D.A.S.: ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA PER LE QUOTE ROSA TRA I MANAGER

Donne - Manager ImcSecondo D.A.S., che ha analizzato i dati sui manager presenti nei Paesi UE in occasione del lancio della polizza “Difesa D&O” rivolta a dirigenti, quadri, amministratori e sindaci, l’Italia è al 4° posto dopo UK, Francia, Germania e Polonia, con una quota del 7%.

La Gran Bretagna è il regno europeo dei manager, ma la Lettonia è quella che da più spazio alle donne dirigenti; l’Italia è solo quarta per numero assoluto di manager (dietro la Polonia) e fanalino di coda per le quote rosa. Sono questi i principali risultati di un’analisi condotta da D.A.S., la compagnia del gruppo Generali specializzata nella tutela legale, in occasione del lancio della polizza Difesa D&O, prodotto che – si legge in una nota – “offre l’assistenza legale e il rimborso delle spese di giustizia a favore di tutti i top manager dell’azienda, compresi i membri del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale”.

Con la crisi e l’incremento dei contenziosi – spiega Roberto Grasso, direttore generale e amministratore di D.A.S. Italiaabbiamo riscontrato da parte dei manager una crescente necessità di sentirsi tutelati nello svolgimento degli incarichi affidati all’interno della Società. L’attività dei top manager comporta infatti grandi responsabilità e di conseguenza espone a importanti rischi di natura legale che possono determinare anche imputazioni di carattere penale, con spiacevoli conseguenze di natura economica e personale. Difesa D&O garantisce alle figure apicali della Società un servizio di consulenza e assistenza legale qualificato, integrando perfettamente le garanzie offerte dalle polizze di Responsabilità Civile Directors and Officers”.

Nel Regno Unito risiede quasi un quarto (24%) dei manager attivi in tutta Europa, poco più di 3 milioni alla fine del 2012 (fonte Eurostat), molto più numerosi che in Francia (15% del totale) e Germania (14%). L’Italia con circa 860 mila dirigenti è solo quarta dopo la Polonia (8%) con una quota del 7%. Numeri che nel nostro Paese si sono più che dimezzati negli ultimi 5 anni: -56% rispetto al 2007, da 2 milioni a meno di 900 mila. Del resto, secondo quanto risulta a D.A.S. dall’analisi effettuata, in questo arco di tempo i dirigenti attivi nell’Unione Europea sono diminuiti di un terzo (-29%) da 18 a 13 milioni circa. Un vero e proprio boom c’è stato in Danimarca, dove i dirigenti sono diminuiti del 76% (da 214 mila a 51 mila a fine 2012). Se il calo del 64% in Grecia (da 454 mila a 165 mila) si spiega facilmente con la crisi di quel Paese, analogo è l’arretramento registrato in Finlandia (- 63%, da 249 mila a 92 mila manager). Mentre in Inghilterra il numero di dirigenti si è ridotto in linea con la media europea, in Francia (-12% dai circa 2,2 milioni agli 1,9 milioni) e Germania (-16% dai circa 2,1 milioni agli 1,8 milioni) la riduzione è stata più contenuta. Gli unici Paesi a registrare nel quinquennio 2007-2012 una crescita del numero di manager sono stati Malta (+32%), Slovenia (+22%), Cipro (+13%) e Svezia (+13%).

Le quote rosa. Mediamente nell’UE solo un terzo dei manager (33%) è di sesso femminile. Sopra la media quasi tutti gli Stati dell’Est europeo. Spicca su tutti la Lettonia, dove siamo vicini alla parità (46% del totale pari a 36.500). Un gradino indietro troviamo Francia, Slovenia, Lituania e Ungheria, tutti al 39% con la Francia che pesa ovviamente più degli altri in valori assoluti con 751 mila donne dirigenti. Nella graduatoria seguono altri Stati dell’est: la Polonia (38%) e la Bulgaria (36%) che precedono un Paese spesso associato alla parità di genere come la Svezia (34%). L’Italia ha poco più di un quarto delle donne manager (26%, 217 mila), ed è fanalino di coda al quintultimo posto, davanti soltanto Grecia (25%), Repubblica di Macedonia (23%) Lussemburgo (18%) e Cipro (16%).

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