Credit Suisse-Entrate, accordo per 100 milioni

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

Credit Suisse (Foto Fabrice Coffrini/AFP/Getty Images) Imc

(di Angelo Mincuzzi – Il Sole 24 Ore)

Mancano gli ultimi atti formali per chiudere la trattativa, c’è il via libera della Procura di Milano. Al centro dell’inchiesta 13mila presunti evasori che avrebbero portato all’estero 14 miliardi di euro utilizzando finte polizze vita alle Bermuda

Credit Suisse Ag ha accettato di pagare imposte per circa 100 milioni di euro al Fisco italiano per chiudere il contenzioso aperto in seguito a un accertamento fiscale che due anni fa ha dato avvio a un’indagine senza precedenti della procura della Repubblica di Milano. Al centro dell’inchiesta ci sono 13mila presunti evasori fiscali che avrebbero portato all’estero 14 miliardi di euro utilizzando anche finte polizze vita alle Bermuda. Per la chiusura vera e propria della trattativa mancano solo gli ultimi atti formali, come l’adesione all’accertamento dell’Agenzia delle Entrate e il versamento della somma, ma – salvo contrattempi – la vicenda è in via di definizione. L’accordo tra Fisco e Credit Suisse Ag dovrebbe preludere all’invio dell’atto di conclusione dell’indagine penale. Secondo fonti legali, l’accordo avrebbe il via libera della procura di Milano. Nessun commento ufficiale, invece, dal Credit Suisse Ag. La vicenda delle polizze assicurative riguarda la casa madre svizzera dell’istituto bancario, mentre né Credit Suisse Italy né la filiale di Milano di Credit Suisse Life & Pension sono coinvolte.

Dopo i 318 milioni di euro incassati nel dicembre 2015 dalla Apple, la procura di Milano mette a segno, dunque, un altro risultato nella strategia inaugurata dal procuratore della Repubblica, Francesco Greco, per consentire allo Stato di rientrare in possesso del denaro sottratto al Fisco dalle multinazionali del web e dalle grandi banche coinvolte nel fenomeno del “turismo fiscale”.

A Milano il Credit Suisse Ag di Zurigo è indagato per riciclaggio sulla base del decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, in seguito a una perquisizione svolta dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, guidato dal colonnello Vito Giordano, avvenuta nel dicembre 2014 negli uffici della banca a pochi passi dal Duomo. In quella occasione, in un computer furono trovati i file relativi alle migliaia di clienti italiani del Credit Suisse Ag, documenti che non avrebbero dovuto trovarsi nella sede milanese della banca ma che inspiegabilmente erano in territorio italiano. L’inchiesta ha fatto partire ulteriori accertamenti della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate. L’indagine, coordinata fin dall’inizio dal procuratore della Repubblica, viene seguita dal pm Gaetano Ruta, che ipotizza a vario titolo i reati di frode fiscale, riciclaggio, ostacolo all’attività di vigilanza e abusivismo finanziario. La ricostruzione dei meccanismi della presunta frode fiscale è stata realizzata grazie alla consulenza tecnica del Nucleo di Banca d’Italia a supporto della procura, coordinato da Nicola Mainieri.

Gli investigatori hanno scoperto che una parte dei 14 miliardi depositati all’estero erano stati dirottati in polizze vita definite «di copertura». Si tratterebbe di circa 8 miliardi di euro investiti da 4mila italiani in polizze unit linked del Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp). I gestori del Credit Suisse facevano sottoscrivere ai clienti le polizze attraverso due società domiciliate in Liechtenstein e alle Bermuda. Ma era poi il Credit Suisse a occuparsi della gestione dei fondi.

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