Così attaccati alla Vita

Assicurazioni - Redditività Imc

Assicurazioni - Redditività Imc

(di Francesca Vercesi – Milano Finanza, numero speciale 1986-2016)

È il segmento che garantisce la raccolta più ricca e che nel 2015 ha raggiunto la cifra record di 115 miliardi di euro di premi. Banche e reti offrono prodotti sempre più aggressivi ma conta anche l’insicurezza dei clienti sul futuro del sistema pensionistico

Sono sempre piaciute le polizze agli italiani e anno dopo anno hanno conquistato tanto spazio nei portafogli. Gli 1,8 miliardi di premi del 1986 sono lievitati, fino a diventare 118,7 miliardi l’anno scorso. Certo, va ricordato che il 2015 è stato un anno record e non sarà semplice da replicare, ma l’appeal resta alto. «Questa è la caratteristica del nostro mercato. Il ramo vita rappresenta da qualche anno una delle forme preferite dell’impiego del risparmio gestito tanto che il 14% circa delle famiglie è investito in polizze vita», fanno sapere dall’associazione delle assicurazioni presieduta da Bianca Maria Farina. Senza tralasciare il fatto che le politiche commerciali di banche e reti sono sempre più aggressive. Nel confronto col 2015, nonostante il 2016 sia un anno di contrazione, le polizze vita hanno tenuto meglio rispetto al risparmio gestito e, in particolare, a tenere sono state quelle di tipo tradizionale, le classiche rivalutabili, perché a giugno crescevano leggermente (intorno all’1%) in un momento storico di scarsa fiducia e fuggi fuggi dagli investimenti.

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Nel dettaglio, la raccolta delle polizze vita sul mercato italiano ha chiuso il mese di settembre con flussi sulla parità (5,7 miliardi) ma, allungando lo sguardo ai nove mesi del 2016, è stata pari a 65 miliardi di euro, superando quella nei fondi comuni che si è attestata, in base ai dati Assogestioni, sui 24 miliardi. Nello stesso periodo del 2015 la raccolta delle prime era stata di 73,6 miliardi, quella dei secondi di 85 miliardi. La diminuzione della nuova produzione di polizze vita individuali raccolta in Italia dalle imprese italiane e dalle rappresentanze di imprese extra Ue, rileva l’Ania, è del 13,9% rispetto allo stesso periodo del 2015. Mentre per i fondi comuni i flussi 2016 sono oltre un terzo in meno. In un contesto di rallentamento per entrambi, dunque, il mercato assicurativo è riuscito quest’anno a fare meglio del risparmio gestito anche per via della sempre maggiore pervasività degli agenti e delle reti nel collocare prodotti vita che assicurano loro margini superiori a quelli del risparmio gestito. Ma c’è anche la spinta della domanda dei risparmiatori che in un fase come l’attuale di tassi ai minimi e poca visibilità sui mercati preferiscono optare per forme di risparmio più protetto come quello assicurativo, anche se a fronte di costi maggiori.

C’è poi una tendenza in atto. Spiega Sergio Desantis, dirigente responsabile servizio attuariato, statistiche e analisi banche dati di Ania, «che le compagnie, proprio per cercare di compensare un mercato tanto complicato e caratterizzato da bassi tassi di interesse, hanno iniziato a diffondere anche in Italia le polizze prodotti multi ramo». Si tratta di contratti di assicurazione sulla vita che le polizze vendono in maniera unitaria ma che sono la combinazione di una gestione separata e di un fondo di investimento. Ovvero un mix tra risparmio garantito e prodotti a potenziale rendimento positivo il cui rischio rimane a carico degli assicurati. Nel 2015, dei 115 miliardi complessivi, circa 30 miliardi erano rappresentati da polizze multiramo. Di questi 30 miliardi, 18 miliardi erano prodotti tradizionali e il resto unit. «Il mercato è cresciuto del 70% dal 2014 al 2015 e questo è un chiaro segno del fatto che questo tipo di polizze sta ricevendo molto consenso anche se è bene sapere che, a fronte di un rendimento elevato, c’è anche il rischio di avere delle perdite», aggiunge l’esperto.

Infine, molto connessi al comparto Vita sono i piani di risparmio a medio-lungo termine. Le imprese assicurative hanno un portafoglio di quasi 700 miliardi di euro. Conclude Desantis: «Di questi, il peso che hanno raggiunto questi strumenti di finanziamento diretto e indiretto alle imprese è del 7% a marzo del 2016 ma ci sono segnali di crescita inequivocabili anche perché sarebbero importanti in un momento come questo. L’anno prima eravamo meno della metà (circa 50 miliardi, ndr). Nei piani del governo sono previsti incentivi fiscali, a condizione che una quota sia destinata all’economia reale».

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