Dalle polizze ai buoni, i guai di Poste

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

Poste Italiane - Ufficio postale Imc

(di Federica Pezzatti – Plus24)

L’incidente dei fondi immobiliari non è il primo inciampo nei rapporti tra Poste italiane e i suoi numerosissimi clienti. Contenziosi che tuttavia si sono quasi sempre risolti trovando un accordo con i risparmiatori.

Uno dei settori caldi ha riguardato le polizze index linked. Dopo la crisi Lehman è emerso infatti che c’era stato un declassamento di due dei cinque Cdo (Collateralized debt obligation) contenuti in Programma Dinamico, una gamma di prodotti decennali azionari a capitale garantito venduti da Poste Vita anche a risparmiatori poco avvezzi al rischio. Da qui la decisione di avviare una conciliazione tra Poste Vita e 17 associazioni dei consumatori. L’accordo del maggio 2009 stabiliva che i possessori delle polizze index linked (Classe 3 A Valore Reale, Ideale, Raddoppio e Index Cup, della serie Programma Dinamico), sottoscritte tra il 2001 e il 2002, venivano sollevate dal rischio di investimento, assorbito da Poste. A fronte di ciò gli assicurati hanno recuperato il 105% del capitale, in cambio del passaggio a nuove polizze garantite da Poste Vita i cui termini di scadenza della polizza venivano estesi di circa 3 anni (al 31 dicembre 2015). La soluzione di Poste venne accettata dalla quasi totalità dei sottoscrittori: solo l’1% non aderì. In alcuni casi l’adesione non fu però un’idea vincente (naturalmente con il senno di poi): la polizza Classe 3 A Valore Reale, per esempio, una volta giunta a scadenza nel 2012 ha rimborsato il 147%, contro il 105% incassato tre anni dopo da chi invece ha sostituto il prodotto.

Da allora la correzione di rotta è stata evidente e ora il gruppo si sta concentrando su prodotti sicuri come le polizze Ramo I e i piani pensionistici (nel 2016 Poste Vita ha raggiunti i 19 miliardi). Un altro incidente è capitato, a dire il vero non per colpa di Poste, nel caso delle cosiddette polizze dormienti. La responsabilità delle modifiche non è stata direttamente di Poste Vita ma della legge 166 e il problema ha coinvolto l’intero settore assicurativo. Il “decreto Alitalia” dall’entrata in vigore (27 ottobre 2008) portava da uno a due anni il termine della prescrizione per le polizze (a cui Poste Vita aveva rinunciato nei suoi contratti con conseguenze particolarmente gravi per i suoi clienti), ma stabiliva nel contempo che i capitali derivanti da “polizze dormienti” fossero da devolvere tassativamente al Fondo per le vittime dei crack finanziari del ministero dell’Economia. La soluzione generale è stata poi trovata con l’abolizione della retroattività della prescrizione. I denari nel frattempo incamerati dal fondo vittime dei crack potevano essere recuperati partecipando ai bandi Consap.

Ma il caso più eclatante di cambio delle regole del gioco a partita iniziata riguarda i buoni fruttiferi di Cassa depositi e prestiti. Non solo per la questione delle serie M, N, O emesse dal 1974 al 1986 per le quali i vari decreti del Mef nel tempo avevano dimezzato i rendimenti stampigliati sul retro. In diversi casi il contenzioso verte su buoni emessi compiendo errori materiali da parte degli addetti. È il caso della serie AF, talvolta consegnata per errore allo sportello, quando in realtà erano già entrate in vigore le condizioni di peggior favore per il cliente previste dalla serie successiva (AG). Poste si era impegnata in questi casi a rimborsare il maggior importo a coloro che effettuavano un semplice reclamo, senza adire le vie legali. Ma le numerose sentenze che continuano a essere emanate su questo tema ci fanno pensare che la promessa non sia stata mantenuta.

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