COSTA CONCORDIA: CHI PAGA PER L’OPERAZIONE?

L’ANRA – l’Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali – analizza i costi dell’operazione di raddrizzamento della Costa Concordia

Costa Concordia - Rotazione ImcUno degli interrogativi riecheggiati nei giorni precedenti e successivi all’operazione Costa Concordia è stato inubbiamente quello relativo ai costi dell’intero progetto. In più occasioni sono state riportate le parole di Franco Gabrielli, il Capo della Protezione Civile che in audizione alla Commissione Ambiente della Camera ha detto: «Il contribuente italiano non spenderà un euro per il raddrizzamento e la rimozione della Concordia». A rotazione avvenuta, lo ha confermato anche Michael Thamm, amministratore delegato di Costa Crociere: ovvero, il conto delle spese per togliere dal Giglio la Concordia (oggi calcolate intorno ai 600 milioni di euro) potrebbe anche gonfiarsi, ma a pagare tutto sarà il privato, senza alcun intervento pubblico.

A darne ulteriore conferma con una nota diffusa oggi è anche l’ANRA, Associazione Nazionale dei Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali: «La copertura garantita dai Clubs dell’International Group per questo genere di rischi (rimozione di un relitto) prevede un limite di indennizzo fino a 5,5 miliardi di dollari per i danni a passeggeri ed equipaggio e un limite di indennizzo fino a 1 miliardo di dollari per rischi ambientali». Entrando nel dettaglio più tecnico, la responsabilità civile per danni a terzi nel settore marittimo è tradizionalmente appannaggio, quanto a coperture assicurative, delle società mutualistiche fra armatori. I cosidetti Clubs P&I (Protection and Indemnity), nati intorno al 1870 proprio allo scopo di unire le forze per garantire i membri delle stesse da rischi di questa tipologia, potenzialmente causa di rimborsi particolarmente gravosi.

I 13 principali Clubs del mondo fanno poi parte dell’International Group, organizzazione con finalità riassicurative che copre circa il 90% delle flotte naviganti in tutto il mondo. Nel caso di Costa Concordia il Club più esposto – ma ve ne sono altri coinvolti – è lo Standard Club con sede a Londra. «È possibile che Costa Crociere debba partecipare alle spese di rimozione nel caso sia prevista dal suo contratto una franchigia – afferma Alessandro De Felice, Consigliere di ANRA e vice presidente di FERMA (la Federazione europea delle associazioni di Risk Management) –, ma non v’è dubbio che i Clubs siano attrezzati per coprire le spese di rimozione, quale che sia la cifra finale. Tecnicamente ciascun Club copre fino al danno di 7 milioni di dollari, per la parte del danno fra 7 milioni e 50 milioni intervengono mutualisticamente gli altri Club dell’International Group ed oltre 50 milioni di dollari intervengono i contratti riassicurativi stipulatati dall’International Group fino al limite di 5,5 miliardi di dollari. Questo permette che tutte le operazioni di recupero, demolizione e il ripristino ambientale all’Isola del Giglio non graveranno di un solo Euro sul contribuente Italiano».

«Nel limite di franchigia di 5,5 miliardi di dollari – conclude De Felice – va poi osservato che sono compresi anche i risarcimenti ai passeggeri e personale viaggiante» .

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