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Agenti - Futuro - Prospettive (Immagine Jack Moreh - Freerange Stock) Imc

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(di Anna Messia – Milano Finanza, numero speciale 1986-2016)

Il mercato assicurativo italiano è cambiato radicalmente: più forte (da 9,6 a 155 miliardi di premi) e più aperto. Ma i margini dí crescita sono ancora alti, così come le incognite legate alla tecnologia. Parla Maria Bianca Farina, presidente Ania

Oggi il mercato assicurativo ha cambiato volto rispetto a 30 anni fa. «Allora il settore era chiuso in se stesso, c’erano barriere all’ingresso (di fatto, non di diritto, ndr) ed era naturalmente meno esposto alla concorrenza», dice la presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, «ora la competizione non manca di certo». Gli assicuratori sono stati colpiti in pieno dall’ondata tecnologica che sta modificando dalle fondamenta modelli di business che per anni hanno consentito alle compagnie di veder lievitare il loro peso nei portafogli delle famiglie e nel sistema economico. A bussare alla porta del mercato ci sono rivali del calibro di colossi del web come Amazon, Google o Facebook che hanno rotto vecchi paradigmi e promettono di scompigliare il mercato replicando esperienze vissute in altri mercati. E oltre a loro ci sono giovani e veloci start-up che offrono nuovi approcci assicurativi ai clienti, come polizze da sottoscrivere in tempo reale con un click sullo smartphone, eliminando di colpo tutte le vecchie scartoffie e sfruttando appieno le nuove potenzialità offerte dalla tecnologia.

«Cambiamenti epocali che devono essere visti come un’opportunità e non come una minaccia», dice convinta la presidente dell’Ania che negli ultimi 30 anni ha seguito da vicino l’evoluzione delle assicurazioni italiane e ora non sembra affatto avere timore delle nuove competizioni. La sua carriera, iniziata in Ina, è proseguita fino a diventarne direttore generale nel 2004. Poi, nel 2007, c’è stato il passaggio in Poste Italiane dove ha fondato la compagnia Poste Vita arrivata, in meno di un decennio, al vertice del mercato. Da meno di un anno la sfida per Farina è ripartita dall’Ania, prima donna nella storia a guidare l’associazione delle compagnie di assicurazione, e davanti a lei, come racconta in questa intervista, ci sono nuovi impegnativi obiettivi, a partire dalla volontà di far conoscere meglio le assicurazioni agli italiani.

Domanda. Già oggi gli italiani sembrano essere molto legati alle polizze? Dal 1986 a oggi i premi sono lievitati da 9,6 a più di 155 miliardi…

Risposta. È vero sono numeri da capogiro e ci aspettiamo un trend di ulteriore crescita anche per gli anni a venire, anche se a un ritmo più rallentato. Gli italiani sono notoriamente un popolo di risparmiatori e si fidano delle assicurazioni. Del resto le compagnie hanno sempre dato prova di solidità negli anni attraversando indenni le grandi crisi come quella del 2008 o del 2011. Quando ci fu il crack di Lehman Brothers, che pure ebbe un impatto limitato per il settore, le assicurazioni scelsero di fare tutto il possibile per tutelare i propri clienti, rimborsando tutti gli investimenti e andando ben oltre le clausole contrattuali. Il grande sviluppo del settore è stato però determinato prevalentemente dal ramo Vita mentre gli italiani non si sono ancora resi conto del valore della protezione assicurativa. Fatto 100 il fatturato totale del settore solo il 30% deriva dal ramo Danni e la metà di questo è costituito dalla copertura obbligatoria Rc Auto. Ma è proprio il ramo Danni che può mettere in sicurezza i loro risparmi.

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D. In effetti l’Italia è notoriamente sottoassicurata nel Danni. Cosa fare per avvicinare gli italiani a questo mercato?

R. È una questione di informazione e per questo in Ania stiamo pensando di fare una campagna di comunicazione. Spesso si considera l’assicurazione come un costo e non come un investimento sulla serenità. Se chiedi ad una persona perché risparmia ti risponde in genere che lo fa per mettere da parte denaro per far fronte ad imprevisti. Ma una copertura assicurativa, con una spesa minima, può evitare alle famiglie di dover tenere fermo inutilmente risparmio e soprattutto evita di vivere nella paura che possa succedere qualcosa alla quale non sono in grado di fare fronte. È questo il messaggio che vorrei trasferire e lo stesso discorso vale anche per le imprese. Se ben assicurato un imprenditore non ha bisogno di tenere capitale fermo e può sviluppare e investire nella sua azienda perché di fronte a eventi imprevisti, come può essere un incendio o un terremoto, verrà rimborsato in tempi certi. Una questione quanto mai di attualità alla luce del sisma che ha colpito il centro Italia.

D. La scelta del Governo di Matteo Renzi è stata però quella di promettere di ricostruire tutto come era prima…

R. Sarebbe bello se lo Stato potesse coprire sempre ogni cosa perché del resto può essere visto come il più grande assicuratore del Paese, che applica agli italiani il concetto di mutualità che è alla base del sistema assicurativo. Ognuno versa un po’ per aiutare chi ha bisogno. Ma la pressione fiscale è già molto alta e bisogna guardare in prospettiva. Da una parte mettere in sicurezza il Paese, come prevede il piano Casa Italia, che mi sembra vada nella giusta direzione e ha lo scopo di salvare vite umane, dall’altra ragionare sulla collaborazione tra pubblico e privato su tematiche fondamentali per il Paese, come il terremoto appunto, ma non solo. La crescita economica più bassa e l’invecchiamento della popolazione stanno facendo emergere nuovi bisogni, e anche in questo caso lo Stato ha a disposizione meno risorse rispetto al passato per farvi fronte. Le assicurazioni possono offrire valide soluzioni. Ma non solo. Le assicurazioni sono anche pronte a sostenere la ripresa economica del Paese.

D. Si riferisce agli investimenti del settore?

R. Esattamente. Le imprese assicuratrici detengono investimenti per quasi 700 miliardi, il 42% del prodotto interno lordo italiano. Si tratta di risparmio investito con un orizzonte di 10-15 o anche venti anni che potrebbe in parte confluire in opere importanti, come infrastrutture per far crescere il Paese. Ma anche finanziando direttamente le imprese, come previsto dalle nuove normative. Le assicurazioni sono pronte e ben contente di dare il proprio contributo al sistema economico, ma bisogna creare strumenti e regole di mercato. Le compagnie impiegano risparmio prezioso dei propri clienti e come tale dobbiamo trattarlo e remunerarlo e non solo. Ci sarebbe bisogno di rivedere anche le regole di Solvency II. La nuova regolamentazione europea delle assicurazioni, partita a gennaio scorso, non distingue tra i vari rischi, e le richieste di capitale sono proibitive per questi investimenti. Fa un po’ di tutta un’erba un fascio, specie nel caso della formula standard (quella uguale per tutti, ndr). Servirebbe rivedere le regole per riuscire a parcellizzare meglio il rischio e le conseguenti richieste di capitale.

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D. Con i nuovi piani individuali di risparmio (Pir) previsti dalla legge di Bilancio 2017 che hanno un orizzonte di medio lungo termine e agevolazioni fiscali, il governo punta proprio a canalizzare il risparmio privato a sostegno della crescita economica. È lo strumento giusto?

R. Si tratta indubbiamente di una convergenza importante. Anche le compagnie, in questa fase di mercato caratterizzata da bassi tassi d’interesse, stanno cercando di individuare rendimenti più appetibili mentre d’altro canto le imprese italiane necessitano di liquidità che non riescono più ad ottenere dal sistema bancario tradizionale. Vedremo i dettagli. Nel Paese la politica viene spesso accusata di favorire banche e assicurazioni e non ci si rende conto che il nostro compito è sociale. Anche in questo caso non bisogna fare di tutta un’erba un fascio e se ci sono casi di mala gestio bisogna perseguirli, ma riconoscendo il valore del nostro ruolo e di quello delle banche. Un Paese più assicurato è un Paese più sicuro e nel 2015 le compagnie hanno pagato ai propri assicurati premi vita e danni per 145 miliardi.

D. Anche per l’Ape, l’anticipazione pensionistica che richiede una copertura assicurativa, pure quella nella legge di Bilancio, le compagnie sono state accusate di aver avuto dal governo un vantaggio…

R. Anche in questo caso bisognerà ovviamente vedere i dettagli delle nuove norme ma non pensiamo certo di trarre profitti da questa attività, che avrà ovviamente i suoi rischi. Lo spirito con cui stiamo guardando la questione è quello di dare un contributo per rispondere a nuovi bisogni.

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