Crenca: “Le proposte degli attuari per superare la crisi del welfare”

Giampaolo Crenca (3) Imc

Giampaolo Crenca (3) Imc

(di Catia Barone – Repubblica Affari & Finanza)

Per il presidente del Consiglio nazionale degli attuari “il problema resta sempre lo stesso: la durata della vita umana aumenta e cresce di conseguenza la necessità di assistenza e salute, soprattutto per gli anziani”

«Se non interveniamo subito con politiche mirate di welfare, rischiamo di trovarci di fronte a cittadini di serie A e di serie B». Giampaolo Crenca (nella foto), presidente del Consiglio nazionale degli attuari, lancia l’allarme.

«La questione si fa sempre più impellente – spiega Crenca –. Gli ultimi provvedimenti proposti dal Governo sulla previdenza, seppur ispirati alla ricerca di una flessibilità nell’accesso anticipato al pensionamento, l’hanno di fatto introdotta, ma in modo assai limitato per motivi di disponibilità economiche». Il problema resta sempre lo stesso: la durata della vita umana aumenta e cresce di conseguenza la necessità di assistenza e salute, soprattutto per gli anziani. Se a tutto ciò aggiungiamo la rinuncia a una parte delle cure mediche per colpa della crisi, il tema diventa sempre più attuale e preoccupante.

«Qualche buona notizia – sostiene, però, il presidente del Consiglio nazionale degli attuari – viene da alcune proposte del Governo che intendono sostenere il welfare aziendale con alcune agevolazioni e interventi, più le aperture verso le Casse di previdenza dei professionisti». Secondo Crenca, uno degli strumenti attraverso i quali innestare progetti di welfare integrato è proprio quello delle agevolazioni. Sì perché nel panorama lavorativo ci sono tutti: i lavoratori del settore pubblico, gli autonomi, i parasubordinati, i giovani, i pensionati. «È necessario che i provvedimenti si allarghino a tutta la popolazione, anche in forme e modalità diverse – sottolinea Crenca –. Ma non è finita qui, perché queste politiche devono saper integrarsi e utilizzare al meglio alcuni strumenti che già esistono, come i fondi pensione, i fondi sanitari e le coperture offerte dal mondo assicurativo». L’obiettivo è che tutti abbiano armeno un trattamento sufficientemente adeguato sulle quattro componenti basilari del welfare (lavoro, previdenza, assistenza e salute). Per farlo è necessario identificare gli strumenti adeguati per realizzarlo. «Ed è qui che gli attuari – spiega il presidente – possono dare un contributo importante, ovvero l’analisi dei gap di welfare per gruppi, tipologie e settori trovando ogni volta soluzioni risolutive e strutturali».

Un’altra sfumatura da non sottovalutare è la questione dei giovani. Interrogarsi sul futuro a 40, 45 o 50 anni di età è sbagliato, perché rischia di essere troppo tardi. «I ragazzi devono pensarci sin dai primi anni di lavoro e cominciare a destinare subito risorse nelle forme di welfare disponibili, cercando anche di essere coperti dai rischi più importanti tramite l’individuazione di una scala di priorità e di necessità».

Secondo gli attuari, il futuro del welfare potrebbe allargarsi ad altri ambiti: i rischi legati alle abitazioni, le polizze su terremoti e catastrofi, l’Rc auto, la tutela legale, le coperture di responsabilità civile, i sussidi al lavoro, sostegni ulteriori alla maternità e alle situazioni di invalidità da infortunio e da malattia, alle long term care (per i non autosufficienti), alle malattie gravi, ai grandi interventi chirurgici. In realtà, alcuni di questi casi sono coperti, ma è necessario rimodulare tutto in un progetto complessivo: «Noi siamo già pronti e stiamo già lavorando sia sui contratti collettivi di lavoro, sia su un discorso più ampio che riguarda i singoli settori, dando il nostro contributo professionale e idee a sostegno della vita sociale ed economica del Paese».

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