Dai pacchi al risparmio, Poste punta sull’asset management

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

(di Lucilla Incorvati – Plus24)

L’operazione Pioneer con Anima può creare valore se si “blinda” il distributore e si chiude a un prezzo congruo

Dopo l’operazione Fineco (ceduta al mercato una quota del 20%) UniCredit stringe su Pioneer. E Poste Italiane, in gara con Anima (di cui ha rilevato un 10,2%) e Cdp, gioca un ruolo decisivo. Da un punto di vista finanziario «grazie a un’equity story interessante potrebbe generare un upside del 26%», hanno detto già mesi fa gli analisti di Equita. Ma soprattutto si consacrerebbe quel cambio di pelle che Poste ha iniziato da tempo e che la rende molto diversa dagli altri big delle spedizioni come la britannica Royal Mail, privatizzata nel 2013, l’olandese Post NL o la tedesca Deutsche Post, sul listino da 15 anni. Se quelle sono ancora fortemente focalizzate sulla consegna di lettere e pacchi per Poste Italiane la gran parte dei ricavi arriva dalla finanza. Con PostePay ha poi accelerato sulla via della digitalizzazione, si è lanciata con Eppela nel crowfunding e tra le nuove App c’è il nuovo servizio P-2-P per trasferire denaro tra amici stile whatsapp.

Un conglomerato finanziario

I progetti dell’ad, Francesco Caio, sono chiari: fare di Poste un leader nell’asset gathering, nelle transazioni digitali e nell’e-commerce entro il 2020. «Pensiamo che grazie alla sua solidità (buona crescita di ricavi e utili al di sopra delle attese) e al suo posizionamento nell’e-commerce e nell’asset management possa riuscire – spiega Gian Luca Ferrari, analista di Mediobanca Securities che sul titolo ha un giudizio di outperform –. L’asset di maggior valore è il network di oltre 13mila uffici postali, superiore a quella delle cinque maggiori banche italiane messe insieme (33milioni di clienti di cui 11 sono utilizzatori di servizi online e 23 milioni di transazioni all’anno)». Come spiega l’esperto, Poste Italiane sta cambiando pelle anche dal lato dei clienti: dei solidi 487 miliardi di asset che detiene ben 100 miliardi provengono da clientela affluent. Un segmento, questo, che si può potenziare con un sano cross selling di prodotti finanziari. Tra i nuovi target di clienti ci sono gli immigrati che se oggi utilizzano Poste per rimesse di denaro nei loro paesi e per fare pagamenti, possono diventare i risparmiatori del futuro. «Non mancano alcuni punti critici – evidenzia Ferrari –, in primis la ristrutturazione del ramo postale e pacchi dove resta in bilico la crescita per linee esterne con l’acquisizione di Bartolini, operatore leader italiano. Poste vuole sviluppare la propria presenza nelle piattaforme digitali di pagamento tanto che ha acquistato una quota del 15% in SIA. Ma gli investitori potrebbero trovare elevato il prezzo pagato per questo deal».

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Partita Pioneer

Nella partita per diventare con Anima un grande player dell’asset management, Poste deve come minimo avvicinarsi all’offerta Amundi di circa 4 miliardi. Quello che conta sui circa 220 miliardi di asset sono soprattutto gli 87 miliardi collocati in Italia, oltre ovviamente alla rete distributiva, cioè gli sportelli UniCredit che collocano fondi Pioneer. E ai fini dell’operazione sarà determinante anche capire quale sarà l’impegno del distributore È un’operazione che porta valore? Secondo Carlo De Vanna, gestore di Ersel, dipende da come sarà strutturata e dal prezzo di acquisto. «E con Anima potrebbero esserci anche importanti sinergie industriali – aggiunge –. Ovviamente Poste ha anche la possibilità di crescere in altre direzioni come i sistemi di pagamento elettronico. Si tratta solo di valutare la strada più efficiente. Fino ad oggi bisogna dare atto al management di aver saputo costruire una storia interessante sotto il profilo delle potenzialità di crescita e del taglio dei costi. In quest’ottica l’investimento ci sembra interessante, anche se al momento manca un track record rispetto a quanto raccontato in sede di Ipo». Secondo De Vanna il limite principale deriva dalla qualità della rete di vendita che ben difficilmente potrà essere convertita per vendere prodotti a maggiore valore aggiunto. Sul caso Pioneer anche Ferrari ritiene debba essere fatto ad un prezzo congruo e secondo un razionale strategico/industriale dell’operazione. «In alternativa per Poste potrebbe essere più premiante rimanere – conclude – un distributore di fondi Anima e di prodotti di terzi per ciò che concerne altri servizi bancari».

L’impatto sul titolo in Borsa

Anche sulla vendita di un’ulteriore quota di Poste da parte del Tesoro, oggi rinviata ma inevitabile per rispettare gli impegni presi con le autorità europee, l’operazione Pioneer potrebbe avere un suo perché. Il titolo partito da 6,75 oggi quota 5,92 euro. «Visto che la prima vendita è stata fatta esattamente un anno fa oltre il 10% sopra gli attuali livelli (circa la metà, se considero il dividendo pagato) – aggiunge De Vanna –, reputiamo improbabile che possano tornare sul mercato ad un prezzo molto distante da quei livelli. Se invece dovesse concretizzarsi un’operazione straordinaria tipo Pioneer, allora la storia cambierebbe e bisognerebbe valutare la società su ipotesi diverse».

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