Compagnie assicurative e clima, dati incoraggianti dal Ranking Greenpeace e Re:Common

Inquinamento ambientale (Foto Pixabay - Pexels) Imc

Inquinamento ambientale (Foto Pixabay - Pexels) Imc

In concomitanza con la COP 24 di Katowice, la rete Unfriend Coal – di cui fanno parte Greenpeace e Re:Common – ha lanciato il suo ultimo rapporto sul sostegno delle compagnie assicurative al comparto carbonifero.

Il rapporto – si legge in una nota – esamina e classifica le 24 maggiori compagnie assicurative mondiali valutando le loro politiche in materia di investimenti, copertura dei rischi e altri aspetti legati all’azione climatica, con un focus sugli investimenti sul carbone. Per realizzare il report, la rete Unfriend Coal si è basata su informazioni disponibili pubblicamente e sulle risposte date a un questionario dalle società stesse.

Secondo i curatori del rapporto, i dati raccolti sono incoraggianti. Ad oggi, 19 marchi assicurativi, che in totale gestiscono asset per 6.000 miliardi di dollari, hanno disinvestito dal carbone. Nel solo 2018, quattro dei maggiori gruppi assicurativi mondiali – ovvero Generali, Allianz, AXA e Zurich – hanno introdotto nuove restrizioni alla sottoscrizione di assicurazioni a favore di progetti carboniferi.

Il gruppo assicurativo del Leone, che nella precedente edizione del rapporto era risultato essere tra i peggiori a livello continentale, ha migliorato notevolmente la propria posizione, grazie alle nuove restrizioni approvate poche settimane fa.

In materia di sottoscrizione dei rischi collegati ai progetti o alle società operanti nel carbone, spiegano i curatori del report, Generali si è infatti distinta per aver adottato una delle politiche più restrittive a livello settoriale, inferiore solamente a quella del gruppo riassicurativo SwissRe. Il limite principale, nel caso del Leone di Trieste, riguarda i clienti esistenti, come la polacca PGE e la ceca CEZ, a cui Generali continuerà a fornire il proprio supporto, almeno fino ad inizio 2019, quando la compagnia triestina deciderà se interrompere i propri rapporti commerciali con queste società carbonifere. Proprio Polonia e Repubblica Ceca sono inoltre Paesi nei quali Generali investe ancora nel settore del carbone, aspetto che i curatori del rapporto evidenziano come decisamente meno positivo.

«In questo scenario anche gli attori finanziari possono fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici, ed hanno il dovere di farlo – ha dichiarato Alessandro Runci di Re:Common –. Proprio in Polonia ci sono alcuni degli impianti più inquinanti d’Europa e sono quelli che chiediamo a Generali di abbandonare al più presto».

«I leader riuniti in Polonia sono a chiamati a decidere sul futuro del Pianeta – ha affermato Luca Iacoboni, responsabile Campagne Energia e Clima di Greenpeace Italia. Gli impatti dei cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti, anche se troppo spesso vengono catalogati come maltempo. L’aumento di frequenza e intesità di alluvioni, siccità, trombe d’aria, ondate di calore e tutti i fenomeni meteorologici estremi, di cui leggiamo ormai sempre più spesso anche in Italia, è la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici. È bene che la politica, le imprese e i cittadini ne prendano coscienza e si impegnino davvero per evitare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici».

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