Costi standard per le riparazioni come per la sanità. Li propone il Pd. Ma poi chi controlla?

Autoriparazione ImcI costi di riparazione dei veicoli incidentati come quelli della sanità: troppo alti per essere ancora sostenibili dalla disastrata economia italiana. E da tagliare fissando appositi standard. Questo è il principio di un emendamento del Pd al decreto legge Destinazione Italia per trovare un compromesso su uno dei punti più delicati del provvedimento: l’obbligo di rivolgersi ai carrozzieri convenzionati con le assicurazioni, che la norma di fatto impone. Ciò aveva provocato una sollevazione delle associazioni dei riparatori, perché le convenzioni verrebbero fatte all’insegna del massimo risparmio, a scapito di qualità e sicurezza. Credete sia roba da poco? Guardate il filmato di SicurAUTO su come peggiora la resistenza al crash test per un’auto riparata male.

In sostanza, il costo di una riparazione viene fissato dalla compagnia. L’emendamento mira invece a riportarlo in standard approvati dall’authority di settore, l’Ivass.

In realtà, gli standard esistono da sempre: riguardano i tempi della manodopera necessari per ciascuna operazione. Si tratterebbe di aggiornarli, generalizzarli e da aggiungere una parte relativa ai ricambi.

Un’operazione molto complessa, anche perché ci sono ricambi e ricambi: originali, di qualità equivalente all’originale e “di concorrenza“. E, per ciascuno di essi (ma soprattutto per gli originali) c’è il prezzo pieno (che di solito pagano solo le compagnie, quando risarciscono una riparazione fatta da una carrozzeria non convenzionata) e quello scontato (che è quello che ci fanno pagare quando abbiamo torto e dobbiamo riparare la nostra auto a nostre spese). In mezzo, c’è tutta una serie di combinazioni, legate anche al fatto che il riparatore a volte evidenzia sconti sulla manodopera che poi recupera facendosi pagare a prezzo pieno i ricambi che lui ha acquistato con sconto o addirittura facendo figurare di aver messo un pezzo più costoso di quello effettivamente montato. Tanto poi chi se ne accorge?

Dunque, fissare costi standard non basta: bisogna anche controllare come vengono fatte le riparazioni. Ma per fare questo occorre pagare periti davvero bravi e indipendenti, cosa che non è prevista da alcuna norma. E che non sembra essere nelle intenzioni delle compagnie.

Anzi: nella conferenza stampa della settimana scorsa in cui esplicitava le sue richieste di modifica al Dl Destinazione Italia, l’Ania si è detta contraria allo sconto obbligatorio per chi fa sottoporre il veicolo a ispezione preventiva prima di stipulare la polizza (per dimostrare che è integro e che esiste, visto che a volte si arriva ad assicurare il rottame di un’auto di lusso per poi simulare il furto e farselo risarcire a prezzo pieno). Ebbene, l’Ania ha motivato questo dicendo che le compagnie non hanno strutture sufficienti per fare queste verifiche in tutta Italia. Segno che vogliono impiegare personale interno e non i periti, che invece ci sono in tutta Italia.

Autore: Maurizio Caprino – Strade sicure (Articolo originale)

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