Crenca (Attuari): “Apriamo un tavolo per discutere il sistema del Welfare”

Giampaolo Crenca (3) Imc

Giampaolo Crenca (3) Imc

(di Catia Barone – Repubblica Affari & Finanza)

Parla il presidente del Consiglio Nazionale della categoria professionale: “Dobbiamo ripensare a pensioni e assistenza sanitaria con l’ottica dei giovani e dei meno giovani che hanno lavori saltuari”. Un modello sostenibile per tutti gli italiani che rimette in discussione l’attuale assetto

Che vita avranno i pensionati del futuro? Cosa si può fare per garantire alla loro vecchiaia l’autosufficienza di chi oggi ha 20, 30, 40 anni? Anche di questo si è parlato durante l’ultimo Congresso nazionale degli attuari. Un tema complesso e difficile che ha spinto la categoria professionale a chiedere, già da qualche tempo, di aprire un tavolo al Ministero del Lavoro per nuove soluzioni di welfare.

Gli esperti dei calcoli connessi alla gestione dei rischi si confrontano ogni giorno con dati, informazioni, statistiche, previsioni e più di altri vedono chiaramente la “fotografia”, non proprio brillante, del nostro futuro. Proprio per questo gli attuari vogliono dare un contributo, e diventare i protagonisti della vita sociale ed economica del Paese nel delicato ruolo che svolgono ogni giorno.

«In linea teorica – spiega Giampaolo Crenca (nella foto), presidente del Consiglio nazionale degli attuariun allungamento della vita lavorativa dei contribuenti consentirà, anche con il sistema contributivo, di raggiungere pensioni più elevate. Ma la diffusione di carriere “basse” e di lavori discontinui, oltre agli effetti sull’andamento del Pil fa prevedere pensioni di livello inadeguato». Il “rischio povertà”, secondo Crenca, non è però l’unico che dovrà essere affrontato dai futuri pensionati. Ci saranno problemi di salute, di perdita dell’autosufficienza, oltre al rischio “anzianità” legato alla perdita del lavoro (o alla necessità di ridurre l’attività lavorativa) nelle età più avanzate ma non ancora coperte dalla pensione, soprattutto dopo la legge Fornero che ha bloccato la possibilità di andare anticipatamente e volontariamente in quiescenza.

I problemi sono tanti. Da una parte abbiamo una popolazione in continuo invecchiamento, come confermato dai dati Istat, dall’altra aumenta la difficoltà a curarsi (seconda l’ultima ricerca del Censis nel 2012 gli italiani costretti a rinunciare o a rinviare prestazioni sanitarie erano 9 milioni, l’anno scorso sono saliti a 11 milioni).

Ecco perché gli attuari propongono una soluzione alternativa: aprire con il governo un tavolo di discussione su un welfare “integrato” e “allargato”.

Di cosa si tratta, esattamente? Lo spiega Crenca: «Dobbiamo mettere insieme soluzioni di lavoro, previdenza, assistenza e sanità. E poi farle parlare tra loro. In buona sostanza, l’obiettivo è far sì che tutti i cittadini possano avere in qualsiasi momento, su ciascun elemento, un trattamento e una copertura sufficiente ad affrontare ogni situazione».

Il progetto proposto dagli attuari è di creare un gruppo di esperti in grado di individuare le carenze di ogni singola componente per tipologie o gruppi di persone. Poi individuare gli strumenti (già esistenti o nuovi) in grado di dare una copertura a tutti.

«Non deve tuttavia essere un progetto a macchia di leopardo, con coperture soltanto per alcune categorie professionali ma un progetto complessivo pensato per tutti i cittadini del paese», sottolinea il presidente del Consiglio nazionale degli attuari.

In uno scenario di questo tipo, i fondi pensione complementari e tutto il comparto della previdenza integrativa saranno probabilmente chiamati a svolgere una funzione di sostegno al reddito, oltre che di integrazione della pensione, mentre i fondi sanitari dovranno sviluppare particolari forme di copertura legate alle nuove esigenze derivanti dalle problematiche legate all’occupazione, all’andamento economico e alla demografia.

Al di là di tutto, esistono comunque realtà positive dalle quali partire: «Ci sono gli interventi di welfare per alcune categorie (si pensi ad esempio ad alcune casse di previdenza dei professionisti o ad alcuni contratti collettivi di lavoro che già prevedono interventi di questo tipo) – dice Giampaolo Crenca –. Quel che manca, però, è la strategia globale e ciò rischia nel tempo di produrre, sotto il profilo del welfare, cittadini di serie A e cittadini di serie B. Invece, un progetto per tutti non solo è in grado di evitare questa sperequazione, ma può mettere in sicurezza sotto il profilo economico una voce rilevante di spesa attraverso un corretto equilibrio tra pubblico e privato».

La proposta degli attuari è in sostanza quella di ridiscutere globalmente e unitariamente tutti gli interventi di welfare.

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