Compagnie assicurative italiane, il 17% della spesa IT è destinato a big data e advanced analytics

Big Data - Analytics Imc

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Pubblicati i risultati del terzo stream di ricerca “From Data to Service Innovation” del Digital Insurance Hub, promosso da CeTIF in collaborazione con SAP

L’introduzione di nuove tecnologie mirate alla raccolta di grandi quantità di dati e alla loro elaborazione, sta cambiando radicalmente le modalità con cui gli utenti fruiscono di diverse tipologie di servizi cross-industry, ponendo anche alle imprese assicurative una nuova sfida da affrontare. È per questo motivo che le compagnie dichiarano di destinare il 17% della spesa IT allo sviluppo di tecnologie big data e advanced analytics, per compiere un passo significativo verso la digitalizzazione del modello di business.

Questo indica che le imprese hanno preso consapevolezza che è necessario un cambio di passo, in uno scenario di mercato che è profondamente trasformato. Basti pensare che nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla continua ascesa dei colossi tecnologici, i GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon), che hanno scalzato le tradizionali grandi realtà del settore petrolifero e dei servizi finanziari, considerate pilastri fondamentali dell’economia moderna. Oggi la competizione si basa sui dati, considerati il petrolio del nuovo millennio, sui quali serve costruire un nuovo vantaggio competitivo al fine di offrire servizi su larga scala, caratterizzati da un alto grado di personalizzazione e garantendo un’esperienza distintiva ai clienti, in termini di facilità di accesso e utilizzo.

Sono state queste le premesse oggetto del confronto nel terzo stream di ricerca del Digital Insurance Hub, promosso da CeTIF in collaborazione con SAP, che ha visto la partecipazione di dieci compagnie che operano nel mercato italiano (Arca Vita, Assimoco, CNP Vita, Credemassicura e Credemvita, Generali Italia, Helvetia, Intesa Sanpaolo Divisione Insurance, ITAS Mutua, Munich Re e UnipolSai Assicurazioni). Come argomenti di maggiore interesse, spiegano dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica, “sono emersi l’applicazione dei big data per la valutazione della rischiosità dell’assicurato in fase di Risk Assessment e le opportunità di tali strumenti in ambito marketing e commerciale. Ne sono esempi il Clustering, che permette di raggruppare i clienti in gruppi omogenei per caratteristiche e comportamenti, la Next Best Offer, per effettuare previsioni sui prossimi acquisti di un cliente, oppure la Customer Insight, che apre la strada ad una comprensione del cliente a 360°”.

Nell’implementazione delle nuove tecnologie, evidenziano ancora dal CeTIF, non mancano certo le criticità che necessitano di essere superate all’interno delle organizzazioni. Su tutte “la mancanza di una cultura innovativa e data-oriented diffusa a tutti i livelli, oppure l’assenza di personale con competenze tecniche specifiche, come ad esempio quella del Data Scientist. Molto sentita anche la questione della non compatibilità con i sistemi legacy delle compagnie, oltre a un quadro normativo in continua evoluzione. Questi diversi aspetti generano in molti casi dei disallineamenti tra le funzioni interne, Marketing, ICT, Compliance, che sono generalmente le più coinvolte, rendendo più complessa la sperimentazione di alcune progettualità”.

Al fine di affrontare queste problematiche, le compagnie stanno pensando di approcciare in modo più decisivo il mondo delle Insurtech, piccole realtà native digital che stanno portando idee altamente innovative nel mercato. A livello globale si registrano acquisizioni per un valore di circa 1,7 miliardi di dollari, di cui solo una quota residuale sono avvenute in Italia. Secondo il CeTIF questo dato non indica tuttavia un disinteresse da parte delle compagnie italiane, ma una propensione a preferire modalità diverse di collaborazione: il 70% del panel vorrebbe avviare partnership strategiche e il 60% instaurare rapporti commerciali, mentre solo il 20% è intenzionato a valutare delle acquisizioni. Le compagnie, quindi, pur non essendo interessate ad entrare nel capitale delle start-up, sono largamente interessate ad investire in esse, prediligendo quelle più strutturate che offrono una soluzione pronta ad essere implementata.

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