Corbello (Assoprevidenza): Utilizzare il contributo contrattuale per polizze collettive Vita, Infortuni e LTC

Credito - Imposte - Calcolatrice Imc

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Secondo quanto ha indicato il presidente dell’Associazione per la previdenza e l’assistenza complementare nel suo intervento all’Assemblea annuale, in questo modo “si darebbe senso e finalità previdenziali a somme altrimenti irrilevanti e si favorirebbe l’allargamento delle coperture assicurative a tutti gli aderenti alle forme di previdenza complementare”. Con 167,1 miliardi di euro accumulati la previdenza complementare vale il 9,5% del pil e rappresenta il 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane

Utilizzare i versamenti contributivi contrattuali a carico del datore di lavoro, così esigui che se il lavoratore non aderisce con la propria quota e con il Tfr non garantiranno mai una seconda pensione, per realizzare in forma collettiva coperture assicurative vita, infortuni e di long term care (LTC) che intervengono in caso di perdita dell’autosufficienza: l’Assemblea annuale di Assoprevidenza, l’associazione per la previdenza e l’assistenza complementare, è stata per il presidente Sergio Corbello l’occasione per lanciare una proposta operativa destinata ad entrare nel dibattito sulle soluzioni per le pensioni e l’assistenza sanitaria in Italia.

“Se mai vi fossero stati dubbi al riguardo, lo studio Proteggere il reddito familiare dalle conseguenze finanziarie dei rischi biometrici, realizzato da ElipsLife con Prometeia e con il contributo di Itinerari Previdenziali, documenta implacabilmente la grave carenza di protezione per quel tipo di rischi che connota il nostro Paese – ha affermato Corbello nel suo intervento di apertura dell’Assemblea –. Dallo studio appare evidente quanto sarebbe di gran lunga più virtuosa la soluzione di realizzare assicurazioni diffuse di carattere collettivo rispetto a pur lodevolissime iniziative individuali. La nostra proposta muove dall’oggettiva constatazione che le adesioni alle forme di previdenza complementare cosiddette ‘contrattuali’ (cioè in via automatica per tutti i lavoratori destinatari di un contratto collettivo, con una minima misura di contribuzione esclusivamente a carico del datore di lavoro) da un lato sembrano mostrare scarsissimo successo quale incentivo per essere trasformate dal singolo in adesioni piene, con contribuzione di datore di lavoro e lavoratore e conferimento del TFR; dall’altro, paradossalmente, rischiano di tradursi in una sorta di pericolosa illusione ottica di copertura previdenziale di secondo pilastro”.

La soluzione proposta da Assoprevidenza, fermo restando il doveroso tentativo di ciascun fondo interessato di cercare di persuadere ogni “aderente contrattuale” a diventare un iscritto a pieno titolo, produrrebbe secondo Corbello un duplice risultato positivo: “Si darebbe senso e finalità previdenziale a delle somme che, per la loro modesta misura annua, genererebbero un montante finale sostanzialmente irrilevante. Si determinerebbe inoltre un effetto volano nei confronti di tutta la platea degli iscritti a ciascuna forma previdenziale; nel regolare la posizione degli aderenti contrattuali non vi sarebbe infatti ragione per non estendere le coperture vita caso morte, infortuni e di LTC all’intera comunità degli aderenti, con compressione dei relativi costi e vantaggio complessivo per la comunità stessa”.

398 forme pensionistiche complementari con 7,9 milioni di iscritti

Come ufficializzato dall’ultima relazione annuale della Covip, l’Autorità di vigilanza per il settore, l’offerta di previdenza complementare in Italia si compone di 398 forme pensionistiche: 33 fondi pensione negoziali, 43 fondi pensione aperti, 70 piani individuali pensionistici (PIP) “nuovi”, 251 fondi preesistenti oltre a Fondinps. Il totale degli iscritti alla previdenza complementare (dato al 31 dicembre 2018) è 7,9 milioni, pari al 30,2% della forza lavoro. Gli iscritti ai fondi negoziali sono 3 milioni, ai fondi aperti 1,4 milioni, ai PIP “nuovi” 3,1 milioni, ai fondi preesistenti poco più di 600mila. Le risorse accumulate dall’insieme delle forme pensionistiche complementari ammontano a 167,1 miliardi di euro, che corrispondono al 9,5% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie.

322 fondi sanitari di assistenza complementare (erano 267 nel 2010)

I fondi sanitari di assistenza complementare, secondo i dati del primo Report System del ministero della Salute, pubblicato nel 2019 con dati 2017, risultano 322 (erano 267 nel 2010). Complessivamente gli enti, casse e società di mutuo soccorso con finalità esclusivamente assistenziali, che dedicano almeno il 20% delle risorse annuali ad attività integrative rispetto al Servizio Sanitario Nazionale, hanno erogato nel 2016 prestazioni sanitarie e sociosanitarie per un totale di circa 2 miliardi e 328 milioni euro, di cui 753 milioni di euro per attività integrative al SSN, a favore di 10 milioni e 605mila iscritti. I fondi sanitari esclusivamente integrativi rispetto al SSN hanno dichiarato di aver erogato, sempre nel 2016, prestazioni sanitarie e sociosanitarie per un totale di 1.305.696 euro a favore degli 11.097 iscritti.

La proposta di assicurazioni collettive contro gli eventi gravi

“L’assicurazione contro gli eventi gravi – ha commentato Massimo Carassinu, Ceo Italia di ElipsLife – dovrebbe essere disponibile per dipendenti e professionisti affiliati ai fondi e casse pensione e dovrebbe essere garantita nel modo più efficiente possibile. Come risulta in modo evidente dalla ricerca, le soluzioni assicurative di gruppo sono le più efficaci nel coprire questo rischio perché usufruiscono della mutualità ed evitano il rischio di anti-selezione. Questo è il cuore della proposta di Elipslife, che offre a fondi, casse previdenziali e datori di lavoro la possibilità di concedere un importante beneficio sociale ai propri dipendenti e affiliati”.

Le nuove regole europee IORP 2

Tema centrale dei lavori dell’Assemblea di Assoprevidenza è stata l’adozione della normativa europea IORP 2, che stabilisce le nuove regole di governance e di valutazione e gestione del rischio per fondi pensione e casse previdenziali.

“Il vero focus di IORP2 – ha sottolineato Giampaolo Crenca, principal partner di Crenca & Associati e presidente del Consiglio Nazionale degli Attuariè il cambiamento di approccio, ovvero spostare l’attenzione su una gestione risk based che incentri l’attenzione dei decision makers sulla solvibilità dei fondi pensione, senza dimenticare la loro missione fondamentale. In tal senso l’attuario diventa una figura chiave per realizzare questi obiettivi”.

“Rendiamo più solide e adeguate le prestazioni previdenziali e assistenziali – ha sottolineato Giuseppe Melisi, partner di Olivieri Associati attraverso la predisposizione degli strumenti necessari a una sana, consapevole e prudente gestione, la valutazione dell’equilibrio attuariale (Servizi attuariali, Bilanci Tecnici) e la corretta contabilizzazione degli impegni assunti (Principi contabili internazionali), la mappatura, la valutazione qualitativa e quantitativa e la gestione dei rischi (IORP 2, Risk Management), l’affiancamento in tutte le fasi del processo di avvio di nuovi progetti e la costruzione di una struttura gestionale in equilibrio attuariale e appetibile sul mercato (Start up)”.

“Lo IORP 2 – ha osservato Giovanni di Marco, partner di Deloitte è un’opportunità di evoluzione dei fondi pensione in un’ottica di controllo dei rischi, di efficienza e diffusione della cultura tecnica. E’ importante che le decisioni riguardo il processo di trasformazione seguano ad un adeguato iter di valutazione della compliance, dei costi e dei benefici attesi delle diverse soluzioni possibili, in modo da intraprendere quella più efficace ed adeguata in base al principio di proporzionalità applicato al fondo pensione”.

I gestori e l’impatto sociale e ambientale degli investimenti

“L’adozione di metodologie ESG e della misurazione dell’impatto di investimento in termini sociali ed ambientali – osserva Alberto Salato, managing director e head of Southern Europe Client Group di Neuberger Bermanè diventato argomento centrale anche per i gestori di private markets. Neuberger Berman ha da tempo adottato il rating A+ di adozione dei principi SRI delle Nazioni Unite. Riteniamo che l’utilizzo di tali principi all’interno del processo d’investimento sia di particolare importanza, non solo per la crescente domanda da parte dei clienti investitori, ma anche perché evidenze empiriche ci dicono che le aziende che adottano tali metodologie ottengono risultati superiori, rispetto ai concorrenti. Il private equity, partecipando nella gestione delle aziende, ha un ruolo importante nell’aiutare gli imprenditori ed il management a fare propri tali principi ed a implementarli in ogni fase della gestione e dei processi decisionali”.

Infine Matteo Bosco, partner di Conser, società svizzera che ha sviluppato uno strumento digitale per valutare e misurare la sostenibilità degli investimenti finanziari, ha affrontato l’argomento sensibile delle fonti di informazione sull’impatto ESG delle decisioni di investimento: “Vista la complessità del tema e la numerosità crescente delle fonti di informazione in materia di sostenibilità e i bisogni specifici di ogni investitore, Conser si propone di offrire una griglia di lettura neutra e facilmente comprensibile per facilitare le scelte degli investitori”.

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