Compagnie assicurative europee sempre più attente alla sostenibilità

Investimenti - Sostenibilità (2) Imc

Investimenti - Sostenibilità (2) Imc

Da una ricerca condotta dall’Alta Scuola Impresa e Società è emerso il contributo che le principali compagnie assicurative europee stanno dando al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030

Le compagnie assicurative europee partecipano attivamente agli sforzi comuni per il raggiungimento dei Sustainable Development Goal (SDG, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) entro il 2030. Una recente ricerca svolta dall’Alta Scuola Impresa e Società (ALTIS) dell’Università Cattolica ha fatto emergere le pratiche rendicontate e il contributo fornito agli SDG, che può derivare dal core business aziendale (attività assicurativa dei rami Vita e Danni, investimenti) o da specifiche politiche aziendali in ambito di CSR e sostenibilità.

Messa a punto negli scorsi mesi, l’analisi è stata realizzata da due collaboratori di ALTIS – Andrea Sartori (consulente senior) e Rafael Pitoscia (ricercatore e coordinatore didattico del “Master in Finanza: strumenti, mercati e sostenibilità”) – con la guida di Matteo Pedrini (docente di Corporate Strategy e responsabile dell’area Ricerca) e di Alessia Coeli (responsabile dell’area Formazione dell’Alta Scuola).

Al fine di ottenere una panoramica sulle pratiche europee, sono state selezionate le prime cinque compagnie assicurative operative nei Paesi con il maggiore volume di mercato: Gran Bretagna (250,7 miliardi di Euro), Francia (208,3 miliardi), Germania (194,3 miliardi), Italia (134,2), Paesi Bassi (69,5), Spagna (62,5). I dati raccolti e confrontati provengono da vari documenti, relativi all’esercizio 2017 delle compagnie coinvolte nello studio: dai rapporti di sostenibilità a quelli relativi alla CSR e gli ESG (criteri economici, sociali e di governance), fino alle dichiarazioni non finanziarie e i bilanci integrati.

“La ricerca offre un quadro delle strategie di sostenibilità dei primi 30 gruppi assicurativi europei – ha affermato Pedrini –. Le compagnie assicurative hanno ormai chiara l’importanza di offrire un contributo congiunto allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento degli SDG. Il portafoglio di strumenti per la sostenibilità delle assicurazioni è ampio e articolato, si va dall’attenzione al diversity management allo sviluppo di criteri di sostenibilità nella selezione degli investimenti, dagli interventi per ridurre i consumi di energia alla progettazione di prodotti assicurativi innovativi e ad alto impatto sociale. La speranza è che l’impegno delle grandi assicurazioni sia da esempio e da traino per tutto il comparto assicurativo”.

Il contributo delle compagnie al raggiungimento degli SDG, hanno spiegato i curatori della ricerca, è riconosciuto e riportato ufficialmente dal 56,5% del campione. Si registra un condiviso senso di responsabilità e un impegno nella difesa dell’ambiente, nella promozione di città e comunità sostenibili, nella promozione della salute e benessere sociale e nel promuovere uno sviluppo sostenibile del lavoro. Per quanto riguarda gli ambiti di rendicontazione, sono prevalenti quello sociale e ambientale. I documenti analizzati “danno conto”, ad esempio, di diversity management, welfare e benessere aziendale (circa 100%), investimenti nella comunità (93%) e riduzione degli impatti ambientali (90%).

“Gli aspetti di governance & economics, dove abbiamo incluso anche il tema investimenti SRI e prodotti sostenibili, sono ben presenti nelle rendicontazioni (80%) anche se in modo non universale come per i temi HR – ha puntualizzato Coeli –. Questo credo dipenda anche dal fatto che parliamo di report di rendicontazione riferiti all’anno 2017. A partire da nostro ‘osservatorio’ privilegiato, siamo abbastanza confidenti nel credere che, anche grazie alla spinta normativa nazionale e internazionale, questi temi sono e saranno entro l’anno definitivamente protagonisti delle azioni e delle rendicontazioni di tutte le principali compagnie assicurative europee”.

La presentazione dei risultati della ricerca è stata oggetto di una tavola rotonda, alla quale sono stati invitati anche alcuni rappresentanti del settore assicurativo, chiamati a confrontarsi sui risultati. Ai lavori, moderati da Coeli, hanno partecipato Maria Elisa Cesari (general counsel di CNP UniCredit Vita), Chiara Maule (referente Sostenibilità per il Gruppo ITAS), Lucia Silva (Group Head of Sustainability and CSR del Gruppo Generali). Una prospettiva sui futuri passi del settore è stata invece fornita da Pietro Negri (responsabile Servizio Sostenibilità e Codice di Autodisciplina Borsa Italiana, ANIA e presidente Forum Finanza Sostenibile).

“Ricerche come quella che stiamo condividendo permettono al mercato assicurativo, che ha nel proprio DNA evidenti scopi di sostenibilità (protezione del Cliente), di mettere in discussione il proprio approccio strategico alla CSR – ha evidenziato Cesari –. Infatti, per quanto una singola Compagnia o un Gruppo assicurativo abbia particolare attenzione a tali tematiche, avere un’idea d’insieme delle buone pratiche e degli ambiti nelle quali è possibile sviluppare un approccio sostenibile è quanto mai prezioso per poter proporre al vertice iniziative di CSR che abbiano un ‘respiro’ fortemente connesso al business e che siano in grado di produrre risultati immediatamente percepibili non solo a livello di immagine, ma anche dal punto di vista di tangibili ritorni a livello sia commerciale, che di investimenti”.

“I temi connessi con lo sviluppo della finanza sostenibile e la prevenzione dei rischi, soprattutto di origine naturale e catastrofale, sono di grande attualità e importanza per il settore assicurativo. Le imprese di assicurazione sono coinvolte in prima linea sia nel loro ruolo di gestori professionali del rischio, che coprono rischi rilevanti sul piano climatico e ambientale, sia in quello di investitori istituzionali, che operano secondo logiche orientate al lungo termine – ha chiarito Negri –I tempi sono maturi perché la sostenibilità non sia solo materia dei CSR Manager, ma venga compresa nei modelli di governance, includendo i fattori ESG nei Piani strategici e nelle Vision aziendali. In tale ottica, il settore assicurativo condivide gli obiettivi enunciati dalla Commissione europea con il suo Piano di azione in materia di finanza sostenibile e intende svolgere il proprio ruolo nel perseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

“L’agire responsabile nel rispetto di territori e comunità, principio che guida saldamente da quasi 200 anni l’azione di ITAS, la Mutua assicuratrice più antica d’Italia, è un patrimonio da custodire e rinnovare costantemente. Per questo, il confronto continuo con le dinamiche di un settore in rapida evoluzione è per noi un elemento fondamentale di innovazione, insieme all’ascolto costante dei nostri soci assicurati e della nostra rete agenziale – ha sottolineato Maule –. Al fine di rafforzare i benefici dell’identità mutualistica di ITAS, al piano di sviluppo triennale è stato affiancato un piano di sostenibilità. Grazie a questo “agire mutualistico”, sono state promosse vere e proprie “iniziative di comunità” (coniugando ad esempio l’operato di enti di Terzo settore con servizi di prevenzione ai soci assicurati) e lo sviluppo di prodotti dedicati a chi sceglie di vivere ‘green’”.

“La ricerca dimostra un’accelerazione sui temi della sostenibilità e in particolare sull’Agenda 2030 relativa ai Sustainable Development Goals nel settore assicurativo – ha indicato Silva –. Generali ha un approccio focalizzato che tiene conto delle priorità individuate con il contributo dei propri stakeholder. Tale approccio è stato formalizzato nella ‘Carta degli impegni di Sostenibilità’ e si concretizza negli obiettivi strategici annunciati al mercato nel piano ‘Generali 2021’. Tra tutti, ricordiamo l’impegno a investire 4,5 miliardi in investimenti green e sostenibili e ad aumentare l’offerta di prodotti con valore sociale e ambientale, con l’ambizione di creare un impatto positivo attraverso il proprio business”.

Intermedia Channel

Related posts

Top