cioè ogni singolo iscritto. Questo sì. Posso, semmai, darmi un voto all’impegno e non avrei alcun dubbio nell’assegnarmi un bel 10 perché so di avere dato il massimo.

D. Quale è il risultato di maggiore rilievo raggiunto dallo Sna con la sua gestione?

R. Il risveglio di una coscienza sindacale, di un’autorevolezza e di una strategia politico-sindacale di medio e lungo termine; una compattezza della squadra dirigenziale; una riacquistata efficienza della macchina organizzativa del sindacato anche se non è ancora a livello che desideriamo. E poi, ancora, la riapertura di canali diplomatici istituzionali, penso per esempio al rapporto con Ania, che erano chiusi con porte blindate; l’aver riattivato un confronto con Unapass, che mancava da tempo; la ripresa dell’incremento dei nuovi iscritti; l’equilibrio finanziario del bilancio del sindacato, che già alla fine di quest’anno prevediamo di riassestare. Una operazione, quest’ultima, che c’è costata lacrime e sangue….

D…Beh, è stata sacrificata la figura del direttore dello Sna….

R….Non è l’unico dipendente che è stato licenziato. Abbiamo ridotto l’organico che era evidentemente sovradimensionato e male organizzato, rinunciando anche a due promoter su tre. Adesso disponiamo di una struttura più snella e ottimizzata. In questa ottica sono maturate scelte dolorose, conseguenza di due anni di sbilanciamento finanziario.

D. Quali, invece, gli obiettivi che pensavate di centrare subito e che in questo momento non sono stati ancora raggiunti?

R. Ci aspettavamo una maggiore sensibilità da parte delle autorità, Isvap compresa, di fronte alle istanze della categoria e una maggiore attenzione alle problematiche che in maniera unitaria la categoria ha evidenziato. Siamo rimasti molto delusi. Auspichiamo un’inversione di tendenza. La riorganizzazione dell’Isvap, in questo senso, fa ben sperare…

D. Lo schema di regolamento che disciplina l’articolo 34 della legge sulle liberalizzazioni è in pubblica consultazione da qualche giorno. Le istanze di Sna e Unapass non sono state accolte dall’autorità di vigilanza. Si può parlare di sconfitta?

R. Direi di no. Sna ha concordato con Unapass, e su precisa istanza dei gruppi aziendali agenti, di sedersi al tavolo tecnico con Isvap per chiedere l’abrogazione della norma. Sapevamo che l’autorità di vigilanza non poteva procedere in questa direzione. L’esecutivo Sna, peraltro, si è pure autodenunciati, sottolineando che mai avrebbe potuto applicare questa norma. C’è, comunque, molta delusione ma, ripeto, noi e Unapass sapevamo che andavamo a chiedere un provvedimento che l’Isvap non avrebbe potuto concedere. Il risultato finale era prevedibile.

D. Ma davvero più di questo non si poteva fare?

R. Avremmo potuto ottenere l’abrogazione della norma per via parlamentare, ma i gruppi politici ci avevano avvisato dell’impossibilità di abrogare una normativa penale. Significava rinnegare quello che lo stesso Parlamento aveva fatto. Ci hanno dato speranza di poter far qualcosa successivamente. Magari attraverso la revisione semestrale dell’applicazione della norma, come previsto dalla stessa legge. È chiaro: la categoria non esce vittoriosa da questo confronto. Se sconfitta c’è stata, è avvenuta in sede parlamentare.

D. Lo Sna (nella foto a lato, la sede di via Lanzone a Milano), adesso, come si muoverà?

R. Si è attivato immediatamente, al fianco degli agenti. In occasione del Comitato dei presidenti di Gaa di ieri, è stato indetto un incontro con Unapass e con tutti i presidenti di Gaa, iscritti e non, al fine di verificare la praticabilità di una strategia efficace, anche in questo caso unitaria, in tempi rapidi. L’incontro è fissato per il prossimo 23 luglio. Stiamo elaborando proposte operative, da sottoporre a tutta la categoria, nessuna esclusa. Stiamo predisponendo alcuni documenti da diramare immediatamente, che ci auguriamo di poter condividere con Unapass.

D. Uno dei punti del suo programma riguarda la sinergia fra sindacato e comitato dei Gaa. Sette gruppi aziendali hanno abbandonato il comitato proprio perché in disaccordo con la politica sindacale…C’è aria di crisi? 

R. La sinergia con il comitato dei Gaa è massima, tanto è vero che per la prima volta nella storia del sindacato il presidente del comitato ha partecipato con la presidenza Sna ai lavori sull’articolo 34. La sinergia c’è ed è molto forte. Per quanto riguarda la scelta di fuoriuscire dal comitato, stiamo parlando di sette gruppi aziendali su 46. Diamo ai numeri la giusta importanza…Tra l’altro, devo dirle che ci sono pervenute cinque richieste di adesione da parte di nuovi gruppi agenti che stiamo valutando. Attualmente l’istruttoria è in corso.

D. Quale è il modello di sindacato ideale, secondo lei?

R. A mio avviso lo Sna possiede tutti i requisiti per rappresentare il modello di sindacato ideale. Basta guardare la sua storia, gli iscritti, che si riconoscono in quella democrazia che fa dello Sna un’associazione unica, che non ha il cosiddetto voto pesante, contrariamente a quanto vorrebbe qualche presidente di gruppo aziendale. Ogni testa è un voto, come avviene nelle cooperative bianche, esempi di democrazia invidiati in tutto il mondo. Un modello sindacale nel quale i presidenti provinciali, cioè il territorio, determinano le maggioranze, i coordinatori regionali controllano l’operato dell’esecutivo e il comitato centrale ha il potere di sfiduciare il vertice del sindacato. Questa è democrazia vera. Certo è un modello, quello dello Sna, che necessita di una riorganizzazione ed è quello che stiamo facendo. Anche lo statuto va ammodernato tenendo conto della realtà che è cambiata.

D. A proposito di statuto, a che punto è l’iter per la riforma?

R. C’è già una bozza che prevede diverse soluzioni. A breve intervisteremo il territorio e capiremo quali indicazioni emergeranno. Nel gruppo di lavoro che si sta occupando della riforma statutaria abbiamo coinvolto i gruppi aziendali, al punto che il vicepresidente del Comitato dei Gaa ne fa parte in pianta stabile. Avevamo coinvolto anche il gruppo di pensiero che fa capo a Vincenzo Cirasola che poi invece si è chiamato fuori. C’era l’apertura anche verso l’Unapass. Non abbiamo alcuna intenzione di imporre niente a nessuno. Lo abbiamo detto sin dal primo giorno. Vogliamo dare agli iscritti lo statuto che desiderano.

D. Che tempi vi siete dati?

R. Quando ci siamo insediati (nella foto a sinistra, l’esecutivo attuale dello Sna) abbiamo detto che entro sei mesi avremmo predisposto una bozza. Il documento c’è, ma va personalizzato sulla base delle indicazioni che arriveranno dal territorio. Contiamo già entro la fine di quest’anno di predisporre la bozza finale. Resta poi da chiarire il discorso aperto con Unapass, il cui presidente Massimo Congiu mi aveva manifestato il piacere di essere coinvolto nella elaborazione del nuovo statuto. Devo capire, però, se vuole andare avanti con noi oppure no. Non so se ufficialmente abbia preso impegni con i 12 presidenti dissidenti. Se così fosse non capirei come possa coniugare questo con altri impegni che ha preso con me. Mi piacerebbe che uscisse da questo equivoco.

D. Il percorso di unificazione con Unapass sembrava in dirittura di arrivo….

R. …..e invece Massimo Congiu, in maniera incomprensibile, ha prontamente accolto l’invito dei 12. Ha preso una posizione diversa, fissando addirittura una data per l’incontro. Con lui ero rimasto d’accordo nel discutere con i 12 all’interno degli organi preposti in seno ai due sindacati. Non certamente al di fuori, nell’ambito di un qualcosa che non è riconosciuto democraticamente da nessuno. Nella lettera di risposta inviata dallo Sna ho chiesto a Unapass di chiarire il malinteso, se davvero di malinteso si tratta, perché traspare in questo atteggiamento di Unapass una grave incoerenza rispetto ai cinque mesi di cammino percorso insieme verso l’unificazione. Riguardo invece, alla nuova denominazione scelta per il nuovo soggetto sindacale, Ana, è piuttosto antipatico che qualcuno tenti di appropriarsi del passato dello Sna. Non scherziamo con la storia. Non è elegante e non fa onore a chi sta tentando questa manovra, puramente speculativa ai fini elettoralistici. Un concetto deve essere chiaro: il gruppo dirigente attuale dello Sna non è disponibile a prendere neppure in considerazione l’ipotesi di scioglimento dello Sna. Se poi sarà la base a deciderlo, questo è un altro discorso.

D. La ripresa della trattativa con le OO.SS.  sul rinnovo del Ccnl dei dipendenti è un altro punto del vostro programma. Oggi la situazione è ancora in alto mare e rappresenta un ostacolo all’attività sindacale.

R. Noi ci crediamo e con la riapertura del dialogo stiamo dimostrando la massima buona fede e la massima disponibilità. Le OO.SS. devono però rendersi conto dello stato di profonda crisi anche reddituale del settore e della categoria agenziale. Questa è una premessa che va fatta. Sono convinto, tuttavia, che troveremo una soluzione.

D. Sull’apprendistato sia Ania, sia Unapass, hanno raggiunto degli accordi. Lo Sna?

R. Con Unapass avevamo un accordo per andare avanti insieme su questa strada, dichiarando la nostra disponibilità a sanare dal punto di vista economico l’esercizio 2009-2010-2011. Improvvisamente Unapass si è mossa in autonomia e ha siglato l’intesa. Evidentemente non c’era la volontà di andare avanti insieme.

D. Altro punto del programma, la centralità del ruolo agenziale, anche attraverso forme di collaborazione. Gli iscritti in sezione a) del Rui riusciranno a scambiarsi affari?

R. Anche qui sono ottimista. C’è un’apertura pressoché totale della classe politica sulla rimozione di questa barriera. Peccato che, come spesso accade in Italia, alle parole non seguano i fatti.

D. Lo Sna è in disaccordo riguardo l’adozione di sistemi di remunerazione che prevedono provvigioni variabili in base a parametri non direttamente controllabili dagli agenti. Eppure l’accordo Unipol sta ottenendo buoni risultati…

R. Il principio è intoccabile: gli agenti non possono essere chiamati a rispondere per delle responsabilità che non hanno. Il sindacato, tuttavia, deve abituarsi anche ad analizzare con la dovuta attenzione le singole particolarità e su questo ci attrezzeremo e faremo le nostre valutazioni, affinché si possano codificare degli aspetti che fino a ieri non erano presi minimamente in considerazione. Noi non siamo chiusi alle novità. Le vogliamo analizzare. Per questa ragione chiediamo di confrontarci con le singole realtà per approfondire questi aspetti. Ribadisco: per il bene del mercato, bisogna tenere ferma l’invariabilità provvigionale.

D. Sul numero attuale degli iscritti Sna si sta discutendo molto. È possibile fare chiarezza con dati certi?

R. Sul numero degli iscritti, da anni si raccontano leggende. Una delle novità che ha portato questo esecutivo è la trasparenza. Rispondo quindi con molta chiarezza alla sua domanda. A oggi gli iscritti paganti sono 6.748, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Al 31 dicembre scorso sono stati 7.325. Entrambi i dati, è opportuno evidenziarlo, non tengono conto dei cosiddetti morosi, che sono diverse centinaia e che, come previsto dallo statuto vigente, sarebbero da considerare iscritti, fino allo scadere del termine previsto. Conseguentemente, dal punto di vista formale, gli iscritti possono essere considerati molti di più, ma dal punto di vista sostanziale sono quelli che le ho indicato.

D. Altro punto del programma, il rapporto con le istituzioni. Oggi come è la situazione?

R. Con l’Ania riscontriamo una certa apertura al dialogo e al confronto. Diciamo che ci ha favorito qualche faccia nuova…..personalmente ho molta stima del direttore generale Paolo Garonna di cui condivido molte linee di pensiero. Certo ci stiamo scambiando opinioni, collaboriamo più su aspetti pratici che politici. Il confronto c’è, ma non è tale da aprire il discorso sulla contrattazione collettiva, perché la posizione politica dell’Ania è ancora di chiusura, almeno in questo momento. Con Aiba stiamo ragionando addirittura per una ipotetica federazione degli intermediari professionali. Ci siamo trovati bene da subito. Con Isvap, infine, avevamo cominciato a dialogare anche attraverso il tavolo tecnico sull’articolo 34. Il confronto, per la verità si è fermato alla prima riunione. Adesso, il futuro dell’istituto di vigilanza è un grosso punto interrogativo.

D. Questione Unipol Fonsai. Ci dobbiamo attendere altri presidi?

R. Lo Sna, per difendere i colleghi, è disposto a tutto. O la nuova proprietà, qualunque essa sia, stabilisce un contatto con noi illustrandoci quali e quante agenzie dovranno essere chiuse, con quali modalità e quali saranno gli ammortizzatori sociali messi in atto, o noi attueremo nuovi presidi. Ma andremo oltre. Intanto abbiamo contattato tutte le autorità, Consob, Mise, Antitrust. Ma non ci fermeremo qui: produrremo delle interrogazioni parlamentari e se necessario attiveremo anche azioni dimostrative che non si fermeranno certo al presidio.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

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One Comment;

  1. Intermediario deluso said:

    Cosa si vuol dire con “norma penale” riferita all’ art. 34 ? Che battuta di pessimo gusto…..
    Ma il contratto dei dipendenti, per lo Sna esiste o no? Mi pareva che la legge fosse uguale per tutti e, soprattutto, le firme vadano onorate. Mah….

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