Crack Ligresti, il Pm chiede rinvio a giudizio per Peluso

Tribunale di Milano (4) Imc

Tribunale di Milano (4) Imc

(di Stefano Elli – Il Sole 24 Ore)

Stessa richiesta per altri 12

Il pm milanese Luigi Orsi ha chiesto il rinvio a giudizio per Piergiorgio Peluso, figlio dell’ex Guardasigilli Annamaria Cancellieri, con l’accusa di concorso in bancarotta.

Si tratta di una delle tappe finali di una lunga inchiesta sviluppata dalla procura di Milano (chiusa il 12 marzo scorso)sulla decozione e il fallimento di due delle holding personali della famiglia di Salvatore Ligresti: la Sinergia e la Im.Co. Nella richiesta di rinvio a giudizio, oltre a Peluso, figurano altre 12 persone, tutti amministratori e membri dei collegi sindacali delle due holding fallite il 13 giugno del 2013.

Peluso all’epoca dei fatti (siamo nell’agosto del 2010) era amministratore delegato di UniCredit Corporate Banking e lo fu sino al giugno dell’anno successivo, periodo nel quale venne nominato direttore generale, con ampie deleghe di gestione, di FonSai, il colosso assicurativo ora finito nell’orbita di Unipol. Al centro dell’inchiesta vi è un’operazione di dissipazione che sarebbe stata architettata in prima persona da Peluso e che, secondo il pm, avrebbe avvantaggiato UniCredit, già pesantemente esposta nei confronti del gruppo del costruttore di Paternò, consentendole di rientrare del proprio credito. La banca, tuttavia, non è stata chiamata in causa come persona giuridica in quanto la legge 231 del 2001 non viene applicata in casi di bancarotta. Complessa la dinamica dell’operazione che può essere sinteticamente descritta come un gioco delle tre carte in cui il debito si sposta dalla controllante (Sinergia) alla controllata (Im.Co): uno schema che Orsi aveva già incontrato in un’altra inchiesta datata 1992 che aveva portato al processo per il crack della De Angeli Frua e della controllante olandese Chamotte. Oggi come allora lo schema – secondo gli inquirenti – si è ripetuto. Im. Co si si è accollata il debito della controllante Sinergia: 108,5 milioni “eredità” di un finanziamento erogato anni prima da Bipop Carire (poi entrata nell’orbita di UniCredit). Quindi UniCredit finanzia nuovamente Im.Co, erogando 100 milioni di euro. Con lei partecipano all’operazione per quote minori (rispettivamente 15 e 5 milioni) anche la Bpm e la Banca popolare di Sondrio. Perché lo fanno? Perché è Im.Co a possedere l’unico asset da potere concedere in garanzia: l’area di via Ripamonti dove avrebbe dovuto sorgere il Cerba, il Centro europeo di ricerca biomedica avanzata. E infatti, a fronte del finanziamento, Im.Co., iscriveva a favore delle banche erogatrici un’ipoteca per 240 milioni, oltre al 60% del proprio capitale sociale. Ma tre anni dopo il tribunale fallimentare di Milano non avrebbe ammesso l’iscrizione della garanzia stabilendo contestualmente il fallimento delle due holding.

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