Così la finanza può aiutare la ricostruzione

Terremoto Italia Centrale 2016 - Pescara del Tronto Imc

Terremoto Italia Centrale 2016 - Pescara del Tronto Imc

(di Donato Masciandaro – Il Sole 24 Ore)

Un’azione europea per coinvolgere i governi come utenti e banche e assicurazioni come fornitori

Terremoti e alluvioni sono eventi disastrosi che caratterizzano la maggioranza dei Paesi dell’Unione; per ridurne e gestirne i costi occorrono soluzioni bancarie e assicurative che sono tanto più efficaci quanto più la risposta presenta economie di scala e di scopo (disaster risk finance).

La finanza anti sisma – e anti alluvione – è allora un problema nazionale comune a cui la migliore risposta è quella europea. Il governo Renzi dovrebbe farsi promotore di una iniziativa dell’Unione in cui coinvolgere come attori le banche e le assicurazioni europee come intermediari, le amministrazioni nazionali e locali come utenti, e le istituzioni europee come co-finanziatrici. Sarebbe una forma europea di condivisione del rischio che potrebbe superare anche gli ostacoli politici nazionali che finora hanno bloccato esperienze simili in altri ambiti.

La drammatica esperienza che si vive in questi giorni nel nostro Paese deve far riflettere da un lato sulla rilevanza del fenomeno dei disastri naturali per l’Unione Europea, e dall’altro sul miglior disegno delle politiche economiche e finanziarie che possono essere concepite e messe in atto per affrontarle.

Il dato da cui partire è che i disastri naturali – riferendosi principalmente a terremoti e alluvioni – sono un tratto caratteristico di una maggioranza dei Paesi appartenenti all’Unione Europea, ed ancor di più se si guarda al perimetro dell’area euro. Osservando le mappe del rischio sismico, si può notare che i livelli di rischio medio-alto si riscontrano in generale nei Paesi periferici e mediterranei dell’Unione, quali Italia, Grecia, Spagna, Cipro, ma anche Bulgaria, Romania e Slovenia. In parallelo, osservando le mappe del rischio alluvioni, tale eventi hanno una rilevanza medio-alta nei Paesi centrali e nordici dell’Unione, quali Francia, Germania, Austria, Belgio, ma anche Irlanda e Regno Unito, nonché Ungheria e Slovacchia. In altri termini, il rischio da disastro naturale è un fenomeno che interessa i responsabili politici di una parte rilevante dell’Unione Europea.

Come si affronta tale rischio? La natura del problema è che sono eventi nel contempo eccezionali e gravi: producono cioè danni ingenti in modo non sistematico. Per affrontare tali eventi occorre allora un orizzonte di lungo periodo, che spesso è quello che difetta ai governi in carica, e che invece dovrebbe caratterizzare le istituzioni. La necessità di un approccio istituzionale ci pone davanti a un secondo bivio: istituzioni nazionali o europee? Qui la risposta si ritrova nel principio di sussidiarietà, pietra angolare della costruzione europea: la politica economica deve essere disegnata a livello europeo, se tale livello assicura maggiori garanzie di efficacia e di efficienza.

In questo caso, la gestione del rischio da disastro naturale ha una componente finanziaria importante, che sarà tanto più efficace quanto più vengono assicurate economie di scala e di scopo.

Infatti il rischio da disastro naturale ha due facce, tra loro interconnesse: prevenzione e assicurazione. La prevenzione richiede almeno investimenti infrastrutturali rilevanti e sistematici, su orizzonti medi e lunghi: tali investimenti hanno bisogno di capitali pazienti, che possono essere anche privati se le infrastrutture possono produrre rendimenti stabili, anche se differiti nel tempo e normali nel livello. Occorre cioè un connubio tra finanza privata – cioè banche – e istituzioni pubbliche.

Allo stesso tempo, quanto più la prevenzione è efficace tanto più anche l’evento disastro naturale è assicurabile. L’assicurazione di un disastro naturale consente una migliore gestione dell’evento tragico, nel momento in cui – purtroppo – si realizza. Nei fatti, l’evento disastroso richiede un’immediata mobilizzazione di risorse, che spesso di nuovo vedono in azione in connubio mano pubblica, iniziativa privata e generosità individuale, che spesso rischia di fallire sul campo – con costi dolorosi che si assommano a costi già pagati – proprio per l’assenza di risorse già pronte per essere investite. Un sistema assicurativo pronto a entrare in azione ex ante è quello che meglio garantisce una gestione credibile ex post.

Dunque prevenzione e gestione del rischio da disastro naturale richiedono un intervento di istituzioni bancarie e finanziarie che sia sistematico, continuo e credibile. Il crescere della scala e della gamma aumenta l’efficacia della azione, rispetto a risposte che, in quanto locali e nazionali, hanno in sé un rischio più alto di essere parziali, a singhiozzo, o miopi. L’Unione dovrebbe avere un piano di prevenzione e assicurazione del rischio da disastro naturale, in cui coinvolgere in modo virtuoso i tre grandi attori: le istituzioni europee, le banche e le assicurazioni europee, le amministrazioni locali e nazionali.

L’Italia – che è purtroppo significativamente presente sia nelle mappe del rischio sismico che in quelle del rischio alluvione – potrebbe da subito essere un promotore importante. È una forma di condivisione del rischio, su un tema in cui tutti i Paesi europei possono essere disposti a fare un investimento di fiducia. Il messaggio di Ventotene è fresco. Alle parole possono seguire i fatti.

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