Dall’affare Toro agli imprenditori veneti, la parabola dell’ad criticato da Del Vecchio

Nel mirino del cda undici anni di operazioni di Perissinotto. Le prime contestazioni con il caso Kellner

Giovanni Perissinotto (ph. Interpress Venezia) ImcE’ la prima volta nella storia della compagnia assicurativa che si quotò nel 1857 sulla Borsa di Trieste, che due dei tanti manager che si sono avvicendati alla guida delle Generali vengano chiamati a rispondere del loro operato. In realtà sono tantissime le operazioni che hanno suscitato critiche e perfezionate tra il 2001 e il 2012 nell’era di Giovanni Perissinotto (nella foto, di Interpress-Venezia), a cominciare dall’acquisto della Toro da parte delle Generali e dal successivo e contestuale investimento del gruppo De Agostini nella compagnia del Leone che risale al 2006. Ma i primi malumori della gestione Perissinotto si avvertono nel 2011, in seguito a un accordo stipulato nel 2007 (e rinegoziato nel 2009) con il finanziere ceco Petr Kellner. I dettagli dei rapporti tra Generali e il gruppo Ppf con il contratto di put che garantiva un’uscita a Kellner vengono resi noti al consiglio e al mercato solo su richiesta di alcuni soci e della Consob. Ma il primo a puntare il dito contro Perissinotto nel 2012 è Leonardo Del Vecchio, che è uno degli azionisti della compagnia ma si era dimesso un anno prima dal consiglio dalle Generali. Il patron di Luxottica, alla vigilia dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, contesta l’operato del management di Trieste in un’intervista al Corriere della Sera.

Di lì a poche settimane il cda del gruppo assicurativo metterà ai voti la sfiducia all’amministratore delegato, una procedura contestata in consiglio solo da Diego Della Valle, che di Generali era amministratore ma non azionista. E nell’inchiesta interna elaborata sotto la gestione di Mario Greco nel luglio 2012, le operazioni sotto la lente spaziano dalle attività immobiliari con il gruppo Caltagirone agli investimenti del gruppo Generali in alcuni fondi di private equity che ruotano nell’orbita De Agostini, ma oggetto di una particolare verifica sarebbero gli investimenti fatti da Generali nei confronti di un gruppo di imprenditori veneti vicini a Perissinotto. Si tratta di Enrico Marchi e Andrea de Vido e della loro Finanziaria Internazionale, società che tra le altre attività controlla l’aeroporto di Venezia. In proposito Greco lo scorso novembre ha chiuso tutti i rapporti con la holding Agorà attraverso cui Marchi controlla lo scalo veneto, generando anche un ritorno superiore rispetto a quanto stabilito dal contratto. Un altro dei nodi esaminati dall’audit avrebbe ad oggetto alcuni investimenti del gruppo di Trieste nella Valbruna che fa capo alla famiglia Amenduni e nella Palladio di Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago, finanziaria che tra le altre cose nel 2012 figurava già tra gli azionisti di Generali.

Autore: Sara Bennewitz – La Repubblica

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