Così il promotore diventa consulente finanziario: “Più trasparenza e qualità”

Promotori finanziari - Consulenza Imc

Promotori finanziari - Consulenza Imc

(di Sibilla Di Palma – Repubblica Affari & Finanza)

Maurizio Bufi, presidente Anasf, è convinto che con l’approvazione dell’albo unico e con il cambio di denominazione si compie un deciso passo avanti nel miglioramento dei servizi offerti ai clienti

«Con il nuovo albo unico ci sarà una valorizzazione della nostra professione: il cambio della denominazione da promotori a consulenti rispecchia un percorso che la categoria ha già intrapreso almeno negli ultimi due decenni». A parlare è Maurizio Bufi, presidente Anasf (Associazione nazionale promotori finanziari): dopo anni di attesa, e di polemiche, lo scorso 22 dicembre con l’approvazione della Legge di Stabilità 2016 l’albo dei promotori finanziari è stato trasformato in un albo unico per tutti i soggetti che erogano consulenza finanziaria. Riunendo di fatto sotto lo stesso tetto i promotori che diventano consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede con un mandato di gestione da parte di una banca-rete, i consulenti fee only o a parcella e le società di consulenza finanziaria (categorie, queste ultime, che possono offrire consulenza ai clienti, ma non collocare i prodotti). Il testo prevede inoltre l’apertura agli agenti di assicurazione persone fisiche iscritti nel Rui (Registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi) che potranno accedere al nuovo Albo nella sezione dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, su richiesta e alla condizione di aver sostenuto una “prova valutativa semplificata”.

In base alla nuova normativa, inoltre, l’attuale Organismo per la tenuta dell’albo dei promotori finanziari (Apf) non sarà più solo responsabile della gestione dell’albo, ma anche delle funzioni di vigilanza e dell’attività sanzionatoria sugli iscritti (compiti che nel caso dei promotori finanziari spettavano alla Consob). «Noi ci siamo dotati di un albo dal 1992, per cui siamo soggetti censiti e vigilati, lo stesso non si può dire per i consulenti fee only che, non essendo dotati di un proprio albo, non sono mai stati censiti, né sono mai stati soggetti a vigilanza». Ricomprendendo anche questi ultimi, l’approvazione dell’albo unico rappresenta dunque, secondo Bufi, «un ulteriore passo in avanti in direzione di una maggiore regolamentazione e trasparenza in un settore sempre più importante per i risparmi delle famiglie».

Restano però alcune questioni che continuano a scaldare gli animi: in primis il tema della denominazione dei consulenti fee only. Come richiesto dall’Anasf, questi ultimi diventano consulenti finanziari autonomi: viene eliminato, dunque, l’aggettivo “indipendente” voluto invece fortemente dai consulenti a parcella. Un cambio di nome che, secondo Cesare Armellini, presidente dell’associazione di categoria Nafop, avrà l’effetto di confondere i risparmiatori, andando contro quanto prescritto in termini di trasparenza da Mifid 2 (la cui entrata in vigore quasi certamente dovrebbe slittare al 2018).

Polemica ritenuta infondata da Bufi secondo il quale in base alla direttiva «l’aggettivo indipendente è da riferire alla modalità di prestazione del servizio e non al soggetto che la eroga. La caratteristica di indipendenza non può pertanto dirsi di appannaggio di una sola categoria di consulenti». Mentre è corretto «che i consulenti fee only vengano definiti autonomi in quanto la loro attività di consulenza non è collegata ad alcun soggetto abilitato».

Per il presidente Anasf, infine, il cambio di denominazione ufficiale in consulenti introdotto con la nuova normativa rispecchia in maniera più completa l’attuale ruolo dei promotori finanziari, frutto di un percorso intrapreso da tempo, «ossia di consulenti che nell’ambito della prestazione del servizio di consulenza alla clientela, offrono anche il collocamento di strumenti finanziari». Come dimostra l’offerta di prodotti e servizi che le reti hanno messo a disposizione del mercato negli ultimi anni, in grado di coprire una gamma di esigenze molto ampia (da quelle di liquidità con i conti correnti a quelle di previdenza integrativa, con i fondi pensione, fino al mondo degli investimenti). «Vantiamo un’offerta diversificata per stile di gestione, per tipo di prodotto e per case di investimento all’insegna del concetto di architettura aperta (insieme di più convenzioni con società prodotto, ndr)».

Sulla scia di una domanda di consulenza crescente da parte dei risparmiatori che oggi devono fronteggiare maggiore volatilità e incertezza rispetto al passato, considerato il calo dei rendimenti obbligazionari (in primis dei titoli di Stato) sui quali la maggior parte degli investitori italiani era abituato a puntare. Che porta a considerare scelte di investimento che offrono maggiori guadagni, ma sono anche più rischiose, come dimostra il recente caso delle obbligazioni bancarie subordinate. «Un quadro che spinge a disincentivare il fai da te e a ricorrere sempre più spesso agli operatori qualificati del settore», conclude Bufi. Come rilevato anche dagli ultimi dati di Assoreti che parlano di un momento d’oro per le reti di promozione finanziaria. Con la raccolta netta che, nei primi undici mesi del 2015, si è attestata a 24,96 miliardi di euro (a fronte dei 23,7 miliardi dell’intero 2014).

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