ConsulenTia 2017, ai massimi la fiducia nei consulenti finanziari

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(di Anna Messia – Milano Finanza)

Un nuovo sondaggio indica che il 95% dei clienti è soddisfatto. Ma il 49% dei risparmiatori che scelgono il fa-da-te non si fidano dei consigli dei professionisti. Bufi (Anasf): per crescere ancora l’industria del risparmio gestito deve imparare a fare sistema

In una fase come l’attuale, nella quale la fiducia verso il sistema finanziario è ai minimi storici, il dato emerso ieri durante la giornata conclusiva di ConsulenTia 2017, la manifestazione organizzata dall’Anasf, è decisamente sorprendente: il livello di soddisfazione dei clienti che per investire i propri risparmi si sono affidati a un consulente finanziario sfiora «la maggioranza bulgara». Il 95% si dice infatti soddisfatto o molto soddisfatto. Non solo: il consulente finanziario è un mestiere che piace molto anche a chi lo fa, tanto che il 96% è soddisfatto. Molto di più della media dei medici (65%) o degli ingeneri (71%).

Insomma il settore in questi tempi difficili per l’economia e per il sistema appare un’isola felice. Ma a ben guardare anche qui le sfide non mancano e non si tratta solo delle nuove regole della Mifid II, che partiranno nel 2018 e che porteranno più trasparenza ma probabilmente anche un calo dei margini. Dal sondaggio realizzato da Antonio Noto, direttore di Ipr Corporate, presentato ieri nella terza giornata dell’evento che ha visto la partecipazione di 2.540 consulenti finanziari, è emerso che ci sono ancora vecchi pregiudizi da superare. Per esempio, i risparmiatori che non si sono mai rivolti a un consulente dicono di non fidarsi di questa figura professionale e soprattutto di non avere le capacità per valutarne la professionalità.

Una lacuna che può essere colmata prima di tutto lavorando sulla formazione finanziaria del risparmiatore stesso. «La nostra rilevazione ha messo in evidenza che un consulente non può essere sostituito dalla robo-advisory», ha aggiunto Noto, «e che allo stesso tempo i risparmiatori hanno bisogno di affidarsi a un consulente per una pianificazione di lungo periodo dei propri risparmi, anche se resta qualche muro da abbattere». Il riferimento di Noto è appunto al dato emerso dal sondaggio di Ipr Corporate, secondo il quale il 49% dei clienti che non hanno mai avuto un consulente finanziario non si fidano e il 39% non è in grado di valutare le competenze finanziarie del professionista.

«Stiamo guadagnando quote di mercato, oggi le banche reti gestiscono il 12% del risparmio contro il 5% di qualche anno fa», ha commentato il presidente dell’Anasf Maurizio Bufi, «ma per crescere ancora c’è bisogno di una visione condivisa e l’industria del risparmio in Italia deve riuscire a fare sistema. Solo in questo modo riusciremo ad acquisire quote di mercato, che sono lì ad aspettarci», ha aggiunto il numero uno dell’associazione dei consulenti finanziari citando proprio il dato emerso dalla ricerca. «Tanti non si rivolgono al consulente perché non si fidano e non si capisce bene perché, ma di fatto si viene a creare un effetto di percezione che ci depotenzia», ha detto ancora Bufi, spiegando che per abbattere questo muro «bisogna lavorare molto su tema della reputazione».

Un appello condiviso dal segretario generale Febaf Paolo Garonna, che si è detto «favorevole a un’azione di sistema che avvantaggi il risparmiatore e tutta l’industria». Per aumentare gli strumenti a disposizione dei risparmiatori e per fare scelte consapevoli nell’individuazione di un consulente finanziario c’è però bisogno anche di lavorare sull’educazione finanziaria. «E un cambiamento di mentalità», ha aggiunto il commissario Consob Carmine Di Noia, «un’evoluzione che consenta anche di accedere a forme di finanziamento diversificate». Il nuovo decreto salva-risparmio prevede per la formazione finanziaria lo stanziamento di un milione di euro l’anno, ma la strada da fare è ancora molta. «Le ultime indagini internazionali mostrano che in Italia solo il 40% delle persone ha competenze finanziarie di base, percentuale che scende al 15% per strumenti lievemente più complicati; è un livello tra i più bassi in Europa», ha detto Magda Bianco, responsabile del servizio tutela dei clienti e anti-riciclaggio della Banca d’Italia, aggiungendo che Via Nazionale ha di recente censito 150 iniziative di educazione finanziaria in Italia, ma molto frammentare.

Ancora, per migliorare la reputazione del consulente finanziario nel sistema è poi importante che quelle poche «mele marce che ci sono vengano eliminate dallo stesso sistema, senza dover attendere l’intervento del regolatore», ha concluso il presidente Ocf Carla Rabitti Bedogni, che ha chiesto a Consob e al ministero dell’Economia di portare al più presto al termine il cammino intrapreso per dare all’organismo la vigilanza sugli iscritti.

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