Credito al consumo, se la polizza è fuori Taeg interessi come per i BoT

Credito - Imposte - Calcolatrice Imc

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(di Antonio Criscione – Plus24)

Per l’Abf non basta la sola restituzione dei premi pagati. Credit protection tra le «obbligatorie»

Una pronuncia del collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario turba i sonni degli intermediari finanziari e può costituire una potente “leva” a favore dei loro clienti. La decisione dell’Abf, in estrema sintesi, dice che, in un contratto di finanziamento conduso con un consumatore, il costo di una polizza assicurativa obbligatoria deve essere incluso nella clausola di determinazione del Taeg. Se questo non avviene, la clausola è affetta da nullità ai sensi dell’articolo 125 bis comma 6 del Testo unico bancario (Tub) e di conseguenza diventa applicabile il tasso sostitutivo legale previsto dal comma 7 della medesima disposizione. La decisione è la 1430 del 2016 del collegio di coordinamento.

«L’effetto di questa pronuncia – spiega Andrea Giannelli, professore di Banking Law presso l’Università Bocconiè che d’ora in poi per gli intermediari sarà molto pericoloso non indicare nel Taeg ogni polizza. Perché il collegio di coordinamento dell’Abf mette in correlazione due norme che finora non era scontato che lo fossero. Producendo un effetto molto penalizzante per l’intermediario». Le due norme sono i commi 6 e 7 dell’articolo 125-bis del Tub. Il collegio di Roma dell’Abf aveva “scisso” le due disposizioni. Secondo il collegio di Roma si sarebbe dovuto applicare il solo comma 6 dell’art 125-bis del Tub. L’effetto sarebbe statala nullità della clausola che prevedeva una polizza non inclusa nel Taeg, in base alla quale il diente avrebbe avuto il solo diritto di richiedere la ripetizione dei premi assicurativi “indebitamente” corrisposti dal consumatore.

Cosa avviene invece con la pronuncia del collegio di coordinamento dell’Abf? Secondo la decisione, spiega Giannelli, i due commi altro non sono che le due facce della stessa regola e quindi è nulla non solo la clausola relativa al costo “aggiuntivo” relativo alla polizza assicurativa, ma nulla è anche la clausola relativa al Taeg che non indude il costo della polizza. L’effetto è che invece del Taeg previsto si applica il tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali. Secondo la pronuncia il collegamento e l’effetto conseguente delle due regole è obbligato, perché «diversamente opinando, dovrebbe pervenirsi a una vera e propria aporia: considerare in pari tempo nulla la clausola che prevede un costo che per legge doveva essere incluso nel Taeg e valida la clausola del Taeg che illegittimamente non lo ha previsto».

«La decisione del collegio di coordinamento – afferma Antonella Sciarrone, docente di diritto bancario all’Università Cattolica di Milano porta in superfice un problema in realtà già da tempo latente anche se non risulta indagato in modo esplicito dalla dottrina e dalla giurisprudenza». Secondo Sciarrone la tesi dell’azione combinata delle due norme, fatta propria dal Collegio di coordinamento è una delle possibili soluzioni, come dimostra il fatto che il collegio di Roma, nel rimettere la questione avesse dato una lettura separata dell’ambito di applicazione delle due regole.

C’è poi la questione dell’obbligatorietà delle polizze. Un concetto che nel tempo si è andato via via estendendo. E a una lettura estesa sembra aderire l’Abf, non solo per quanto riguarda il collegio di coordinamento. Il testo della decisione ricorda infatti che il collegio remittente aveva rilevato che le polizze assicurative contestualmente stipulate (di credit protection per il caso morte o invalidità del ricorrente) dovevano essere induse nel Taeg. «In base alla decisione – conclude Sciarrone – emerge che il collegio di coordinamento condivide e perciò integralmente recepisce tutte le osservazioni in fatto e in diritto dal collegio territoriale remittente in ordine al carattere “obbligatorio” di queste polizze».

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