CRESCE LA SPERANZA DI VITA DEI PENSIONATI DI 65 ANNI

Uno studio condotto dal Consiglio nazionale e dall’Ordine nazionale degli attuari evidenzia che fino al 2040 si allungherà sino a 88 anni per gli uomini (contro gli attuali 84) e a 92 anni per le donne (88).  

Da qui al 2040 la speranza di vita dei pensionati di 65 anni si allungherà sino a 88 anni per gli uomini e 92 anni per le donne, con un sensibile incremento rispetto al dato attuale (84 anni per gli uomini e 88 per le donne). La longevità di chi percepisce una rendita pensionistica resterà superiore alla media generale dell’intera popolazione. Sono questi i dati più significativi emersi dallo studio La mortalità dei percettori di rendita in Italia, presentato oggi a Roma dal Consiglio nazionale e dall’Ordine nazionale degli attuari.

Alla presentazione, avvenuta nella sala Mancini presso la direzione generale dell’Inps, sono intervenuti Mauro Nori, direttore generale dell’Inps, Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale attuari, e Luigi Di Falco, Massimiliano Menzietti, Piero Cocevar e Carlo Conforti per l’Ordine degli attuari.

Nello studio, si legge nel comunicato relativo all’evento, «viene analizzata l’evoluzione della speranza di vita nel periodo 1980-2009 per dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi, medici, avvocati e lavoratori dello spettacolo e dello sport. Il numero di posizioni oggetto di rilevazione e di analisi è risultato nell’ultimo anno, il 2009, pari a quasi 10 milioni di unità, cioè più di tre quarti della popolazione dai 65 anni in su, per oltre 142 miliardi di euro di pensioni e rendite annue erogate.

Dai dati dello studio emerge che negli ultimi 30 anni la speranza di vita a 65 anni dei percettori di rendite si è allungata mediamente dell’1% annuo, attestandosi nel 2009 a circa 84 anni per gli uomini e a circa 88 per le donne.

Lo studio riporta anche  le previsioni sulla mortalità dei percettori di rendite di vecchiaia per il periodo 2010-2040. Le previsioni sono state effettuate su alcuni collettivi (in particolare dipendenti privati, lavoratori autonomi e il totale dei due), individuati in virtù della maggiore numerosità, disponibilità di dati storici e regolarità dei dati rilevati. I diversi modelli di proiezione adottati, sia di tipo stocastico che deterministico, confermano in via generale l’incremento delle longevità dei percettori di rendite pensionistiche anche nel periodo di previsione, con valori che si mantengono più elevati rispetto alla popolazione generale e che si attestano nel 2040 a circa 88 anni per gli uomini e a circa 92 per le donne».

«Lo studio che la professione attuariale oggi mette a disposizione del Paese ha una valenza scientifica, professionale e operativa  dal momento che fornisce informazioni e dati preziosissimi sull’evoluzione della mortalità dei percettori di rendita in Italia, utili al Governo e agli operatori di mercato per le politiche e le scelte in campo previdenziale», ha commentato Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale attuari. «Per questo proponiamo che lo studio venga sistematicamente e periodicamente aggiornato per diventare un avvenimento ricorrente nel settore previdenziale, riconosciuto dal Governo, allargandone ancora i partecipanti e coinvolgendo anche istituzioni quali la Ragioneria Generale dello Stato e l’Istat che già operano con ricerche e proiezioni nel più vasto settore delle previsioni demografiche della popolazione generale».

Allo studio hanno aderito enti e organizzazioni che operano in ambito previdenziale (Ania, Assofondipensione, Assoprevidenza, Cassa Forense, Enpals, Enpam, Inail, Inpdap e Inps) fornendo dati e informazioni nonché partecipando mediante propri collaboratori. Ai lavori hanno partecipato anche rappresentanti dell’Ordine degli Attuari, e vi hanno assistito rappresentanti della Covip e dell’Isvap.

        

Redazione – Intermedia Channel

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