Cosmofarma, Vecchietti (RBM): “La nostra sfida per il futuro? Il finanziamento della spesa farmaceutica privata”

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La spesa sanitaria privata è di 36 miliardi di Euro secondo il Rapporto CREA Sanità (Università Tor Vergata); l’87% pesa sulle spalle delle famiglie

“Il secondo pilastro sanitario finanzierà la spesa farmaceutica privata”: è partito da questo deciso concetto Marco Vecchietti (nella foto), consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute, intervenendo a Cosmofarma 2017 (evento di riferimento per gli operatori del settore farmaceutico) durante la tavola rotonda Le sfide del Self care: innovazione, empowerment responsabile, supporto alla sostenibilità del Sistema Sanitario, a cura dell’OCPS (Osservatorio Consumi Privati in Sanità di SDA Bocconi School of Management).

“Empowerment del paziente e self care – ha commentato Vecchietti – rappresentano sfide di cruciale importanza per il futuro del sistema sanitario del nostro Paese. Oggi i pazienti tendono a essere sempre più autonomi nelle loro scelte sanitarie, come confermato dallo studio dell’Osservatorio della Bocconi che indica come il 69% del campione coinvolto dichiari di decidere autonomamente il proprio percorso sanitario e il 14% di scegliere autonomamente il farmaco da farsi prescrivere”.

In quest’ottica, spiegano da RBM Assicurazione Salute, il ricorso alla sanità integrativa può rappresentare un importante strumento di responsabilizzazione del paziente mettendo al contempo a disposizione delle famiglie un più elevato livello di accessibilità alle cure: ”Oltre il 50% di coloro che ricorrono alla sanità privata lo fa principalmente per via della scarsa accessibilità (liste di attesa, difficoltà logistiche, problemi organizzativi) al Servizio Sanitario Nazionale – ha evidenziato Vecchietti –. Poco meno del 50% della spesa sanitaria di tasca propria è inoltre riconducibile, direttamente o indirettamente, ai farmaci”.

Sono diverse, rimarcano nuovamente dalla compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria, “le categorie di farmaci e le aree cliniche per le quali il cittadino deve pagare di tasca propria le medicine. Esiste, infatti, un’ampia serie di situazioni nelle quali la prescrivibilità dei farmaci a carico del SSN è limitata solo al ricorrere di determinati ambiti clinici al di fuori dei quali il costo rimane integralmente a carico del cittadino (si pensi ai farmaci impiegati in area gastroenterologica, ortopedica, dermatologica, cardiovascolare, oftalmica ed antistaminica). E poi, non può essere sottovalutata, la categoria dei cd. “Farmaci Innovativi”. Al riguardo vasta eco ha destato la commercializzazione di farmaci antivirali per il trattamento dell’Epatite C, il cui costo però ne ha fortemente limitato l’utilizzo. Anche in questo caso il trattamento a carico del SSN avviene solo al verificarsi di determinate condizioni cliniche (undici, per l’esattezza, fissate dalle Note AIFA) al di fuori delle quali il costo del trattamento è a carico del paziente”.

“Attualmente – ha proseguito Vecchietti – le forme sanitarie integrative intermediano poco meno dell’1% della spesa sanitaria privata degli italiani in farmaci, anche perché la normativa di settore (ferma oramai da più di un decennio) non prevede nessun incentivo in questa direzione. Tuttavia considerate le crescenti difficoltà di finanziamento che il SSN sta incontrando (e in prospettiva sempre più potrebbe incontrare) nel sostenere economicamente la somministrazione di nuovi farmaci a contenuto innovativo, riteniamo quanto mai opportuno riposizionare il perimetro di azione delle nostre polizze sanitarie in questo campo”.

“Per garantire un’adeguata accessibilità ai farmaci, così come del resto a tutte le altre prestazioni stabilmente acquisite di tasca propria dai cittadini (visite specialistiche, prestazioni diagnostiche, analisi di laboratorio, prestazioni odontoiatriche, etc), bisognerebbe affiancare al SSN – ha concluso il consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute – un secondo finanziatore collettivo (il c.d. “secondo pilastro sanitario aperto”), in grado di offrire, attraverso un modello di assicurazione diffusa, una protezione aggiuntiva a tutti i cittadini che preservi nel tempo l’universalismo e la sostenibilità del sistema sanitario del nostro Paese”.

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