Danno da perdita di congiunto, va considerata con la massima attenzione l’età dei superstiti

Cassazione - Esterno Imc

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(di Giampaolo Piagnerelli – Quotidiano del Diritto)

Il danno da perdita di congiunto è vero che rientra nella più generica nozione di ristoro del danno non patrimoniale. Il giudice di merito, tuttavia, quando quantifica l’entità del danno da perdita di congiunto deve adeguarsi alla situazione con cui si viene a trovare e considerare in particolare l’età della persona deceduta e dei figli superstiti. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza 10 gennaio 2017 n. 238.

La vicenda – La Corte si è trovata alle prese con un gravissimo incidente stradale nel quale una macchina – per l’alta velocità – aveva invaso l’altra corsia provocando nell’urto il decesso immediato di una donna passeggera sul veicolo che non aveva colpa. A seguito della sentenza di secondo grado ai figli era stato riconosciuto a ciascuno un danno quantificabile in circa 150mila euro. Nel frattempo uno dei due figli è divenuto maggiorenne e ha proposto ricorso per Cassazione e rivedere le somme corrisposte a suo parere troppo basse. In particolare il ragazzo eccepiva come il giudice di merito avesse ritenuto non specifico il motivo di impugnazione relativo all’entità del danno da perdita di congiunto perché il ricorrente, nel far riferimento alla liquidazione di cui alle tabelle in uso presso il Tribunale di Roma, aveva omesso l’indicazione degli specifici parametri, quali convivenza, parentela, età al momento della perdita ed altro, che il giudice di primo grado avrebbe omesso di considerare nel caso di specie. In particolare il ricorrente ha chiarito che anche in secondo grado la richiesta non è stata presa in considerazione per difetto di specificità del motivo avente a oggetto l’entità della liquidazione del danno non patrimoniale da perdita di congiunto, avendo egli specificamente contestato che la liquidazione effettuata dal primo giudice nella misura di 150mila euro per ciascuno dei figli al momento della decisione era riduttiva. Il primo giudice, infatti, non aveva considerato elementi di fondamentale importanza come ad esempio la circostanza che la madre avesse solo 38 anni e che i figli avessero rispettivamente 5 e 12 anni.

La nuova quantificazione del danno – Quindi in applicazione delle tabelle del 2007 del Tribunale di Roma che, certamente rappresentavano un valido punto di riferimento, ai figli minori conviventi con la madre al tempo del decesso doveva essere riconosciuta la maggiore somma di 216mila euro ciascuno. La Cassazione ha accolto la diversa quantificazione richiesta in appello perché se è vero che il danno da perdita di congiunto fa parte del danno non patrimoniale questo non autorizza il giudice di merito a non risarcire in modo congruo le parti rimaste lese. Accolto, quindi, il ricorso principale proposto dal figlio maggiorenne nonché quello incidentale proposto dal padre del ricorrente in quanto esercente la patria potestà sulla figlia ancora minorenne.

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