Concorso di colpa nella caduta del pedone su strada dissestata

Giudice - Sentenza Imc

Giudice - Sentenza Imc

(Autore: Francesco Clemente – Quotidiano del Diritto)

Se la strada pubblica comunale è in dissesto e priva di segnaletica del relativo pericolo, il Comune proprietario tenuto alla sua custodia è corresponsabile della caduta dei pedoni e deve risarcire loro i danni subiti una volta dimostrato che il sinistro non è fortuito. Lo ha stabilito il Tribunale di Caltanissetta (giudice Andrea Gilotta) in una sentenza del 20 novembre scorso. La controversia era nata dalla richiesta di risarcimento delle lesioni riportate da un uomo che, nell’attraversare una strada comunale, era caduto nella buca di un marciapiede all’epoca dei fatti in dissesto e poco visibile anche per la presenza di un camion. In particolare, è stata contestata l’assenza di segnali che avrebbero potuto evitare il rischio di pericoli.

Il giudice ha affermato che la domanda del danneggiato rientra tra le ipotesi di responsabilità extracontrattuale per danni cagionati da cose in custodia come disciplinato dall’articolo 2051 del Codice civile secondo cui «ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Tale responsabilità, a detta del Tribunale, ha carattere oggettivo «essendo sufficiente per l’applicazione della stessa, la sussistenza di un rapporto di custodia tra il soggetto e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo, senza che assuma rilevanza l’elemento soggettivo del custode e dunque l’eventuale violazione, da parte di costui, di un obbligo vigilanza». Inoltre, ha spiegato la sentenza, «l’unico limite al riconoscimento della responsabilità in capo al custode è rappresentato dalla possibilità, riconosciuta a costui, di fornire la prova del fortuito, inteso quale elemento sopravvenuto, idoneo di per sé, ad interrompere il nesso eziologico tra la cosa custodita e il danno». In termini processuali – ha proseguito il giudice, citando la sentenza n. 21244/2006 della Cassazione – si tratta di «un’inversione dell’onere della prova, tale per cui, il custode sarà gravato da una presunzione di responsabilità che potrà superare solo offrendo la prova del fortuito (il che determina un’ulteriore agevolazione della posizione del danneggiato, atteso che il rischio del fatto ignoto ridonda a discapito del custode)».

Nel caso in esame, è stato sottolineato che la caduta è stata causata anche dal comportamento dell’uomo – «avrebbe potuto e dovuto attraversare il tratto di strada in questione prestando maggiore attenzione, tanto più che le condizioni di visibilità al momento dei fatti consentivano avvedersi delle irregolarità presenti sulla superficie stradale» −, ma che tale condotta «non può comunque ritenersi causa unica del sinistro» idonea a escludere la responsabilità in capo al Comune proprietario e custode della strada (prova del fortuito). Sul punto, ha rilevato il giudice, «risulta dimostrata tanto la dinamica del sinistro, quanto la mancanza, sui luoghi, di una idonea segnaletica volta ad indicare il dissesto del marciapiede ed il relativo pericolo».

Per questo, sulla base di quanto fissato dalle norme nei casi di “concorso del fatto colposo del creditore” per cui se quest’ultimo ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate (art. 1227, Codice civile), il Tribunale ha calcolato un concorso di colpa del pedone danneggiato per il 40% e condannato il Comune al risarcimento dei danni per un totale di circa 13mila euro.

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