“Come finanziamo i nuovi LEA?”, tre operatori della sanità integrativa a confronto

Salute - Sanità integrativa Imc

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Vecchietti, RBM Assicurazione Salute: “La soluzione è attivare un secondo pilastro anche in sanità, che può garantire da subito risorse aggiuntive per oltre 15 miliardi di Euro investibili per garantire un Servizio sanitario nazionale davvero universale e più equo”. Morselli, FILCTEM CGIL: “La sanità integrativa regolata e valorizzata adeguatamente può rappresentare un valido strumento per favorire l’uniformità e la diffusione dei LEA. Il FASIE, Fondo sanitario del settore Energia ne è un buon esempio”. Cuzzilla, Federmanager: “È venuto il tempo per varare una normativa incentivante per cittadini ed imprese che valorizzi tutte le potenzialità del cosiddetto secondo pilastro del SSN”

“Riconosciamo lo sforzo, ma non basta”. È un commento univoco, quello che riguarda l’ultimo decreto sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e che interessa tre operatori della sanità integrativa nel nostro Paese, dal settore assicurativo (RBM Assicurazione Salute) ai sindacati (FILCTEM – CGIL) passando per i manager (Federmanager).

Il nuovo decreto – si legge in una nota congiunta – va a sostituire integralmente quello di 16 anni fa con cui erano stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini attraverso le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale e a fronte del pagamento della quota di compartecipazione (i c.d. “ticket”). Per l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del SSN la legge di stabilità 2016 ha anche vincolato 800 milioni di Euro.

Se da un lato i tre operatori riconoscono come i nuovi LEA “abbiano recepito lo stato dell’innovazione tecnologica e scientifica in campo medico, esteso il novero delle prestazioni sanitarie garantite dallo Stato e, finalmente, restituito impulso alle vaccinazioni in un’ottica di tutela preventiva della salute pubblica”, dall’altro lato “rimane l’incertezza sulla copertura finanziaria senza la quale all’atto pratico i LEA, come già successo spesso negli ultimi anni, rischiano di non essere realmente fruibili dai cittadini”.

Secondo le stime effettuate dallo stesso ministero della Salute, fanno notare i tre operatori a confronto, l’introduzione dei nuovi LEA comporta in effetti costi aggiuntivi per circa 3,2 miliardi di Euro, dei quali 800 milioni direttamente finanziati e 2,4 miliardi da sostenere attraverso razionalizzazioni delle prestazioni e tagli della spesa. Questa impostazione, “che già in fase di approvazione aveva suscitato diverse perplessità, inizia già oggi a mostrare i suoi limiti”.

Per effetto di una serie di necessità in campo sanitario ed amministrativo, ricordano i tre operatori, l’iniziale dotazione del Fondo Sanitario Nazionale per il 2017, pari ad 113 miliardi di Euro, è stata progressivamente ridotta (prima la destinazione “obbligatoria” sul FSN di un miliardo per finanziare i farmaci innovativi, poi 400 milioni per il rinnovo dei contratti del comparto Sanità ed ora, da ultimo, ulteriori 422 milioni per assorbire il rifiuto di Sardegna e Friuli Venezia Giulia) fino a riallinearsi a 111 miliardi, ovvero ai medesimi valori del 2016 (ante approvazione dei LEA).

Questa situazione “pone un interrogativo ancora più importante” sull’effettività dei nuovi LEA: “Fino a quando il nostro sistema sanitario potrà sostenere la sfida dei “nuovi” bisogni assistenziali senza diversificare in modo strutturato le sue fonti di finanziamento? – si chiede Marco Vecchietti, consigliere delegato RBM Assicurazione Salute –. È ormai arrivato il tempo di un secondo pilastro sanitario aperto a tutti i cittadini in grado di integrare armonicamente il Servizio sanitario nazionale. Si tratta, differentemente da quanto comunemente si crede, di una riforma a costo zero, sia per lo Stato che per i cittadini. Attraverso un’intermediazione globale da parte delle forme sanitarie integrative (Fondi e polizze sanitarie) di una quota rilevante della spesa sanitaria privata attualmente già sostenuta dagli italiani, infatti, potrebbero essere recuperati ogni anno oltre 15 miliardi da impiegare a sostegno dell’innovazione scientifica, dell’accessibilità alle cure e della diagnosi precoce. Si potrebbe, in altri termini, garantire al Servizio sanitario nazionale una capacità di spesa di oltre 126 miliardi, dimezzando di fatto il gap esistente con gli altri Paesi europei e mettendo in sicurezza non solo l’effettività nuovi LEA ma la sostenibilità dell’intero impianto del nostro sistema sanitario. Diversamente la conquista dei nuovi LEA rischia di rimanere solo un’illusione collettiva…”

Anche Alberto Morselli, FILCTEM – CGIL e presidente FASIE (Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa Energia) nutre alcune perplessità sul finanziamento dei LEA: “All’aggiornamento dei LEA dovrebbe corrispondere un adeguato finanziamento che purtroppo non c’è. Va da se che o rimarranno sulla carta o i costi ricadranno sui cittadini. La sanità integrativa regolata e valorizzata adeguatamente potrebbe rappresentare un valido strumento per favorire l’uniformità e la diffusione dei LEA in tutto il paese e senza scaricarne i costi sui cittadini che si trovano in situazione di particolare debolezza”.

Dal canto suo, Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager e a lungo Presidente del FASI (Fondo Sanitario Dirigenti Industria), è convinto che sia arrivato il momento di “passare all’azione”: “Ci complimentiamo con il ministro della Salute per essere riuscita ad aggiornare l’elenco dei LEA, che era fermo a 15 anni fa – sottolinea Cuzzilla –. Ora bisogna agire con altrettanta lungimiranza e riconoscere alla Sanità integrativa il ruolo di supporto che già svolge e che sarà sempre più vitale in futuro. Non solo per venire incontro al fabbisogno di salute di una popolazione più longeva, ma anche per cercare di intermediare la spesa sanitaria privata che i cittadini sostengono di tasca propria. Questa spesa privata ha superato i 34 miliardi annui ed è in continua crescita. Perciò, è venuto il tempo per varare una normativa incentivante per cittadini e imprese che valorizzi tutte le potenzialità del cosiddetto secondo pilatro del SSN”.

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